Scopri sei percorsi escursionistici vicino Bologna: dai Bregoli all'Orrido di Gea, dalla Croce del Cigno alle Grotte di Labante con info su dislivelli e tempi.
Esiste una dimensione di Bologna che sfugge a chi si limita a percorrere i vicoli del centro storico o a frequentare i locali lungo il fiume. Si tratta di una realtà che inizia proprio dove termina il tessuto urbano, dove le indicazioni del Club Alpino Italiano prendono il posto della segnaletica stradale e dove il frastuono cittadino cede il passo al mormorio dell’acqua, al fruscio del vento tra le fronde e al ritmo dei passi sulla terra.
L’Appennino Tosco-Emiliano si trova a breve distanza — rappresenta quasi un prolungamento organico della città, raggiungibile in meno di sessanta minuti d’auto — eppure numerosi abitanti lo conoscono solamente in teoria. Un vero spreco, considerando che questi tracciati offrono scenari straordinari: forre rocciose, vette panoramiche, cavità sotterranee studiate dagli esperti, canyon che ricordano ambientazioni fiabesche. Questa guida presenta cinque itinerari differenti per impegno e caratteristiche, tutti in grado di regalare esperienze che il territorio pianeggiante non può offrire.
Indice
Il tracciato dei Bregoli
Se esiste un percorso che rappresenta l’anima di Bologna, è proprio questo. I Bregoli — chiamati anche Brigoli o Breguàl secondo le varianti dialettali — uniscono Casalecchio di Reno al Santuario di San Luca attraverso la Via de’ Bregoli, un itinerario che rappresenta molto più di un semplice collegamento tra due località: è un luogo intriso di memoria storica, religiosità popolare e paesaggio ibrido tra natura e urbanità, praticamente unico nel panorama nazionale.
Il tracciato CAI 112/A ha inizio presso la chiesa di San Martino, situata all’ingresso del Parco Talon (conosciuto anche come Parco della Chiusa) a Casalecchio, e termina in prossimità del Santuario sul Monte della Guardia, sviluppandosi per circa 1,7 chilometri in direzione di Via di Monte Albano. Non si tratta di un cammino privo di salite: le pendenze risultano piuttosto impegnative e il dislivello totale dell’escursione, che si estende per circa 4 chilometri complessivi, tocca i 195 metri. Il tempo necessario per completarlo oscilla tra novanta e centoventi minuti, variabile in base al ritmo e alle pause.
Durante il cammino si incontra una Via Crucis che collega i due edifici sacri in un connubio tra paesaggio e dimensione spirituale. Il “balzo della Pizzacherra” — denominazione che deriva dal rio che accompagna il sentiero — costituisce uno dei punti più evocativi, insieme ai panorami che si schiudono su Casalecchio e sulla valle circostante. Nei boschi che costeggiano il percorso convivono specie vegetali e animali in continua evoluzione, e chi possiede attenzione e pazienza può imbattersi in presenze inattese. Meno suggestivo ma storicamente rilevante è il rifugio antiaereo della Seconda Guerra Mondiale, testimonianza di come anche questi boschi abbiano attraversato periodi drammatici. Dal 2011 si aggiunge un ulteriore punto di osservazione, il #pietrabregoli, che si affaccia verso il Contrafforte Pliocenico.
Gli abitanti di Bologna nutrono un legame profondo con i Bregoli, come dimostrano ogni anno durante il Lunedì dell’Angelo, quando la consuetudine prevede l’escursione da Casalecchio verso San Luca — o il percorso inverso — per poi ridiscendere lungo i celebri portici. Si tratta di uno di quei rituali collettivi che attraversano il tempo e che rivelano il rapporto autentico tra una città e i suoi spazi verdi.
Canyon di Gea
Il Canyon di Gea rappresenta una meta escursionistica naturalistica nell’Appennino tosco-emiliano, nelle vicinanze della frazione di Villa d’Aiano (Castel d’Aiano, Bologna), immersa in foreste di castagno e carpino e caratterizzata da una gola naturale modellata dall’erosione idrica, antichi mulini dismessi e conformazioni rocciose suggestive.
L’itinerario classico ha inizio da Villa d’Aiano seguendo tracciati segnalati (ad esempio CAI 400/3 e CAI 456), con sezioni che costeggiano il Rio Gea / Poiarolo, attraversamenti d’acqua e piccole cascate. Camminando per circa 1–3 ore (in base alla variante scelta) si raggiunge il canyon vero e proprio, dove l’ambiente appare incontaminato e scarsamente antropizzato. Per gli escursionisti più preparati è possibile completare un percorso ad anello più esteso con dislivelli maggiori.
Il sito non dispone di strutture turistiche organizzate, quindi risulta fondamentale un abbigliamento tecnico (calzature da trekking, acqua e equipaggiamento idoneo), e talvolta i tracciati possono risultare poco marcati o scivolosi dopo precipitazioni.
Vetta del Cigno
Da Lustrola, piccolo borgo sull’Appennino bolognese, ha inizio uno degli itinerari più ricchi e diversificati della zona, che conduce alla Croce del Cigno, uno dei belvedere più spettacolari dell’intero crinale. Il nome potrebbe ingannare: “Cigno” non ha alcun legame con il volatile, ma deriva probabilmente da “Cinghio”, vocabolo che indica la sporgenza pianeggiante di una roccia. Ed è proprio su una simile terrazza rocciosa, esposta a sud, a 1179 metri di altitudine, che si ergono la croce lignea alta circa sette metri e un panorama che abbraccia dalla Valle del Reno fino al Monte Gennaio, ai piedi del Corno alle Scale.
L’itinerario parte dalla piazzetta Mauro Lenzi, di fronte alla chiesa di San Lorenzo (750 m), sale verso il camposanto e imbocca il sentiero CAI 103a, che attraversa tralicci e una piccola pineta prima di salire con rampe più decise verso il “bivio di Ladra” a 900 metri, dove si innesta sul sentiero CAI 103. Da questo punto il tracciato aggira il Sasso della Corona sul versante settentrionale e sale fino a un’abetaia in prossimità della vetta, dove si trova il Malpasso Alto (1050 m). Seguendo le indicazioni attraverso castagneti e boschi si raggiunge la Croce del Cigno, superando un facile gradino roccioso che aggiunge un tocco di avventura.
Il rientro avviene su strada forestale, con un percorso ondulato che circunaviga la sommità del Monte di Granaglione e consente di trovare, tra l’altro, la Fonte del Conizzo (1150 m) e la Fonte della Docciòla (1115 m): due sorgenti d’acqua purissima, ideali per una sosta. Una serie di tornanti riconduce quindi verso Lustrola, passando per la Chiesina di San Rocco e la “Verginina” della Serra di sopra, per concludere il giro con una leggera discesa fino al punto di partenza. Complessivamente si percorrono circa 8 km con un dislivello di 470 metri, per un tempo stimato di circa 3 ore e 40 minuti: difficoltà media, principalmente per la lunghezza.
Itinerario delle Favole
Sempre nell’area di Castel d’Aiano, ma con un carattere completamente diverso, il Percorso delle Favole è l’itinerario ideale per chi cerca qualcosa di più selvaggio — e per chi desidera portare i bambini senza farli annoiare. Il punto di partenza si trova alla Croce di Castel d’Aiano: imboccando la strada per Villa d’Aiano e dopo circa 300 metri, sulla sinistra, si trova l’indicazione del sentiero 194. Si sale fino a un pianoro, poi si segue il 194/A fino all’indicazione 194/B, che conduce nel letto di un torrente.
È qui che inizia davvero l’escursione. In primavera il letto del torrente è una distesa rigogliosa di felci e orchidee selvatiche. Oltre il torrente si apre una gola con enormi fratture nella roccia, con evidenti fenomeni di erosione e con una fauna sorprendente: piccoli mammiferi, uccelli, e il falco, che nidifica in zona. Un tratto di sentiero protetto da corde su pali conduce alla “Tana dell’Uomo Selvatico”, una cavità naturale di origine tettonica esplorata dal Gruppo Speleologico Bolognese. La grotta è stata percorsa per 54 metri di profondità fino a un pozzo verticale di oltre dieci metri, ancora inesplorato. All’interno vivono pipistrelli e insetti cavernicoli come grilli ciechi e completamente bianchi. Non è esplorabile senza guide speleologiche, ma i primi 8-10 metri della prima stanza sono accessibili a tutti.
Seguendo le indicazioni si sale poi al Picco del Falco, da cui si apre un panorama sulle valli di Villa e sul fiume Panaro. Il sentiero 456 permette infine di uscire dai boschi e rientrare nel centro di Castel d’Aiano passando vicino alla scuola e al centro sportivo. Il percorso è accompagnato da una serie di leggende legate ai luoghi — scaricabili dal sito del comune — che lo rendono particolarmente adatto anche ai più giovani, come preparazione all’escursione o come racconto durante il cammino.
Sentiero Natura “L’Africa e i Vecchi Coltivi”
Il Sentiero Natura “L’Africa e i Vecchi Coltivi” è un percorso escursionistico ad anello di 1,5 km nel Parco Regionale dell’Abbazia di Monteveglio (tra Valsamoggia e Monteveglio, Provincia di Bologna), progettato per esplorare i diversi ambienti collinari, i boschi, i calanchi e le aree agricole storiche della zona. Il tracciato parte vicino al Cimitero di Monteveglio Alto e si sviluppa in circa 1-2 ore di cammino, con difficoltà classificata come E – escursionistica, adatto anche a camminatori non troppo esperti purché attrezzati per sentieri naturali e tratti fangosi dopo pioggia. Durante il percorso si attraversano boschi collinari con ricca flora (incluso sottobosco con orchidee e specie erbacee), si scende verso l’area dei “vecchi coltivi”, testimoni dell’antico uso agricolo del paesaggio, e si torna al punto di partenza in un anello vario dal punto di vista naturalistico e storico.
Percorso delle Tane
Il Sentiero delle Tane è un itinerario escursionistico ad anello nell’Appennino bolognese, nei pressi delle Grotte di Labante, nel territorio di Castel d’Aiano. Il percorso si sviluppa per circa 8 km (variabile in base alla traccia scelta), con un dislivello di circa 350–370 metri e un tempo medio di percorrenza di 2,5–3 ore. Il tracciato alterna boschi, radure e affacci panoramici, toccando la suggestiva formazione calcarea delle grotte, tra le più particolari dell’Emilia-Romagna. Difficoltà E (escursionistica), consigliate scarpe da trekking e attenzione dopo piogge per tratti scivolosi.