Civita di Bagnoregio: perché il borgo sospeso ha stregato Miyazaki

Civita di Bagnoregio incanta con la sua bellezza sospesa: borgo tufaceo, location cinematografica e ispirazione per il capolavoro di Miyazaki.

Esistono destinazioni che vanno oltre la semplice visita turistica. Civita di Bagnoregio, adagiata su una rupe tufacea nella Tuscia laziale, rappresenta uno di quei luoghi capaci di sospendere il tempo e per me raggiungerla ha significato realizzare un desiderio a lungo coltivato. Conosciuta come “la città che muore“, quando emerge dalle brume della Valle dei Calanchi, rivela invece una vitalità straordinaria nell’immaginazione di chi la contempla.

@RebeccaManzi/GreenMe

Una passerella pedonale di circa 300 metri costituisce l’unica via d’accesso al centro abitato. La si attraversa con calma, sospesi tra cielo e terra, mentre il vento risale dalle formazioni argillose e il silenzio accompagna ogni movimento. Questa sola esperienza, dal nostro punto di vista, ha giustificato l’intero spostamento. Certamente, raggiungerla richiede impegno e una discreta camminata (le aree di sosta, tutte soggette a tariffazione come il ponte stesso, non sono immediate a causa della particolare conformazione territoriale) ma la magnificenza di Civita compensa ampiamente ogni sforzo.

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Una scenografia naturale: da Totò a Sordi

Non stupisce che la settima arte ne sia rimasta affascinata. Nel 1957 Il medico e lo stregone di Mario Monicelli (ambientato nella Tuscia) portò qui un ensemble eccezionale con Marcello Mastroianni, Vittorio De Sica e Alberto Sordi. Successivamente arrivò Totò per le riprese di I due colonnelli, trasformando Civita in un’immaginaria località ellenica fuori dal tempo.

Nel 1970 fu nuovamente Sordi il protagonista di Contestazione generale, diretto da Luigi Zampa. In tempi recenti il borgo è ricomparso in opere come Lazzaro Felice di Alice Rohrwacher, che ne ha catturato l’essenza sospesa e rurale. Ma la connessione più profonda non è nata davanti all’obiettivo. È sbocciata altrove, tra schizzi e disegni.

Miyazaki e l’ispirazione di Laputa

Quando Hayao Miyazaki osservò alcune immagini di Civita, ne rimase incantato e possiamo comprenderlo perfettamente. Quelle abitazioni aggrappate alla pietra, separate dal resto del mondo, sembravano un’isola sospesa nell’aria. Così prese forma l’universo di Laputa – Castello nel cielo, opera iconica dello Studio Ghibli.

Nel lungometraggio, Laputa è una città fluttuante tra le nubi, delicata e maestosa, emblema del rapporto tra essere umano, ambiente e progresso. Miyazaki attinse anche dai paesaggi gallesi e dalla Torre di Babele di Bruegel, ma nell’immaginario comune il collegamento con Civita resta indissolubile. Quando il maestro visitò di persona il borgo nel 1990, scoprì ciò che aveva già percepito: un luogo dove la terra pare fluttuare nel cielo. Nelle giornate nebbiose, Civita appare realmente come un’isola volante. Per numerosi visitatori giapponesi, arrivare qui rappresenta una sorta di pellegrinaggio emotivo, il compimento di un sogno.

Cosa scoprire a Civita di Bagnoregio

Varcare la soglia di Civita significa abbandonare la frenesia quotidiana. Le vie sono anguste, lastricate, avvolte nel silenzio. Le abitazioni medievali presentano scalinate esterne, balconi fioriti, portali antichi che narrano secoli di storia. Non esiste un percorso prestabilito da seguire: il fascino sta nel vagare liberamente. Si accede attraverso Porta Santa Maria, scavata nel tufo, custodita da due leoni in pietra

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Improvvisamente lo spazio si dilata in Piazza San Donato, il nucleo del borgo. La chiesa romanica si impone con la sua facciata essenziale, mentre il campanile vigila dall’alto. Sostare qui, specialmente nel tardo pomeriggio, equivale ad assistere a uno spettacolo luminoso: il tufo muta tonalità, dal dorato al rosa, fino a sfumare nell’ambra.

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Proseguendo si raggiunge il punto panoramico. Ed è in quel momento che il respiro si blocca. Sotto di te si distende la Valle dei Calanchi, un paesaggio quasi extraterrestre composto da creste argillose, solchi profondi, forme plasmate dal vento e dalle precipitazioni. È uno scenario potente, ancestrale. Si comprende perché questo luogo sia vulnerabile, perché venga definito “la città che muore“: l’erosione consuma gradualmente la formazione rocciosa su cui si erge il borgo. Eppure proprio questa fragilità lo rende così intensamente presente.

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Ogni vicolo offre quiete, vedute inaspettate, particolari celati. Civita di Bagnoregio è una di quelle mete che permangono nella memoria. Forse perché è sospesa, forse perché è precaria, forse perché cinema e animazione l’hanno resa immortale nell’immaginazione collettiva. Quando il sole tramonta e la valle si colma di ombre azzurrine, il borgo pare davvero un’isola tra le nuvole e si intuisce perché Miyazaki abbia riconosciuto in questo luogo un simbolo universale.

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