Campania: la grotta navigabile che cela un borgo di 3.500 anni fa

Alla scoperta delle grotte campane navigabili in barca, tra villaggio preistorico e mostra gratuita per il centenario.

Nel cuore della provincia di Salerno, in Campania, si nasconde un luogo unico nel suo genere: l’unica cavità italiana che consente di navigare lungo un fiume sotterraneo. Parliamo delle Grotte di Pertosa-Auletta, incastonate tra i rilievi dei Monti Alburni, dove un percorso suggestivo parte in barca, si snoda tra stalattiti e stalagmiti, e continua a piedi fino a raggiungere sale che si innalzano per decine di metri.

Non solo bellezze naturali: queste grotte conservano anche una preziosa testimonianza storica, ovvero i resti di un insediamento su palafitte risalente all’età del Bronzo, circa 3.500 anni or sono. Si tratta di una scoperta senza eguali nel continente europeo, capace di raccontare come le antiche comunità sfruttassero gli spazi ipogei per la propria vita quotidiana.

A partire dal 4 novembre 2026, ci sarà un’ulteriore ragione per scoprire questo luogo. In concomitanza con il centenario della prima esplorazione speleologica integrale, la Fondazione MIdA allestirà una mostra a ingresso libero, con scatti d’epoca, cartografie e documenti originali che raccontano la storia del sito prima della nascita degli attuali itinerari turistici.

Un’avventura in barca sul corso d’acqua sotterraneo

L’esperienza alle Grotte di Pertosa-Auletta prende avvio su un’imbarcazione che percorre un tratto del fiume Negro, il corso d’acqua che scorre nel sottosuolo della cavità. Le guide conducono le barche attraverso un sistema di corde, dando modo ai visitatori di ammirare pareti rocciose, concrezioni calcaree e gli scenari attraversati dal fiume.

Nel corso della navigazione si giunge anche nei pressi di una cascata sotterranea. Successivamente, il tragitto prosegue a piedi su passerelle e sentieri allestiti appositamente, che permettono di esplorare alcune tra le sale più spettacolari.

Fra queste spiccano la Sala del Trono e la Grande Sala, che tocca ben 24 metri d’altezza. Un’altra curiosità del luogo è il celebre “bacio nella roccia”: il punto esatto in cui stalattite e stalagmite si sono congiunte al termine di un processo durato circa 20.000 anni.

Di recente sono tornate accessibili anche la Sala del Paradiso e la Sala delle Spugne, grazie a un intervento di ammodernamento dell’impianto d’illuminazione che valorizza ulteriormente i dettagli delle formazioni rocciose.

Il complesso sotterraneo si estende complessivamente per circa tre chilometri, anche se solo una porzione è accessibile ai visitatori. All’interno, la temperatura resta costante intorno ai 15°C durante tutto l’arco dell’anno.

Un insediamento di 3.500 anni fa custodito sottoterra

Le Grotte di Pertosa-Auletta rivestono un enorme valore anche sotto il profilo archeologico. All’interno sono stati rinvenuti i resti di un villaggio su palafitte databile al II millennio a.C., in piena età del Bronzo.

È l’unica cavità europea in cui sono emerse tracce di un abitato costruito su strutture lignee sollevate dal suolo. Queste palafitte dimostrano come le popolazioni di allora avessero saputo organizzare gli spazi abitativi anche in un contesto dominato dalla presenza dell’acqua.

Le prime campagne di scavo risalgono alla fine del XIX secolo, quando Giovanni Patroni e Paolo Carucci diedero avvio alle ricerche nei pressi dell’ingresso. Gli scavi condotti successivamente hanno permesso di individuare ulteriori segni della presenza umana, confermando che la grotta sia stata frequentata in periodi storici differenti.

Attualmente, una parte dei resti dell’antico insediamento giace in aree sommerse, non visibile durante la consueta visita turistica.

Per approfondire questo capitolo di storia, è possibile recarsi al Museo Speleo-Archeologico di Pertosa, situato nel centro del borgo, a pochi minuti d’auto dalle grotte. La struttura museale espone reperti archeologici e proposte ricostruttive della vita quotidiana nell’età del Bronzo, avvalendosi anche di plastici a dimensione reale, modelli tridimensionali e dispositivi interattivi.

I ritrovamenti più recenti

Gli studi archeologici condotti nelle Grotte di Pertosa-Auletta proseguono tuttora, offrendo nuovi spunti sulla frequentazione umana della cavità nel corso dei secoli.

Nel novembre 2025, una nuova campagna di scavo ha riportato alla luce ulteriori strutture lignee ascrivibili alla tarda età del Bronzo, insieme a reperti di epoche più recenti. Alcuni elementi testimoniano inoltre l’impiego della grotta come luogo di culto tra il IV secolo a.C. e il I secolo d.C.

Le indagini hanno consentito di studiare nuove tracce delle antiche palificazioni, approfondendo le dinamiche con cui le popolazioni preistoriche occupavano gli ambienti prossimi all’acqua.

Nel 2026 è stata annunciata anche una nuova fase di ricerca in un’area solitamente sommersa, posta a circa 40 metri dall’ingresso della grotta.

Per rendere possibili gli scavi, è previsto lo svuotamento temporaneo di un bacino idrico artificiale, in modo da permettere agli studiosi di raggiungere strutture e depositi normalmente coperti dall’acqua.

Lo scopo finale è ricostruire con maggior precisione l’organizzazione dell’insediamento e le varie fasi di utilizzo della cavità nel corso del tempo.

Un secolo di esplorazioni: la mostra gratuita dal 4 novembre

Ingresso grotte di pertosa auletta nel 1926

La storia contemporanea delle Grotte di Pertosa-Auletta è legata a doppio filo alla spedizione organizzata nel 1926 dalla Commissione Grotte della Società Alpina delle Giulie di Trieste, oggi dedicata a Eugenio Boegan.

Il 27 ottobre di quell’anno, otto speleologi guidati da Mariano Apollonio raggiunsero i Monti Alburni per condurre un’esplorazione sistematica della cavità. Tra i membri della spedizione figurava anche Bruno Boegan, mentre il sostegno organizzativo arrivò dal Touring Club Italiano di Salerno.

I lavori terminarono il 4 novembre 1926, dando vita alla prima ricognizione speleologica completa delle grotte, comprensiva di rilievi topografici e documentazione fotografica degli ambienti interni.

Quelle immagini rivestono oggi un valore inestimabile, poiché mostrano l’aspetto della cavità prima della realizzazione dei percorsi turistici e degli interventi che ne hanno reso possibile la fruizione pubblica.

Componenti prima spedizione del 1926 guidata da Mariano Apollonio al centro

A distanza di cento anni, dal 4 novembre 2026 la Fondazione MIdA propone un’esposizione all’aperto con ingresso gratuito, allestita nel piazzale che precede l’accesso alle grotte.

La mostra presenta fotografie storiche, mappe e documenti originali della spedizione del 1926. I visitatori avranno l’opportunità di osservare l’aspetto degli ambienti sotterranei all’epoca delle prime esplorazioni e di conoscere il contributo degli speleologi che ne favorirono la valorizzazione.

Per tutta la durata dell’esposizione sarà inoltre possibile scaricare gratuitamente, tramite QR code, il volume Le Grotte dell’Angelo a Pertosa. Il sistema sotterraneo e il giacimento archeologico, a cura di Felice Larocca, direttore del Museo Speleo-Archeologico di Pertosa.

Informazioni utili per la visita

Le Grotte di Pertosa-Auletta si trovano nel comune di Pertosa, in provincia di Salerno, all’interno del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, territorio incluso nella rete dei Geoparchi UNESCO.

Le visite si svolgono sempre accompagnati da una guida e propongono itinerari diversificati, che includono sia la navigazione sul fiume Negro sia l’esplorazione a piedi degli ambienti ipogei. I percorsi variano per durata e per sale rese accessibili.

Per pianificare la visita è consigliabile controllare in anticipo orari, disponibilità e modalità di prenotazione sui canali ufficiali della Fondazione MIdA. È bene indossare scarpe chiuse e portare con sé una giacca, anche durante l’estate, poiché la temperatura interna risulta nettamente più bassa rispetto all’esterno.

La visita alle grotte può essere abbinata a due musei gestiti dalla medesima Fondazione: il Museo Speleo-Archeologico, incentrato sulla presenza umana nella cavità, e il Museo del Suolo, che attraverso installazioni interattive racconta le caratteristiche del terreno, la sua origine e l’importanza della sua salvaguardia.

La mostra dedicata al centenario rappresenta dunque un’occasione preziosa per conoscere non solo gli scenari naturali delle Grotte di Pertosa-Auletta, ma anche la loro storia: dalle comunità che le abitavano in epoca preistorica fino agli speleologi che, un secolo fa, ne realizzarono la prima documentazione completa.

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin