Cherosene alle stelle per il conflitto: biglietti aerei aumentano fino al 124%. Supplementi raddoppiati, compagnie alzano le tariffe in tutto il mondo.
In sole sei settimane, il costo del cherosene ha registrato un’impennata del 90%. Si è passati da $2,07 al gallone di gennaio a $3,93 il 10 marzo, secondo l’Argus U.S. Jet Fuel Index. La tendenza al rialzo continua senza sosta, finché permane il blocco dello Stretto di Hormuz, nonostante la riapertura parziale comunicata di recente. Chi dovrà volare nei prossimi mesi si troverà di fronte a tariffe decisamente più salate, nella speranza che il conflitto si concluda rapidamente.
Secondo quanto riportato da Bloomberg, Willie Walsh, direttore generale dell’IATA (International Air Transport Association, l’organizzazione che riunisce le compagnie aeree mondiali), ha previsto rincari fino al 9% sui biglietti. Si tratta di una stima media globale che include anche tratte meno colpite e vettori protetti da contratti di copertura. I dati in tempo reale della IATA Jet Fuel Price Monitor mostrano chiaramente l’entità dello shock: nella settimana immediatamente successiva all’inizio delle ostilità, il costo medio globale del carburante per aviazione è aumentato del 58,4% in appena sette giorni. Per i segmenti di mercato più esposti, gli incrementi sui biglietti sono molto più consistenti.
Indice
Le rilevazioni di Deutsche Bank
Un’indagine realizzata da Deutsche Bank, a firma dell’analista Michael Linenberg, ha esaminato i prezzi dei voli di fine marzo negli Stati Uniti, rilevando rincari compresi tra il 15% e il 124% rispetto alle tariffe precedenti all’inizio del conflitto. Durante la prima settimana di guerra, le tariffe per i collegamenti transcontinentali con acquisto anticipato sono più che raddoppiate. I voli verso i Caraibi hanno visto un aumento del 58%, mentre quelli diretti in Florida sono cresciuti del 43%, secondo Axios.com, che cita la medesima analisi.
Gli aumenti delle diverse compagnie
Ronald Lam, amministratore delegato di Cathay Pacific, ha comunicato che nella prima metà di marzo il costo del carburante è raddoppiato rispetto alla media dei due mesi precedenti. La compagnia ha aggiornato ufficialmente i supplementi carburante dal 18 marzo: sulle rotte intercontinentali l’addebito passa da $72,90 a $149,20 per tratta. AirAsia e AirIndia hanno annunciato incrementi temporanei delle tariffe e dei supplementi carburante.
Air New Zealand ha sospeso le proprie previsioni economiche per il 2026, evidenziando che il costo del carburante è passato da una fascia tra $85 e $90 al barile prima degli attacchi a valori compresi tra $150 e $200, come riferito da Al Jazeera. Il vettore neozelandese ha introdotto aumenti differenziati: 10 dollari neozelandesi a tratta sui voli domestici, 20 su quelli internazionali a corto raggio e 90 sulle rotte intercontinentali. Hong Kong Airlines ha incrementato i supplementi carburante fino al 35,2%, con gli aumenti più significativi sulle rotte verso Maldive, Bangladesh e Nepal.
Thai Airways prevede rincari tra il 10% e il 15%. Il CFO Cherdchom Therdthirasak, durante un incontro con gli investitori, ha invitato i passeggeri ad acquistare i biglietti prima di ulteriori aumenti, secondo quanto riportato da Fortune. Incrementi anche per AirAsia e Air India.
La dinamica del problema: supplemento o tariffa integrata?
I vettori europei e asiatici applicano generalmente supplementi carburante separati, una voce chiaramente visibile nel dettaglio del biglietto. Le principali compagnie americane — United, Delta, Southwest, American — integrano invece i costi del carburante nella tariffa base: ogni aumento si riflette direttamente sul prezzo del biglietto, senza una voce distinta, come spiega CNBC.
Il carburante rappresenta circa il 30% dei costi operativi di una compagnia aerea, secondo Deutsche Bank. La chiusura dello Stretto di Hormuz — che normalmente gestisce il 20% dell’offerta petrolifera mondiale — è la causa principale dell’impennata. Il conflitto ha già provocato la cancellazione di quasi 50.000 voli dall’inizio delle operazioni militari del 28 febbraio, secondo la società di analisi aeronautica Cirium, citata da CNN. La riduzione dell’offerta sulle rotte alternative — quelle che evitano lo spazio aereo mediorientale — genera una seconda ondata di pressione sui prezzi, indipendente dal costo del cherosene.
Le previsioni per la stagione estiva
Scott Kirby, amministratore delegato di United Airlines, ha avvertito che ci saranno conseguenze sui risultati del primo trimestre e, qualora la guerra e la chiusura dello Stretto dovessero protrarsi, anche sul secondo, come riportato da NPR. Gli analisti di UBS hanno osservato che il contesto attuale, con le compagnie che erano partite da previsioni ottimistiche sulla domanda, favorisce il trasferimento degli aumenti sui passeggeri.
Se state pianificando di prenotare un volo per i prossimi mesi, tenete presente i consigli degli esperti citati da CNBC, CBS News e Fortune, tutti concordi su un unico punto: acquistate subito, perché ogni settimana aggiuntiva di conflitto — e di Stretto bloccato — non farà altro che spingere ulteriormente al rialzo i prezzi.