Procedimento AGCM contro Booking per pubblicità ingannevole: strutture premiate non per qualità ma per commissioni versate alla piattaforma
Un momento difficile per Booking.com. Dopo la violazione dei dati di metà aprile – che ha messo a rischio informazioni personali come nomi, indirizzi email e recapiti telefonici di migliaia di clienti – la celebre piattaforma europea per le prenotazioni turistiche si trova ad affrontare un’altra grana: l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha aperto un procedimento per comportamenti commerciali scorretti.
Le contestazioni
Sotto la lente dell’AGCM finiscono i programmi denominati Partner Preferiti e Partner Preferiti Plus, badge distintivi che sulla piattaforma evidenziano determinate strutture ricettive attraverso elementi grafici accattivanti e messaggi promozionali che ne valorizzano l’eccellenza del servizio e la convenienza. La questione sollevata dall’Autorità riguarda proprio i parametri di ammissione, che non garantirebbero affatto quanto pubblicizzato.
Tariffe invece di eccellenza
Il procedimento avanzato ipotizza che l’inclusione delle strutture nei programmi dipenda principalmente dalle percentuali di commissione versate alla piattaforma, piuttosto che da standard qualitativi effettivi. Questo meccanismo potrebbe spingere gli utenti a preferire certe sistemazioni ritenendole superiori – a caratteristiche equivalenti – rispetto ad alternative non certificate, con una conseguenza rilevante: la tendenza a prenotare, mediamente, le opzioni più dispendiose.
L’indagine coinvolge tre società del gruppo: Booking.com B.V., Booking.com International B.V. e Booking.com (Italia) S.r.l. Il 22 aprile gli ispettori dell’AGCM hanno effettuato verifiche presso gli uffici italiani supportati dal Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza.
Fonte: agcm.it