Acqui Terme: acqua termale a 74 gradi sgorga in piazza da secoli

Scopri la Bollente di Acqui Terme: sorgente termale a 74 gradi che sgorga in piazza tra antiche leggende, riti secolari e tradizioni uniche del Piemonte.

Quando si passeggia per le vie del centro di Acqui Terme, ci si imbatte in uno spettacolo insolito. Girando un angolo della piazza principale, appare una fontana dalla quale si leva una nuvola di vapore. Non si tratta di un trucco scenico né di un’opera d’arte moderna: è acqua termale autentica, sulfureo-salso-bromo-iodica, che fuoriesce dal sottosuolo a una temperatura di 74 gradi centigradi. Pochissime città al mondo possono vantare una fonte termale naturale così accessibile, situata proprio nel cuore del centro storico, fruibile liberamente in ogni momento. Il suo nome è la Bollente.

Bollente Acqui terme

@Wikimedia

L’edicola ottocentesca e l’insolita torre

La fonte è racchiusa in un’edicola dalla pianta ottagonale, realizzata in stile eclettico su progetto dell’architetto Giovanni Cerruti e completata nel 1879. L’edificio presenta un aspetto elegante e imponente, tipico delle costruzioni pubbliche dell’epoca. Dal centro della struttura sgorgano 560 litri d’acqua ogni minuto, una portata costante che da generazioni rifornisce gli stabilimenti termali cittadini e continua ad attrarre visitatori da tutta Italia. Nelle immediate vicinanze si erge la Torre Civica dell’Orologio, nota anche come “torre senza fondamenta”. Questa singolare denominazione deriva dal fatto che la torre, costruita nel 1763, non poggia direttamente sul terreno ma sulle abitazioni circostanti, sfruttando le fondamenta di un’antica porta della cinta muraria medievale.

Origini romane e testimonianze archeologiche

Le origini di questo luogo affondano le radici in un passato molto più remoto del XIX secolo. Già in epoca romana, Acqui era rinomata per le sue acque termali, considerate benefiche e utilizzate per scopi terapeutici. Le terme rappresentavano anche importanti centri di vita sociale. Percorrendo via Saracco, la strada che porta alla piazza della Bollente, è possibile ammirare sotto gli antichi portici i resti di un pavimento a mosaico romano, riportato alla luce durante l’Ottocento. Gli scavi archeologici successivi hanno restituito tracce di una piscina romana, una fontana monumentale, vari edifici e persino l’antico ospedale di Sant’Antonio Abate in balneas. Si tratta di un intero quartiere sepolto emerso casualmente, testimonianza dell’importanza che questo angolo di Piemonte rivestiva già duemila anni fa come centro di cura e transito.

Caratteristiche terapeutiche e utilizzi moderni

L’acqua della Bollente non rappresenta soltanto un fenomeno naturale suggestivo. La sua particolare composizione chimica, caratterizzata da elevate concentrazioni di zolfo, bromo e iodio, la rende particolarmente indicata per il trattamento di numerose patologie. Negli stabilimenti termali di Acqui viene impiegata principalmente per curare disturbi dell’apparato respiratorio, ma risulta efficace anche contro reumatismi, artrosi e problemi dermatologici. I fanghi termali, ottenuti mescolando l’acqua della sorgente con argille accuratamente selezionate, arricchiscono l’offerta terapeutica della località. Nel bacino sotterraneo, prima di mescolarsi con le acque di superficie, la temperatura può toccare i 120 gradi: un dato che fa comprendere l’enorme quantità di energia geotermica presente sotto il suolo urbano.

La tradizione degli sgaientò: un rito di iniziazione

Nel corso dei secoli, la Bollente ha assunto anche un ruolo profondamente radicato nel folklore locale. Secondo un’antica tradizione, i neonati di Acqui venivano condotti alla fonte subito dopo la nascita e immersi brevemente nell’acqua bollente. Coloro che superavano questa prova, presumibilmente tutti dato che si trattava di un’immersione rapidissima, acquisivano il titolo di “sgaientò”, termine dialettale che significa scottato. Oggi questa usanza può apparire estrema, quasi incomprensibile, ma testimonia quanto la sorgente fosse al centro della vita e dell’identità della comunità. Un vero e proprio rito di appartenenza legato all’elemento acqueo, come se la città riconoscesse i propri abitanti attraverso la sua risorsa più caratteristica.

Il brentau: mestiere dimenticato del passato

Esiste un’altra figura storica collegata alla Bollente che oggi è quasi completamente scomparsa dalla memoria collettiva: il brentau. Si trattava della persona incaricata di trasportare la brenta, un recipiente in lamiera zincata riempito con l’acqua calda prelevata direttamente dalla sorgente, fino alle abitazioni private. Prima dell’avvento dei sistemi di riscaldamento moderni, questo servizio era essenziale per la vita quotidiana degli acquesi. La brenta era dotata sulla parte superiore di un chiodo denominato “broca”, che fungeva da indicatore del livello dell’acqua trasportata: ogni carico poteva raggiungere i 50 litri, un peso considerevole da portare in spalla. I brentau erano figure ben conosciute in città, spesso identificati attraverso soprannomi caratteristici. Tra i più famosi si ricorda il “Caudren”. Alcuni anziani del posto ricordano ancora l’esistenza di una donna brentau, personaggio talmente iconico da essere immortalato sulle cartoline d’epoca della città.

Il palio di settembre: memoria vivente

Oggi le brente si incontrano principalmente nei mercatini dell’antiquariato o durante una delle manifestazioni più sentite dell’anno: il Palio del Brentau, che si tiene ogni settembre ad Acqui Terme. Si tratta di una competizione autentica, con partecipanti in abiti storici, nella quale i concorrenti si sfidano nel trasporto dell’acqua dalla sorgente. Vince chi riesce a trasportarne la maggiore quantità nel tempo prestabilito. Può sembrare un’impresa semplice, ma con 50 litri sulle spalle la difficoltà diventa evidente. È uno di quegli eventi attraverso i quali una comunità sceglie consapevolmente di preservare la propria memoria storica, impedendo che tradizioni secolari svaniscano con il passare delle generazioni.

Un luogo da scoprire

La Bollente rappresenta dunque molto più di una semplice sorgente termale: è il simbolo di una città che ha edificato la propria identità intorno all’acqua, alla cura del corpo e alla preservazione delle tradizioni. Una fonte che ha attraversato epoche diverse, servendo romani, abitanti medievali, cittadini ottocenteschi e turisti contemporanei, alimentando stabilimenti termali, rifornendo abitazioni, generando leggende e ispirando rituali collettivi. Merita davvero una sosta davanti a quella struttura ottagonale, osservare il vapore che si dissolve nell’aria, magari conversare con qualche residente per comprendere cosa significhi questo luogo per chi ci vive. Successivamente si può percorrere via Saracco, cercare i mosaici romani nascosti sotto i portici e rendersi conto che ad Acqui la storia non è confinata nei musei: è presente nelle strade, sotto i passi dei visitatori, e continua a ribollire incessantemente.

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin