Lettini solari: creano dipendenza come le droghe

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La tintarella fa male alla salute. E non solo del corpo. Secondo uno studio condotto dal Memorial Sloan-Kettering Cancer Center in collaborazione con l'Università di Albany,e diretto da Catherine Mosher e Sharon Danoff-Burg, la tintarella artificiale dà tutti i sintomi della tossicodipendenza. Una vera e propria droga, che rende chi ne fa uso più incline a soffrire di disturbi d'ansia e più vulnerabile all'abuso di alcool e droga.

La ricerca, pubblicata su "Archives of Dermatology", ha analizzato i comportamenti di 421 studeitni di college, sottoponendo loro dei questionari per comprendere in che modo si rapportano all'abbronzatura artificiale. L'attenzione degli studiosi si è poi concentrata sui 229 ragazzi che avevano risposto di farne un uso costante, con una media di 23 volte all'anno.

È emerso che 90 di essi (il 39,3%) sono anche dipendenti da sostanze stupefacenti come alcool o marijuana e 70 (il 30,6%) mostravano palesi segni di ansia o depressione. Ma un altro dato, che spinge a far riflettere, è che il 30-39% si sentiva in colpa quando durante le sedute ma non riusciva a smettere di sottoporsi a trattamenti abbronzanti. Insomma, sono chiari i sintomi dell'astinenza.

Secondo gli scienziati, il problema è legato al desiderio di apparire più belli agli occhi degli altri: "L'abbronzatura artificiale continua a crescere tra i giovani adulti". Tra le causse, vi sarebbero "il desiderio di migliorare il proprio aspetto fisico ed altre motivazioni come il rilassamento, il miglioramento dell'umore e la socializzazione".

Occorre correre ai ripari, spiegano i ricercatori, e concludono: "I risultati suggeriscono che il trattamento di ansia, depressione e disturbi dell'umore può essere un passo necessario per ridurre il rischio di cancro della pelle tra coloro che sono dipendenti dalla lampade abbronzanti. Ulteriori ricerche dovrebbero valutare l'utilità di deferire pazienti con ansia e depressione ai professionisti della salute mentale per la diagnosi e il trattamento".

Francesca Mancuso