Jake Canter vince il bronzo olimpico nello slopestyle dopo aver lottato contro un trauma cranico, meningite e tre operazioni con prognosi infausta a 13 anni.
Un racconto di resilienza straordinaria che commuove: Jake Canter, atleta americano di 22 anni specializzato nello snowboard, ha ottenuto la medaglia di bronzo nello slopestyle durante i Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026, completando un viaggio straordinario iniziato un decennio fa. Quando era ragazzo, un grave trauma gli aveva lasciato solo un 20% di probabilità di rimanere in vita. Adesso, il riconoscimento conquistato a Livigno rappresenta il traguardo di una seconda vita che va oltre la competizione sportiva.
Il trauma che ha segnato la sua esistenza
Correva l’anno 2016, Canter aveva appena 13 anni e si divertiva facendo salti su un trampolino insieme ad alcuni amici. Un impatto aereo gli causò una lesione cranica e un sanguinamento nel cervello. L’anno seguente, nuovi segnali preoccupanti: dolori intensi all’orecchio e perdite di coscienza domestiche spinsero i sanitari a individuare una fuoriuscita di fluido cerebrospinale causata dal precedente trauma, che aveva scatenato una meningite di origine batterica.
Il quadro clinico era gravissimo: gli specialisti optarono per indurre un coma artificiale e informarono la famiglia che il giovane aveva solamente un 20% di chance di farcela. Dopo giorni angoscianti e tre operazioni neurochirurgiche estremamente complesse, inclusa la asportazione del timpano dell’orecchio destro, Canter cominciò a recuperare, dovendo affrontare la perdita parziale dell’udito e un percorso riabilitativo intenso, sia fisico che mentale.
La vittoria sul palcoscenico olimpico
Oggi, a distanza di dieci anni, Canter si ritrova sul podio dei Giochi, alle spalle del cinese Su Yiming, vincitore dell’oro, e del giapponese Taiga Hasegawa, medaglia d’argento. Il giovane sportivo, chiaramente commosso, ha voluto condividere il suo percorso e il significato di questo risultato:
È straordinario trovarsi qui con una medaglia appesa al collo. Spero sinceramente di aver reso fiero quel ragazzino di tredici anni che giaceva in ospedale. Questo bronzo è dedicato a lui e a chi non mi ha mai abbandonato.
Quel riconoscimento non è semplicemente un premio agonistico, ma la prova di una determinazione inarrestabile. Canter ha convertito un dramma personale in energia propulsiva, scoprendo nello snowboard uno strumento di liberazione e un modo per dimostrare che tutto è possibile.
Un modello vivente di tenacia e valori olimpici: da un adolescente a cui i dottori avevano dato scarse probabilità, a un competitor che oggi risplende sulla scena mondiale. La sua vicenda ci insegna che lo sport può rappresentare cura, rivalsa e nuova vita, e che la volontà, combinata con l’abilità, può abbattere anche le barriere che appaiono invalicabili.