Le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 si chiudono: riviviamo insieme i momenti più emozionanti e le storie che hanno fatto la storia dei Giochi.
Con la cerimonia conclusiva, si spengono i riflettori su Milano-Cortina 2026, lasciandoci una consapevolezza profonda: le Olimpiadi invernali rappresentano molto più di podi, primati e classifiche. Sono innanzitutto emozioni autentiche, narrazioni di determinazione, rinunce e affetto, aspirazioni che si concretizzano e gesti capaci di commuovere. Questi Giochi ci hanno dimostrato che, tra ghiaccio e neve come nell’esistenza, non ci sono barriere impossibili da superare quando si è mossi dalla dedizione. Riviviamo quindi le sensazioni più forti che ci hanno accompagnato, ripercorrendo gli istanti più toccanti e memorabili.
Indice
Francesca Lollobrigida: l’abbraccio col piccolo Tommaso
Partiamo da lei: Francesca Lollobrigida. La sua doppia vittoria sui 3000 e 5000 metri nel pattinaggio veloce ci ha portato in vetta al mondo con due magnifici ori. Ma l’attimo più toccante è stato senza alcun dubbio l’abbraccio con il piccolo Tommaso, il bimbo di appena due anni e mezzo che ha corso ad abbracciare subito dopo aver concluso la prova dei 3000. Un gesto naturale e colmo di tenerezza, che ha svelato il lato più umano dietro una campionessa straordinaria.
Non sono tuttavia mancate le critiche sui social, con osservazioni ingiuste rivolte al bambino, ma l’atleta ha replicato con determinazione: “Potete dire tutto su di me, ma non toccate un bambino di due anni e mezzo“. Perché è stato proprio il piccolo Tommaso a dare a Francesca la forza di superare ogni ostacolo e quell’abbraccio tra una madre e suo figlio rimarrà impresso nei nostri cuori.
Il doppio trionfo azzurro nello slittino: sessantatré minuti indimenticabili
Proseguiamo con i nostri colori. A Cortina, in appena 63 minuti, l’Italia ha firmato una pagina leggendaria per il nostro movimento: due medaglie d’oro nello slittino hanno scatenato l’entusiasmo del pubblico locale. Prima la prestazione perfetta di Voetter-Oberhofer nel doppio femminile, poi la rimonta emozionante di Rieder-Kainzwaldner nel maschile, oro dopo 32 anni. Sotto la supervisione di Zöggeler, lo slittino azzurro ha regalato un’ora d’oro che inevitabilmente richiama alla mente l’impresa di Tokyo 2021 con Tamberi e Jacobs.
Maxim Naumov e l’omaggio ai genitori perduti
Il pattinatore Maxim Naumov ha invece trasformato la pista in un omaggio ai genitori tragicamente persi un anno fa in un disastro aereo. Dopo la sua performance nel pattinaggio artistico, ha infatti esibito una fotografia di Evgenia Shishkova e Vadim Naumov, ricordando le ultime parole paterne: “Sii forte, sii resiliente“. Ogni movimento è stato guidato dal loro spirito e dalla passione che gli avevano trasmesso, culminando in un momento emozionante quando, al termine dell’esibizione, si è inginocchiato e ha mormorato: “Guardate cosa abbiamo fatto“. Un gesto d’amore che ha toccato gli spettatori e reso la sua esibizione una delle più commoventi delle Olimpiadi, mostrando come lo sport possa diventare anche un modo per celebrare chi non è più con noi.
La medaglia d’oro dedicata al compagno che non c’è più
La rappresentativa maschile statunitense di hockey sul ghiaccio ha conquistato la medaglia d’oro. Ma a Milano Cortina non si versano solo lacrime di gioia: il 29 agosto 2024, Johnny Gaudreau, uno degli atleti più talentuosi della National Hockey League per questo soprannominato “Johnny Hockey” è deceduto insieme al fratello minore Matthew Gaudreau in un incidente stradale.
Così i suoi compagni Zach Werenski, Matthew Tkachuk e Connor Hellebuyck gli hanno reso tributo mostrando la sua divisa dopo la conquista dell’oro olimpico.
Oro e argento azzurro nello ski cross: il casco speciale di Federico Tomasoni in memoria di Matilde Lorenzi
Anche in questo caso le lacrime non sono esclusivamente di gioia: l’incredibile doppietta italiana oro e argento nello ski cross (Simone Deromedis e Federico Tomasoni) riporta infatti a tutti una ferita ancora aperta dello sci del nostro Paese. A ottobre 2024 Matilde Lorenzi, giovane talento di questa disciplina, cade durante un allenamento sul ghiacciaio della Val Senales, in Alto Adige. E purtroppo, dopo ore di apprensione, la giovane di appena 19 anni perde la vita.
Federico Tomasoni, che poi conquista la medaglia d’argento, gareggia con un sole disegnato sul casco, in memoria della giovane, che era la sua fidanzata.
Sarai per sempre il mio sole
Vladyslav Heraskevych, lo skeletonista ucraino squalificato: voleva ricordare sul casco i connazionali caduti in guerra
Lo skeletonista ucraino Vladyslav Heraskevych, dopo giorni di discussioni, è stato escluso dalle competizioni di Milano-Cortina 2026 a causa del suo casco commemorativo, che raffigurava i volti di oltre 20 atleti e allenatori ucraini uccisi durante il conflitto con la Russia.
L’atleta aveva rifiutato di sostituirlo con uno conforme alle normative del CIO (Comitato Olimpico Internazionale), ribadendo che “è il prezzo della nostra dignità“. La decisione è stata presa dalla giuria della Federazione Internazionale di Bob e Skeleton (IBSF) ignorando le circostanze.
Richardson Viano: il primo fondista di Haiti
Richardson Viano, nato a Port-au-Prince e adottato da una famiglia torinese, ha realizzato il sogno nato da una cartolina con la neve in orfanotrofio diventando il primo atleta haitiano ai Giochi invernali. La sua giacca e il libro Ad Haiti sognavo la neve raccontano il percorso dalla fame e dall’orfanotrofio alla velocità sulle piste alpine.
E quando si è cimentato nel gigante, tra una manche e l’altra, ha dato vita ad un tenero siparietto con la zia che in diretta tv ha mostrato tutta la sua dolcezza chiedendogli, in italiano: “Rici, hai mangiato?“, come se fosse ancora il bambino di un tempo. Viano, che si allena da anni in Francia e partecipa con Haiti per mantenere vivi i suoi legami, ha regalato emozioni e speranza a chi sogna l’impossibile.
L’inchino a Federica Brignone dopo il doppio oro
Torniamo a noi con Federica Brignone. Che dire della nostra Tigre? Ha conquistato due ori in tre giorni, nel Super-G e nello slalom gigante ad appena dieci mesi dal grave infortunio alla gamba sinistra che per tutti avrebbe significato l’addio alle Olimpiadi. E per comprendere la grandezza dell’impresa compiuta, basti pensare che le seconde classificate a parimerito, Sara Hector e Thea Louise Stjernesund, si sono inchinate davanti a lei. Uno splendido esempio di cosa significhi il vero spirito olimpico.
Lucas Pinheiro Braathen: la prima medaglia d’oro brasiliana alle Olimpiadi invernali
Anche Lucas Pinheiro Braathen ha scritto la storia vincendo lo slalom gigante a Bormio, davanti a Marco Odermatt e Loic Meillard. E qui vale lo stesso discorso di “Rici” perché è diventato il primo atleta brasiliano a vincere una medaglia d’oro alle Olimpiadi invernali, seppur la mamma sia norvegese. Emozionato sotto la nevicata, Lucas ha cantato l’inno brasiliano e mandato un messaggio di speranza al suo Paese, ricordando che “la differenza è un superpotere“. Il momento più bello è arrivato con la telefonata del campionissimo Alberto Tomba, che lo ha incoronato live: “Bravo, congratulazioni. Una medaglia d’oro per il Brasile, ci stai credendo?“, facendolo scoppiare in lacrime.
Ilia Malinin: il volto umano dello sport
Ma non ci sono solo vittorie, anche le sconfitte possono essere ricordate per il messaggio che lasciano. Lo dimostra il percorso del “Dio dei quadrupli” nel pattinaggio artistico Ilia Malinin che ha vissuto il peso invisibile della pressione olimpica. Le cadute e l’ottava posizione finale hanno rivelato le fragilità di un ragazzo di soli 21 anni.
Perché dietro il suo talento c’era semplicemente un giovane schiacciato dalle aspettative, con un padre allenatore distante e critico che invece di consolarlo si metteva le mani nei capelli. Non che Ilia non avesse lasciato intendere il suo stato d’animo con messaggi di malessere poi rimossi dai social: “Niente fa più male che cercare di fare del tuo meglio e non essere comunque abbastanza“. La sua storia ci ricorda che i grandi campioni sono prima di tutto esseri umani con difficoltà, emozioni e sogni che meritano cura e comprensione, non solo di fronte alle medaglie.
Elana Meyers Taylor: l’oro nel monobob raccontato nella lingua dei segni
Ma torniamo ad una mamma. A 41 anni, Elana Meyers Taylor ha conquistato l’oro nel monobob femminile. Subito dopo il traguardo, si è inginocchiata davanti ai figli Nico e Noah, entrambi sordi, comunicando la vittoria con la lingua dei segni. Una dimostrazione di amore e dedizione che ha commosso il mondo, trasformando il trionfo in un simbolo universale di coraggio di un’atleta che non si è preclusa la maternità ma ha lottato con determinazione per tornare ad essere competitiva in un mondo che non accetta pause.
MY BOBSLEIGH LADIES SLEIGHED AND TAKE HOME GOLD AND BRONZE,!!! 🥇🥉
Letz GOOOOOOO Elana Taylor Meyers @eamslider24 and Kaillie Humphries,!!
Elana,,, the most decorated black winter Olympian of All time finally takes her gold,!! pic.twitter.com/CifgnKHGU8
— FLAVOR FLAV (@FlavorFlav) February 16, 2026
Nazgul: il cane lupo cecoslovacco che ha tagliato il traguardo
Non solo atleti. A far sorridere ed emozionare a Milano-Cortina 2026 ci ha pensato anche un cane lupo cecoslovacco. Durante la team sprint femminile, infatti, il quattro zampe – che poi si è scoperto chiamarsi Nazgul – ha invaso la pista a Tesero, tagliando il traguardo tra le atlete e conquistando il cuore del pubblico. E il suo fotofinish è diventato virale, entrando di diritto tra le cartoline più amate dei Giochi.
Jake Canter: il bronzo dopo essere scampato alla morte
Infine chiudiamo questo articolo dimostrando che non sono solo le medaglie d’oro quelle che contano. Jake Canter, snowboarder statunitense, ha infatti conquistato il bronzo nello slopestyle a Livigno. Un bronzo che vale come decine e decine di ori. A 13 anni, un grave incidente lo aveva lasciato con solo il 20% di possibilità di sopravvivenza con frattura al cranio, emorragia cerebrale e una meningite batterica. Dopo tre interventi chirurgici e una lunga riabilitazione, è tornato più forte di prima. E ora, a 22 anni, ha vinto un bronzo che è molto più che una medaglia: è il simbolo della sua rinascita, della determinazione e del coraggio di chi trasforma la tragedia in forza.