Olimpiadi Milano-Cortina 2026: le straordinarie uniformi di Haiti e Mongolia

Scopri le spettacolari divise di Haiti e Mongolia a Milano-Cortina 2026: arte, tradizione e identità culturale sul palcoscenico olimpico.

Ai Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026 gli abiti indossati dalle delegazioni rappresentano ben più che semplici capi tecnici. Sin dalla cerimonia di apertura, le uniformi si trasformano in un potente mezzo comunicativo, in grado di esprimere l’identità delle nazioni, le loro tradizioni e il patrimonio culturale di fronte a un pubblico mondiale. In un evento che fonde competizione sportiva, risonanza mediatica e il prestigio di Milano come cuore della moda internazionale, ogni elemento dell’abbigliamento è studiato per catturare l’attenzione, diffondersi viralmente e lasciare un’impressione duratura.

Mongolia: il ritorno del deel in versione moderna

Tra le proposte che hanno riscosso maggiore successo spicca quella della squadra mongola (già protagonista con le sue spettacolari divise alle Olimpiadi estive di Parigi), divenuta fenomeno virale ancor prima dell’avvio delle competizioni. Le uniformi ufficiali sono state create dal marchio di alta gamma Goyol Cashmere, che ha riletto il deel, il tradizionale indumento dei nomadi, con un linguaggio estetico attuale. Tagli avvolgenti, colli rialzati, chiusure sovrapposte e decorazioni dorate si sposano con materiali pregiati come il cashmere mongolo, celebre per la sua morbidezza e capacità isolante contro il gelo intenso.

Il concept si rifà agli abiti indossati durante il Grande Impero Mongolo tra il XIII e il XV secolo, un richiamo storico significativo che ha conquistato anche il consenso del pubblico locale. Lo slogan che accompagna la collezione, “What we carried through the winter, we carry to the world” (“Ciò che ci ha accompagnato nell’inverno, lo portiamo al mondo“), racchiude il senso dell’iniziativa: ciò che ha consentito a una popolazione di resistere ai rigori climatici più estremi diventa oggi un emblema da presentare a livello globale.

Haiti: due atleti con un’impronta visiva straordinaria

Se la Mongolia impressiona per maestosità e radicamento nella tradizione, Haiti si distingue per potenza simbolica. La rappresentanza è formata da appena due atleti, Richi Viano e Stevenson Savart, ma le loro uniformi hanno catalizzato l’interesse internazionale. Ideate dalla stilista italo-haitiana Stella Jean e prodotte in Italia, le divise sono decorate a mano e traggono ispirazione dall’arte visionaria di Édouard Duval-Carrié.

Inizialmente, i capi ritraevano Toussaint Louverture, eroe della rivoluzione haitiana. Per conformarsi alle normative del CIO sui simboli politici, l’immagine è stata modificata: al posto del personaggio storico compare una lussureggiante foresta tropicale, mentre rimane ben visibile il cavallo rosso, con la scritta “Haiti” che si staglia contro il cielo. Il look femminile è completato da orecchini dorati circolari e dal tignon, copricapo tradizionale ricco di valenza storica. D’altronde, in un’era dominata dalle immagini e dalla condivisione digitale, anche un’uniforme può trasformarsi in un potente gesto identitario capace di diventare virale.

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