Gas letali dal mosto: due morti in un garage nel Palermitano

Tragedia nel Palermitano: due vittime per esalazioni da mosto in fermentazione. Scopri perché questo processo può risultare mortale.

Una tragedia ha colpito Partinico, comune in provincia di Palermo, dove una madre e suo figlio sono stati rinvenuti privi di vita all’interno di un garage. Le indagini degli inquirenti puntano verso delle esalazioni tossiche come causa del decesso.

Secondo le prime informazioni raccolte, sarebbe stato il ragazzo di 21 anni a scendere per primo nel locale. La madre, 37 anni, preoccupata dal mancato ritorno del figlio, si sarebbe diretta verso il garage per cercarlo, rimanendo a sua volta vittima delle esalazioni durante il tentativo di soccorso. L’ipotesi ritenuta più probabile dagli investigatori riguarda un’intossicazione causata dal mosto in fase di fermentazione custodito in cisterne poste sotto l’abitazione.

Sul luogo dell’accaduto sono intervenuti mezzi di soccorso, Vigili del Fuoco e forze dell’ordine, impegnati nei rilievi necessari a ricostruire la dinamica di questo drammatico episodio che ha profondamente colpito la comunità locale.

Situazioni di questo tipo si verificano con una frequenza superiore a quanto si potrebbe pensare. Solo pochi giorni fa, sabato scorso, un intero nucleo familiare composto da padre, madre e figlia è stato salvato dopo aver manifestato malori riconducibili alle esalazioni generate dalla fermentazione del mosto d’uva all’interno di una cantina situata a Cinquefrondi, in provincia di Reggio Calabria.

I tre familiari si trovavano nel locale quando hanno cominciato a mostrare sintomi tipici dell’inalazione di gas nocivi. I pompieri, dopo aver indossato autorespiratori protettivi, sono entrati nella cantina per prestare i primi soccorsi utilizzando le proprie strumentazioni, integrando poi l’intervento con ossigeno fornito tramite bombola dal personale medico del Suem 118.

Le ragioni della pericolosità del mosto

Il rischio in questi episodi deriva dal processo di fermentazione del mosto, la trasformazione naturale attraverso cui i lieviti convertono gli zuccheri dell’uva in alcol. Questa reazione chimica genera anidride carbonica (CO₂), un gas privo di colore e odore che tende ad accumularsi velocemente specialmente in spazi chiusi e con scarsa ventilazione, come tipicamente sono le cantine.

Sebbene la CO₂ non sia di per sé un composto tossico, essa sottrae ossigeno all’aria circostante e, quando respirata in quantità elevate, può causare problemi respiratori, svenimenti e, nelle situazioni più critiche, portare al soffocamento. È per questa ragione che gli ambienti dedicati alla vinificazione durante il periodo della vendemmia possono trasformarsi in zone potenzialmente pericolose, richiedendo massima cautela soprattutto quando si accede a spazi dove è in corso la fermentazione.

Precauzioni utili contro le esalazioni pericolose

Per prevenire incidenti legati alla fermentazione del mosto, è essenziale evitare di accedere a cantine o ambienti chiusi dove il processo è attivo senza aver prima verificato le condizioni di sicurezza dell’ambiente. Risulta fondamentale assicurare un’adeguata circolazione d’aria nei locali, non lavorare in solitudine e prestare attenzione a sintomi come cefalea, vertigini, nausea, stato confusionale o affanno respiratorio, che potrebbero indicare la presenza di concentrazioni elevate di anidride carbonica. Nelle strutture dove la vinificazione rappresenta un’attività consueta, è consigliabile dotarsi di dispositivi per il rilevamento dei gas nell’aria e adottare protocolli di sicurezza adeguati. Qualora una persona manifesti malessere all’interno di una cantina durante la fermentazione, non bisogna precipitarsi a soccorrerla senza le opportune protezioni, poiché si correrebbe il rischio di essere intossicati a propria volta. La procedura corretta prevede di allontanarsi immediatamente verso l’esterno all’aria aperta e contattare tempestivamente i soccorsi.

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