Squadra femminile iraniana resta muta durante l'inno alla Coppa d'Asia: un atto di protesta coraggioso contro il regime in un momento di forte tensione.
Un silenzio eloquente ha caratterizzato l’ingresso in campo della squadra di calcio femminile dell’Iran durante l’incontro d’apertura della Coppa d’Asia disputata in territorio australiano contro la Corea del Sud, conclusasi con una sconfitta per 3-0. Le atlete, sotto la guida della tecnica Marziyeh Jafari, hanno mantenuto il silenzio durante l’esecuzione dell’inno nazionale, con gli occhi fissi in avanti. Questa scelta rappresenta un segnale inequivocabile: le calciatrici hanno voluto prendere le distanze dal sistema governativo pur rimanendo in gara, senza rilasciare dichiarazioni esplicite sul conflitto mediorientale o sul recente decesso dell’ayatollah Ali Khamenei. Si tratta di un gesto di ribellione significativo, una manifestazione tanto politica quanto individuale particolarmente rilevante considerando il contesto autoritario iraniano dove ogni movimento viene scrutinato, motivo per cui ha subito catturato l’interesse della stampa mondiale.
The Iranian women’s national football team refused to sing the anthem of the Islamic Regime. Tonight. At the opening match of the Asian Cup. In front of the entire world.
So, to all liberal Western women:
Watch and learn.
THIS is what real feminism looks like. pic.twitter.com/SriXGbipsY— Samantha Smith (@SamanthaTaghoy) March 3, 2026
Solidarietà dalle avversarie australiane
Le giocatrici della nazionale australiana hanno manifestato vicinanza alle colleghe iraniane: la centrocampista Amy Sayer ha affermato:
I nostri pensieri sono rivolti a loro e ai loro cari. Stanno affrontando una situazione complicata ed è veramente audace da parte loro trovarsi qui e competere. Il miglior modo in cui possiamo sostenerle è offrire loro una partita di calcio di alto livello e dimostrare rispetto in campo.
La decisione di restare in silenzio durante l’inno riporta alla memoria quanto successo con la squadra maschile durante i Mondiali del 2022, quando i calciatori furono obbligati a cantarlo contro la loro volontà. In questa occasione, però, le atlete hanno preservato la propria scelta senza piegarsi alle pressioni, dimostrando un’integrità civile rara nel panorama sportivo globale.
La sparizione dell’ex portiere dopo critiche al governo
Il mutismo della formazione femminile, come è noto, si colloca in un contesto di notevole instabilità politica in Iran. Basti considerare che recentemente l’ex portiere Rashid Mazaheri è sparito dopo aver diffuso messaggi critici verso il governo e la figura di Khamenei. Un fatto inquietante che evidenzia come manifestare opposizione nel Paese possa comportare ripercussioni gravi e terribili e conferisce alla protesta delle calciatrici un valore ancora maggiore.
L’azione di Jafari e delle sue compagne dimostra come lo sport possa trasformarsi in un efficace mezzo di opposizione non violenta e attenzione mondiale, portando il messaggio di chi vive sotto governi oppressivi direttamente negli stadi. La Coppa d’Asia si è quindi trasformata in una piattaforma di impegno sociale oltre che di sfida atletica: il nostro plauso va alle calciatrici iraniane per il loro straordinario coraggio.