Minori esposti ad armi da caccia: come si normalizza la violenza sugli animali

Fiera della caccia aperta ai minori e dati allarmanti sui giovani che assistono e compiono maltrattamenti animali. I risultati dello studio LAV.

Minori circondati da armamenti venatori come se fosse la cosa più naturale del mondo. È quanto accaduto durante l’EOS–European Outdoor show, manifestazione dedicata alla caccia, al tiro sportivo e al turismo venatorio-gastronomico svoltasi a Parma verso la fine di marzo, dove l’organizzazione ha permesso l’accesso anche ai più giovani.

Un approccio discutibile, secondo molti, per educare le nuove generazioni all’empatia e alla tutela degli animali, considerando che simili eventi contribuiscono inevitabilmente a rendere ordinaria una pratica tutt’altro che ordinaria: la promozione dell’utilizzo delle armi, specialmente nel contesto venatorio.

È risaputo che i più giovani assimilano e interiorizzano ciò che gli adulti presentano come legittimo – sottolineano gli esperti della LAV. Quando un contesto pubblico mostra la caccia come un’attività ordinaria, regolamentata e socialmente approvata, è molto probabile che i ragazzi ne traggano la conclusione che si tratti di qualcosa di positivo o quantomeno accettabile.

Proprio sul rapporto tra giovani e violenza, LAV ha diffuso uno studio che ha coinvolto oltre mille preadolescenti distribuiti in 16 regioni del territorio nazionale, curato da Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell’Osservatorio Zoomafia LAV.

Lo studio condotto dalla LAV

L’inchiesta “Non si torturano le farfalle” ha interessato 1300 alunni delle scuole medie, di età compresa tra 11 e 14 anni, ed è stata realizzata durante l’anno scolastico 2024/25 presso istituti secondari di primo grado in 26 città distribuite su 16 regioni: Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria, Sardegna, Sicilia e Veneto.

Attraverso diverse domande finalizzate a comprendere la relazione che i giovani instaurano con gli animali sin dalla tenera età, è emerso immediatamente un dato significativo: appena il 6% dei partecipanti ha dichiarato di provare timore nei confronti degli animali.

Quasi il 42% del campione ha affermato di aver assistito direttamente a episodi di maltrattamento animale in forme e modalità diverse:

  • il 24,03% ha riferito di aver osservato “azioni non cruente” ai danni di animali, come schiaffi e colpi “educativi”, strattoni ai cani, distruzione di nidi vuoti
  • il 16,69% ha visto “azioni potenzialmente cruente”, come il lancio di sassi contro animali a sangue caldo, abbandoni, detenzioni in condizioni estreme, cani legati con catene corte o animali stipati in gabbie
  • il 12,11% ha assistito ad “azioni cruente”, ovvero uccisioni di rane, rospi, lucertole (talvolta con amputazione della coda), torture ai pesciolini rossi
  • il 14,12% ha osservato “azioni estremamente cruente”, come l’uccisione o la tortura di vertebrati a sangue caldo, uccisioni per scopi alimentari e altre forme di maltrattamento violento
maltrattamento animali

@LAV

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Le testimonianze raccolte

Tra le testimonianze fornite dai partecipanti emergono reazioni, emozioni e riflessioni che ciascuno di loro vive nel rapportarsi con gli animali: “Ho assistito all’uccisione del maiale per ricavarne carne, ho visto picchiare cani e uccidere galline e poi scannare pecore” (ragazzo di undici anni); mentre un tredicenne dichiara: “Nel mio quartiere ci sono ragazzi che organizzano combattimenti tra pit bull e altri cani“. E ancora “Niente, ho schiacciato qualcosa, rane, insetti, lucertole eccetera, non so spiegare, mi piace la sensazione che provoca” (ragazza di tredici anni) e “Ho dato un calcio a un cane fastidioso e scocciante e ho fatto bene e tutti dovrebbero farlo, un bel calcio in faccia a un canaccio” conclude un tredicenne.

Quasi il 30% delle violenze osservate sono state perpetrate da membri della famiglia – commenta Ciro Troiano – L’ambiente familiare, quindi, per questi ragazzi ha costituito lo scenario dei maltrattamenti animali cui hanno assistito e questo può influenzare negativamente il loro sviluppo e generare l’abitudine alla violenza come qualcosa di ordinario.

Il 69,38% del campione afferma di non aver mai maltrattato un animale, mentre l’8,07% ha ammesso di aver maltrattato intenzionalmente un animale, di cui il 12,15% maschi e il 4% femmine e l’11,39% ha confessato di farlo frequentemente. Un elemento rilevante è che il 68,57% di coloro che hanno ammesso di maltrattare animali ha anche assistito a maltrattamenti di animali da parte di altre persone.

maltrattamento animali

@LAV

Le tipologie di maltrattamento perpetrate sono molteplici e colpiscono diverse specie: uccidere insetti, amputare la coda alle lucertole, picchiare cani e gatti, ma anche catturare uccelli e diverse violenze organizzate e sistematiche – prosegue Troiano – Il maltrattamento degli animali da parte dei bambini è un fenomeno articolato, che deriva dall’intreccio di fattori personali, cognitivi ed emotivi, oltre che da meccanismi di apprendimento sociale, come l’imitazione.

Quali sono le cause degli atti di maltrattamento?

La ragione principale che genera atti di maltrattamento verso gli animali da parte di bambini e preadolescenti che emerge dalla ricerca è il divertimento (39,04%), a cui seguono:

  • l’imitazione (15,23%)
  • Per osservare come soffre l’animale” (17,72%)
  • la noia (8,57%)
  • l’emulazione di quanto visto su internet e social (7,61%)

Quali emozioni si provano?

Il 29,52% ha risposto di essersi sentito in colpa e il 19,04% di essere triste. A seguire il 17,14% ha dichiarato di essersi divertito e il 15,23% di aver provato una “sensazione piacevole”. Il 10,47% a volte prova dispiacere ma non sempre, mentre il 4,76% ha risposto che prova serenità in merito a queste azioni e infine il 3,80% non prova rimorso.

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I risultati dello studio evidenziano un rapporto complesso e articolato tra i preadolescenti e il mondo animale. Particolarmente rilevante è il ruolo del maltrattamento di animali assistito, soprattutto quando gli atti di violenza sono perpetrati da familiari – conclude Troiano.

L’unica vera forma di prevenzione? Anche in questo caso, passa dall’educazione. Sviluppare fin dalla prima infanzia sensibilità, empatia e rispetto per ogni forma di vita significa costruire un rapporto più equilibrato con gli animali e contrastare alla radice ogni manifestazione di violenza. I dati mostrano con evidenza quanto sia necessario investire in percorsi formativi e interventi mirati capaci di rafforzare la consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni e promuovere una cultura del rispetto che parta dall’infanzia e accompagni le nuove generazioni nel loro sviluppo.

QUI il rapporto completo.

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