Il bullismo mascherato da gioco: riconoscerlo è il primo passo

Identificare le forme nascoste di bullismo è fondamentale per proteggere i giovani. Scopri dati e iniziative per combattere questo fenomeno diffuso.

Esiste una tipologia di aggressione che raramente produce segni evidenti sul corpo, ma lascia ferite emotive profonde e durature. Si manifesta attraverso commenti sarcastici, derisioni, isolamento sociale presentato come innocuo divertimento. Questa area ambigua viene definita bullismo e rappresenta, specialmente nel mondo giovanile, una realtà complessa da identificare. Di conseguenza, diventa arduo contrastarla efficacemente.

Il 7 febbraio si celebra la Giornata nazionale dedicata alla lotta contro il bullismo e il cyberbullismo. In questa occasione, statistiche, racconti diretti e progetti educativi delineano uno scenario inequivocabile: il problema è esteso, in espansione e ancora largamente nascosto.

Una sofferenza concreta che sfugge alla definizione

Un quesito apparentemente banale — “Cosa rappresenta per te il bullismo?” — ha portato alla luce una realtà inquietante. Numerose azioni che provocano malessere non vengono immediatamente identificate come forme di violenza, né dalle vittime né dagli artefici.

Un’indagine digitale realizzata dalla piattaforma ScuolaZoo, che ha coinvolto più di 6.000 giovani di età compresa tra 12 e 18 anni, rivela che il 92% ha provato almeno in un’occasione disagio a causa di episodi etichettati semplicemente come “burla”. Inoltre, quasi 7 ragazzi su 10 ritengono che chi perpetra atti di bullismo non sia completamente cosciente del male inflitto.

È precisamente questa mancanza di consapevolezza a rendere il fenomeno insidioso: quando la prevaricazione viene banalizzata, scompare dalla percezione collettiva.

Il cyberbullismo cresce

Oltre alle percezioni giovanili, le statistiche confermano la serietà della questione.

I numeri di Telefono Azzurro indicano che nel 2024 più di un milione di studenti nella fascia 15-19 anni ha sperimentato forme di cyberbullismo, mentre il 32% riconosce di aver assunto almeno una volta atteggiamenti da cyberbullo.

Nel nostro Paese, più complessivamente, il 68,5% dei giovani tra 11 e 19 anni ha riferito di aver vissuto situazioni offensive o aggressive nell’arco dell’ultimo anno, e circa un terzo segnala molestie attraverso la rete.

Un problema che oltrepassa i confini nazionali: su scala mondiale, secondo la ricerca Health Behaviour in School-aged Children (HBSC) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, realizzata in 44 nazioni e territori, circa l’11% degli adolescenti ha vissuto episodi di prevaricazione nell’ambiente scolastico, senza sostanziali differenze tra maschi e femmine.

Per quanto concerne il cyberbullismo, il 12% degli adolescenti (1 su 8) ammette di averlo messo in atto, con una prevalenza maggiore nei maschi (14%) rispetto alle femmine (9%). Particolarmente allarmante risulta l’incremento dal 2018: dall’11% al 14% tra i ragazzi e dal 7% al 9% tra le ragazze. Ancora più significativo è il dato sulle vittime: il 15% degli adolescenti, circa 1 su 6, ha patito episodi di cyberbullismo, con percentuali analoghe tra maschi (15%) e femmine (16%), in aumento rispetto al 2018.

Dietro le cifre, tuttavia, persiste un’ampia zona d’ombra. Timore, imbarazzo e scarsa fiducia negli adulti impediscono a molti giovani di cercare sostegno, mantenendo la sofferenza celata.

Il punto di partenza: identificare ciò che provoca danno

Le campagne di sensibilizzazione promosse in questa giornata condividono un messaggio centrale: contrastare bullismo e cyberbullismo significa innanzitutto saperli individuare.

Perché la violenza non perde gravità quando si manifesta attraverso uno schermo, né quando viene definita “divertimento”. Gli effetti sul benessere psicologico dei più giovani sono concreti e possono protrarsi a lungo.

Cosa occorre? Certamente una responsabilità collettiva, tra nuclei familiari, istituti scolastici, enti pubblici e ambiente digitale, capace di creare una rete protettiva intorno a bambini e adolescenti. Solo così il silenzio può evolversi in consapevolezza, e la consapevolezza in trasformazione.

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