Indagine Save the Children: oltre un terzo dei giovani subisce body shaming, il 25% ritiene reale la pornografia e manca educazione sessuale strutturata.
Oltre il 25% dei giovani tra i 14 e i 18 anni ritiene comune essere vittima o testimone di episodi discriminatori legati all’identità sessuale, mentre il 22% segnala forme di discriminazione basate sul genere. Circa il 16% ha vissuto le prime esperienze intime spinto dalla paura di apparire differente rispetto ai coetanei.
Questi numeri provengono dall’indagine “Gli adolescenti e la sessualità” realizzata da Save the Children insieme a IPSOS, che restituisce uno scenario articolato e preoccupante. Più di un terzo dei ragazzi intervistati riferisce di aver subito commenti offensivi sul proprio aspetto fisico. Parallelamente, quasi il 25% ritiene che i contenuti pornografici rispecchino fedelmente la realtà sessuale e il 17% vede nella produzione autonoma di materiale esplicito un possibile guadagno economico. Soltanto il 12% attribuisce alla sessualità digitale lo stesso significato di quella vissuta concretamente.
Circa due terzi dei giovani coinvolti nell’indagine affermano di aver già sperimentato rapporti sessuali. Nella maggioranza delle situazioni prevalgono la voglia di esplorare, la ricerca di vicinanza emotiva e l’interesse personale, ma emerge anche una percentuale significativa che racconta di aver ceduto a sollecitazioni esterne o del proprio compagno. Permangono inoltre elementi critici sul versante della prevenzione sanitaria: l’82% non si è mai sottoposto a screening per l’HIV e appena il 12% ha frequentato un consultorio, spesso frenato da imbarazzo, ostacoli logistici o assenza di servizi nelle vicinanze.

Nella ricerca di risposte, i giovani si affidano prevalentemente alla rete. Portali informativi e articoli digitali rappresentano la principale risorsa sia per comprendere le pratiche intime sia per informarsi sulle malattie trasmissibili, seguiti da testi scritti, confronti tra pari e, per i più maturi, materiale pornografico. I genitori e il nucleo familiare rimangono figure di riferimento significative, ma non bastano a soddisfare la necessità di contenuti precisi, verificati e facilmente consultabili.
Sul versante degli adulti si registra una discreta disponibilità al confronto: tre genitori su quattro dichiarano di sentirsi sereni nell’affrontare tematiche sessuali con i propri ragazzi. Allo stesso tempo, aumentano le inquietudini riguardo a patologie trasmissibili, dinamiche relazionali dannose, abusi, consumo eccessivo di alcol e diffusione non consensuale di immagini intime. Non sorprende quindi che oltre il 90% consideri necessario rendere obbligatori percorsi di educazione sentimentale e sessuale nelle istituzioni scolastiche.
Proprio l’ambiente scolastico rappresenta uno degli aspetti più critici. Meno della metà degli studenti afferma di aver seguito programmi educativi strutturati su questi temi, con evidenti squilibri geografici tra le regioni settentrionali e quelle meridionali. Quando disponibili, si tratta spesso di iniziative limitate nel tempo o occasionali, sebbene la stragrande maggioranza di chi vi ha preso parte ne riconosca l’efficacia.

Il panorama delineato mostra giovani che affrontano la dimensione sessuale con interesse, sentimenti positivi e nuove possibilità espressive, ma anche con vulnerabilità, condizionamenti sociali e carenza di risorse appropriate che troppo frequentemente compromette la qualità dei legami affettivi. Per questa ragione Save the Children sollecita un’educazione sentimentale e sessuale diffusa, trasversale e vincolante, conforme agli standard riconosciuti a livello globale, in grado di trattare argomenti quali il consenso informato, il rispetto reciproco, la tutela della salute, la prevenzione degli abusi e l’utilizzo consapevole delle tecnologie digitali.
Nasce così l’iniziativa #Facciamoloinclasse, che vede protagonisti giovani attivisti e Aurora Ramazzotti nel rivendicare programmi formativi continuativi nelle scuole e maggiore diffusione di conoscenze scientifiche sulla salute intima. Un richiamo che giunge proprio mentre i numeri evidenziano quanto sia indispensabile fornire a ragazze e ragazzi risorse concrete per maturare in modo informato, autonomo e protetto.