Ogni anno, il 1° dicembre, si celebra la Giornata Mondiale contro l’AIDS, un’occasione globale per sensibilizzare sulla prevenzione dell’HIV, fare il punto sulla situazione epidemiologica e promuovere l’accesso a diagnosi e cure. Sebbene negli ultimi decenni siano stati fatti enormi passi avanti nella gestione della malattia, l’HIV continua a rappresentare un problema di salute pubblica. La percezione del rischio è diminuita, mentre contagi e diagnosi tardive rimangono una realtà rilevante anche in Italia.
Secondo gli esperti dell’Istituto superiore di sanità, la sfida oggi non riguarda solo la cura, ma soprattutto la prevenzione, la diagnosi precoce e il contrasto allo stigma. Ecco perché la Giornata Mondiale contro l’AIDS resta indispensabile.
Indice
La situazione dell’HIV oggi: i numeri aggiornati in Italia
L’HIV non è scomparso. Oggi si stima che in Italia vivano circa 130.000 persone sieropositive, molte delle quali in terapia e con una qualità di vita paragonabile a quella della popolazione generale. Tuttavia, ciò che preoccupa gli esperti è il numero costante di nuove diagnosi e, soprattutto, la percentuale elevata di diagnosi tardive.
Proprio come già indicato negli anni passati da figure come Stefano Vella dell’ISS, anche oggi una parte significativa delle persone con HIV – circa il 40% – scopre la propria sieropositività quando il sistema immunitario è già compromesso. Questo rende le terapie meno efficaci e aumenta il rischio di trasmissione inconsapevole.
Le regioni più colpite
Il trend degli ultimi anni conferma una maggiore incidenza nelle regioni del Centro-Nord, come già osservato oltre dieci anni fa. Le aree che riportano più nuove diagnosi annuali sono:
- Lombardia
- Lazio
- Toscana
- Emilia-Romagna
Si tratta delle stesse regioni che, anche nel passato, registravano il maggior numero di contagi. La ragione è multifattoriale: densità di popolazione elevata, maggiore mobilità, più occasioni di incontro e un monitoraggio più accurato.
HIV ieri e oggi: cosa è cambiato davvero
Quando l’AIDS fece la sua comparsa
I primi casi di AIDS in Italia risalgono al 1982. Da allora, come riportato anche nel testo originale, i casi registrati sono stati 62 mila, con oltre 39 mila decessi. Una pagina difficile della storia della salute pubblica che ha profondamente segnato più generazioni.
Negli anni ’80 e ’90 la malattia era associata a gruppi considerati “a rischio”, come omosessuali, tossicodipendenti o persone che ricevevano trasfusioni. Questa narrazione, alimentata anche da paura e stigma, ha reso la prevenzione più difficile e ostacolato la diagnosi precoce.
La realtà attuale: l’HIV non colpisce più “categorie”
Come ricordava anche il dottor Vella oltre dieci anni fa, e come confermano oggi gli epidemiologi, l’HIV colpisce soprattutto eterosessuali, giovani e adulti sessualmente attivi, che spesso non utilizzano protezioni durante rapporti occasionali.
“Oggi colpisce soprattutto eterosessuali, giovani e adulti, che non si curano di prendere precauzioni particolari, specie quando hanno rapporti sessuali occasionali”.
La diminuzione della percezione del rischio, la scarsa informazione e la falsa convinzione che l’AIDS sia un problema del passato contribuiscono ai nuovi contagi. Una dinamica già osservata in passato e ancora attuale. Come ricordava lo stesso Vella:
“Purtroppo tanti credono che la malattia ormai sia scomparsa oppure non rappresenti più un vero problema, ma sbagliano. Errori che poi rischiano di pagare a caro prezzo. C’è stato un abbassamento della guardia nella prevenzione e l’epidemia sta coinvolgendo soprattutto eterosessuali”.
Prevenzione: cosa funziona e perché è ancora indispensabile
La prevenzione dell’HIV oggi è molto più efficace rispetto al passato, ma richiede consapevolezza e continuità. Ecco le strategie riconosciute da tutte le principali istituzioni sanitarie:
Uso del preservativo
Resta il metodo di protezione più semplice ed efficace contro HIV e altre IST. La difficoltà non è nella sua reperibilità, ma nella costanza del suo utilizzo.
Test HIV: rapido, anonimo e gratuito
I test oggi sono veloci, affidabili e disponibili in molti servizi pubblici. Si può fare il test tradizionale, rapido salivare o capillare. La diagnosi precoce permette di iniziare subito le terapie antiretrovirali e impedire la trasmissione del virus.
Terapie antiretrovirali e principio U=U
Le persone che seguono regolarmente la terapia e mantengono la carica virale non rilevabile non trasmettono il virus ai partner sessuali. È uno dei progressi più importanti degli ultimi anni.
PrEP e PEP
La PrEP (profilassi pre-esposizione) e la PEP (profilassi post-esposizione) sono due strumenti fondamentali per ridurre il rischio in situazioni a maggiore esposizione. Sono disponibili anche in Italia e stanno diventando sempre più diffuse.
Iniziative per il 1° dicembre: informazione, prevenzione e test gratuiti
In occasione della Giornata Mondiale contro l’Aids, in tutta Italia vengono organizzati eventi e campagne di informazione.
Tra le iniziative più comuni troviamo:
- screening gratuiti nei centri clinici e nelle piazze;
- apertura straordinaria dei laboratori e dei consultori;
- campagne social di sensibilizzazione;
- incontri informativi nelle scuole e nelle università;
- distribuzione gratuita di preservativi e materiali informativi;
- supporto psicologico e counseling guidato.
L’obiettivo è sempre lo stesso: contrastare l’ignoranza, lo stigma e la falsa percezione di invulnerabilità.
Cosa possiamo fare tutti nella vita quotidiana
Informarsi correttamente
La disinformazione è ancora uno dei principali ostacoli alla prevenzione. Conoscere come si trasmette e come NON si trasmette l’HIV è fondamentale.
Parlare apertamente di sessualità
Affrontare il tema senza tabù permette di prendere decisioni più consapevoli e protegge soprattutto i giovani.
Promuovere il test come gesto di normalità
Fare il test HIV dovrebbe essere considerato un atto di cura verso se stessi e verso gli altri, esattamente come un controllo di routine.
Perché la Giornata Mondiale contro l’AIDS serve ancora
La Giornata Mondiale contro l’AIDS non è una ricorrenza del passato, ma un appuntamento imprescindibile per mantenere alta l’attenzione su un tema che riguarda ancora migliaia di persone. Le terapie oggi possono garantire lunga vita e qualità, ma la prevenzione e la diagnosi precoce restano le armi più potenti.
Continuare a parlarne significa combattere non solo il virus, ma anche lo stigma, la superficialità e la disinformazione. E il 1° dicembre è il momento migliore per ricordarlo a tutti.