Un locale in Brianza dice no ai bambini piccoli: seggioloni eliminati e menu per l'infanzia cancellati. La storia che divide.
Nel comune brianzolo di Lesmo, un locale ha attirato l’attenzione mediatica dopo aver comunicato la sua nuova politica adults only, escludendo di fatto i bambini con meno di 7 anni. Si tratta dell’Hostaria 2.0, che ha preso questa decisione dopo aver ricevuto una valutazione negativa a una stella da parte di una cliente che aveva pranzato nel locale insieme al proprio bimbo di appena 18 mesi.
Sulla scia di questo episodio, la direzione ha deciso di eliminare completamente seggioloni, menu per l’infanzia e ogni angolo pensato per i più piccoli, definendosi con una certa fierezza come il primo ristorante della zona riservato esclusivamente agli adulti. Il locale, dotato di soli 26 posti, punta su un’atmosfera raccolta fatta di illuminazione tenue, sottofondo musicale e una cucina d’autore incentrata su risotti e tagli di carne selezionati. Un’ambientazione che, a detta dei gestori, risulta poco compatibile con le necessità di famiglie con figli piccoli.
La risposta del ristorante alle polemiche
Il video promozionale diffuso sui social del ristorante ha generato migliaia di reazioni, spaccando l’opinione pubblica: da una parte chi appoggia la libertà di godersi una cena senza distrazioni, dall’altra chi parla di vera e propria discriminazione nei confronti delle famiglie. Travolto dalle critiche piovute online, il proprietario ha sentito il bisogno di difendere pubblicamente la propria scelta, spiegando che non si tratta di ostilità verso l’infanzia, ma piuttosto di una strategia commerciale mirata a garantire un’atmosfera serena ai propri clienti.
Casi analoghi già visti in Italia e all’estero
L’episodio di Lesmo non è affatto isolato: si colloca all’interno di una tendenza già consolidata a livello internazionale, ampiamente documentata dalla stampa. Tra le vicende italiane più note spicca quella del ristorante-pizzeria Sirani di Bagnolo Mella, in provincia di Brescia, dove il titolare Neromo Sirani aveva stabilito fin dal 2014 il divieto serale d’accesso per i bambini sotto i 10 anni, con l’obiettivo di preservare il clima del locale. Situazioni simili si sono verificate anche in Trentino-Alto Adige e sulle coste sarde, dove la formula riservata agli adulti si è diffusa dagli hotel di alto livello anche ai ristoranti.
A livello europeo, questa prassi risulta ancora più radicata. Un esempio emblematico è rappresentato dal ristorante Oma’s Küche, situato sull’isola tedesca di Rügen, sul Mar Baltico: qui il proprietario Rudolf Markl ha imposto il divieto d’ingresso ai minori di 14 anni dopo le ore 17:00, lamentando comportamenti poco rispettosi da parte di numerosi genitori. Anche in Spagna e nel Regno Unito questo modello si è affermato sia nell’ospitalità hotelier sia nella ristorazione serale, tramutando il concetto di tranquillità in un servizio premium a pagamento. Resta comunque acceso il confronto tra chi difende la libertà d’impresa e il diritto al silenzio, e chi invece rimarca quanto sia fondamentale l’educazione impartita dai genitori piuttosto che imporre divieti generalizzati.