Scuola primaria in difficoltà: il Rapporto Invalsi 2026 rivela lacune diffuse in matematica tra i bambini italiani.
Esiste un numero che, meglio di ogni altro, fotografa lo stato attuale della scuola italiana, ed è un numero che riguarda proprio i più piccoli: quelli alle prese con i primi rudimenti della lettura e del calcolo.
Stando al nuovo Rapporto Invalsi 2026, quasi 4 bambini su 10 nelle scuole primarie non riescono a raggiungere la soglia minima in matematica. Un campanello d’allarme non da poco, che mette in luce competenze basilari destinate a non consolidarsi proprio negli anni cruciali per costruire le fondamenta dell’apprendimento.
Le rilevazioni, a cui hanno partecipato oltre 2,3 milioni di studenti italiani, restituiscono un quadro contrastante. Ci sono aspetti confortanti: aumenta il livello di padronanza dell’italiano tra i maturandi, migliorano sensibilmente le abilità in lingua inglese e nell’ambito digitale, e prosegue il calo della dispersione scolastica. Al contempo, però, permane una cicatrice non ancora rimarginata, quella provocata dalla pandemia sui più piccoli della scuola primaria.

@Rapporto Invalsi 2026
Indice
Matematica, il tallone d’achille
I dati non lasciano spazio a dubbi. Sia in seconda che in quinta elementare, appena il 60% circa degli studenti raggiunge il livello base in matematica. In pratica, quasi quattro alunni su dieci incontrano difficoltà nell’acquisire competenze ritenute imprescindibili. Ma c’è un ulteriore elemento da sottolineare: confrontando i risultati con il 2019, ossia prima del Covid, si registra una flessione media dell’8-10%. All’epoca, oltre il 70% degli studenti centrava gli obiettivi minimi previsti.
Il quadro emerso dalle prove Invalsi va ben oltre il semplice voto: descrive una generazione di bambini cresciuti negli anni segnati dall’emergenza sanitaria, tra didattica a distanza, scuole chiuse, isolamento sociale e rapporti interrotti. Un vissuto che, secondo gli specialisti, continua a incidere sui risultati scolastici.

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Lingua italiana: qualche nota incoraggiante
Se la matematica rimane la disciplina più problematica, anche l’italiano presenta uno scenario articolato. Le notizie più confortanti riguardano gli studenti dell’ultimo anno di scuola superiore, tra i quali cresce la percentuale di chi raggiunge il livello atteso. Da segnalare in particolare il progresso registrato nelle regioni meridionali, che stanno progressivamente colmando il divario con il resto della penisola.

Alle elementari, invece, la situazione appare più fragile. In seconda primaria, soltanto il 67% dei bambini raggiunge il livello base nella comprensione dei testi, rispetto al 73% rilevato prima della pandemia. Un dato che riporta l’attenzione su una capacità essenziale: comprendere ciò che si legge è il presupposto per apprendere qualunque altra materia.
Per quanto riguarda l’inglese, le competenze sembrano invece in costante miglioramento in tutti i gradi scolastici. In quinta elementare, oltre nove bambini su dieci raggiungono il livello A1 nella lettura, mentre l’85% supera la soglia nella comprensione orale. Anche alle scuole medie e superiori i risultati confermano questa tendenza positiva.
Crescono anche le competenze digitali, in particolare tra gli studenti più grandi: un segnale che la scuola sta recuperando, seppur lentamente, terreno su un ambito sempre più determinante per il futuro dei ragazzi.
Cala l’abbandono scolastico
Tra le notizie più positive c’è senza dubbio quella relativa alla dispersione scolastica. Nel 2026, il tasso di abbandono precoce scende al 7,3%, il valore più basso mai registrato in Italia. Il nostro Paese raggiunge così, con quattro anni di anticipo, l’obiettivo fissato dall’Unione Europea per il 2030.
Dal 2019 a oggi, sono circa 520 mila i ragazzi in più rimasti all’interno del sistema scolastico fino al conseguimento del diploma o di una qualifica professionale.
I dati raccolti da Invalsi non si limitano a fotografare il rendimento scolastico. Raccontano quanto il contesto familiare, le opportunità educative offerte e gli investimenti dedicati ai primi anni di scuola possano incidere concretamente. Perché se è vero che molti studenti recuperano terreno negli anni successivi, è altrettanto vero che le disparità nascono spesso molto presto. Ed è proprio nei banchi delle elementari che si gioca, almeno in parte, il futuro formativo di ogni bambino.
Per questo motivo, il dato sulla matematica dovrebbe essere interpretato come un invito a dedicare maggiore attenzione ai più piccoli, sostenendo il lavoro di insegnanti, famiglie e istituti scolastici. Perché ogni competenza non acquisita oggi rischia di trasformarsi, domani, in un’occasione mancata.