Fecondazione assistita, Legge 40: la madre potrà disconoscere il bimbo nato in provetta

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Dare a tutte le donne le stesse possibilità: è questo l'obiettivo dell'emendamento approvato dalla commissione Affari sociali della Camera che modifica la Legge 40 sulla procreazione assistita e che intende offrire alle madri che hanno avuto un figlio in provetta la possibilità di decidere di non riconoscerlo al momento della nascita, proprio come le donne che lo hanno avuto da una gravidanza naturale.

"Non esistono madri di serie a e di serie b e, se a tutte le donne è concessa la possibilità di disconoscere il proprio nascituro al momento del parto, ciò deve essere così anche per le donne che ricorrono alla procreazione medicalmente assistita", spiega Antonio Palagiano, responsabile nazionale sanità di Idv che ha presentato l'emendamento che modifica l'articolo 9 - comma 2 della legge 40 nel punto in cui si vieta il disconoscimento del bambino alle donne che hanno una gravidanza grazie alla fecondazione assistita. Anche perché, aggiunge Palagiano, "impedire" la possibilità di non riconoscere il proprio figlio viola quanto sancito nella normativa che disciplina l'eventuale volontà della madre di non essere nominata.

LE CRITICHE. Non ci sta Paola Binetti, dell'Udc: "Un bimbo in provetta non nasce mai per caso. Tradisce la legge 40 e va abrogato". Mentre più cauta è Maria Antonietta Coscioni dei Radicali, secondo cui "vanno certamente garantiti eguali diritti a tutte le donne", ma occorre però "anche garantirsi da quello che ha tutta l'aria di diventare un mercato 'grigio' dell'adottabilità". Così Eugenia Roccella, deputata del Pdl: "La modifica alla legge 40 introdotta attraverso un emendamento alla proposta di legge sul parto in anonimato, va sicuramente corretta per garantire che non vi siano forme surrettizie di commercio intorno alla procreazione assistita, e non si possa aggirare il divieto di fecondazione eterologa".