Scopri la classifica 2026 delle città più sostenibili al mondo: Nord Europa protagonista e una città italiana a sorpresa in top 30.
Non parliamo soltanto di piccoli borghi immersi nel verde, isole remote o capitali scandinave dove biciclette, fonti rinnovabili e mezzi pubblici fanno già parte della vita di ogni giorno. Oggi la sostenibilità di una città non si valuta unicamente contando piste ciclabili o superficie dei parchi cittadini.
Ha altrettanta rilevanza il modo in cui un’amministrazione riesce a governare i flussi turistici, a coinvolgere attivamente i residenti, a contenere l’impronta ecologica e a progettare un domani più sostenibile per chi in quei luoghi vive stabilmente.
A fotografare questa realtà è il Global Destination Sustainability Index (GDS-Index) 2026, la graduatoria internazionale curata dal Global Destination Sustainability Movement, che misura le prestazioni ecosostenibili delle mete turistiche analizzando quattro macro-aree:
- governance e valorizzazione del turismo
- sostenibilità della catena di fornitura locale
- sviluppo sociale
- risultati ambientali
Fra le 40 città premiate come esempi virtuosi di sostenibilità e rigenerazione urbana figura anche una realtà italiana, forse diversa da quella che ci si immaginerebbe.
Le protagoniste della classifica
Al decimo posto si colloca Reykjavík, in Islanda, con un punteggio complessivo dell’87%. La capitale islandese eccelle soprattutto nella componente sociale (95%), seguita dall’impegno sulla filiera locale (90%), dalla governance turistica (88%) e dai risultati ambientali (78%). Il report la definisce una città in cui benessere collettivo e tutela ambientale procedono insieme, dalla qualità di aria e acqua fino alle politiche su equità, formazione e partecipazione civica.
A pari merito, con l’87%, troviamo Montréal, in Canada. La metropoli canadese primeggia nella gestione turistica (98%), seguita da sviluppo sociale (86%), filiera locale (82%) e ambiente (76%). Il suo percorso sostenibile si fonda sul piano strategico “Montréal 2030”, costruito attorno a quattro pilastri: transizione ecologica, inclusione, partecipazione democratica e innovazione.
Belfast, nel Regno Unito, tocca l’87% distinguendosi per governance turistica (93%), filiera locale (86%) e performance ambientali (86%). La città nordirlandese ha varato una strategia climatica articolata in 30 programmi di trasformazione, puntando a un’economia più equa, a basse emissioni e resiliente ai mutamenti climatici.
Sydney, in Australia, si posiziona al settimo posto con l’87%, forte soprattutto della gestione turistica (95%) e dello sviluppo sociale (89%). La città ha scommesso sulla sinergia tra strutture ricettive, istituzioni culturali, spazi per eventi ed enti turistici tramite la Sustainable Destination Partnership, iniziativa dedicata al risparmio energetico e idrico, alle rinnovabili e alle certificazioni green. Curiosità dal report: il 100% delle camere d’albergo di Sydney è raggiungibile con i trasporti pubblici.
Glasgow, sempre nel Regno Unito, registra l’88% distinguendosi per filiera locale (94%) e governance turistica (93%). La città scozzese punta a raggiungere la neutralità climatica entro il 2030, facendo della sostenibilità una vera strategia urbana di lungo respiro.
Aalborg, in Danimarca, si piazza quinta con l’88%, grazie a gestione turistica (95%), progresso sociale (89%) e filiera locale (87%). La città vanta un legame storico con questi temi: nel 1994 vi fu firmata la Carta di Aalborg, iniziativa europea sullo sviluppo urbano sostenibile sottoscritta da oltre 3.000 amministrazioni locali.
Aarhus, ancora in Danimarca, raggiunge il 90% puntando molto sulla cooperazione fra università, amministrazione comunale, settore turistico ed eventi, da cui sono nati strumenti concreti come un manuale green per conferenze e manifestazioni.
Copenaghen, con lo stesso 90%, ha elaborato la strategia “Tourism for Good“, pensata per rendere il turismo un motore di benefici reali per la comunità locale.
Göteborg, in Svezia, conquista il secondo posto con il 91%, trainata da gestione turistica (95%) e filiera locale (95%). Ripetutamente premiata per il suo modello sostenibile, la città svedese mira all’indipendenza dai combustibili fossili entro il 2030: secondo il report, il 95% del trasporto pubblico è già alimentato da energia rinnovabile e circa l’88% delle camere d’hotel possiede certificazioni ecologiche.
Al primo posto assoluto, città più sostenibile del pianeta nel 2026, c’è Helsinki, in Finlandia, con un punteggio del 93%. La capitale finlandese eccelle nella sostenibilità della filiera locale (99%) e nella gestione turistica (97%). L’ambizione di Helsinki è diventare un riferimento globale per il turismo e gli eventi sostenibili, lavorando su inclusione, accessibilità e diversità.
E l’Italia dove si colloca?
La sorpresa tricolore porta il nome di Milano. Il capoluogo lombardo è l’unica città italiana inserita nella classifica GDS-Index 2026, posizionandosi al 26° posto con un punteggio complessivo dell’81%.
Il risultato milanese si compone di quattro indicatori:
- 84% per lo sviluppo sociale
- 83% per la gestione e promozione turistica
- 80% per le performance ambientali
- 76% per l’impegno sulla filiera locale
Nel report, Milano viene descritta come una metropoli che tenta di conciliare il suo ruolo di grande centro internazionale con una crescente attenzione alla sostenibilità ambientale, all’inclusione sociale, ai trasporti, ai servizi e alla qualità della vita urbana.
Torniamo così a un concetto chiave: la città davvero sostenibile non è (solo) quella più ricca di verde. Questa graduatoria racconta qualcosa di significativo: la sostenibilità urbana non si esaurisce più in parchi, piste ciclabili o energie pulite, ma richiede un equilibrio autentico tra chi visita un luogo e chi lo abita quotidianamente.
Il turismo del futuro non riguarderà solo ammirare posti splendidi, ma soprattutto verificare se quei luoghi sapranno restare belli, vivibili e ospitali anche negli anni a venire.