Ryanair tagl ia i collegamenti invernali per il caro carburante nonostante un agosto record da 22,2 milioni di passeggeri trasportati.
Un’estate da record seguita da un ridimensionamento per i mesi a venire: Ryanair archivia agosto con numeri di traffico eccezionali, ma corregge al ribasso le stime per l’autunno e l’inverno. Lo scorso mercoledì 2 settembre il vettore irlandese ha diffuso i risultati relativi al mese di agosto, comunicando contemporaneamente una revisione delle previsioni sui passeggeri per l’intero anno fiscale 2027: la stima scende da 216 a 214 milioni di viaggiatori. La motivazione fornita dalla low cost riguarda la necessità di contenere l’esposizione ai costi del carburante non protetti da coperture finanziarie durante il periodo invernale, tradizionalmente in perdita per la compagnia.
Nel mese di agosto sono stati trasportati 22,2 milioni di viaggiatori, con un incremento del 6% rispetto ai 21 milioni registrati nello stesso periodo del 2025. Il coefficiente di riempimento degli aeromobili si è mantenuto stabile al 96%. La compagnia ha effettuato oltre 120.500 collegamenti, malgrado più di 400 voli cancellati per via delle eruzioni dell’Etna, che hanno provocato la chiusura temporanea dello scalo di Catania per diversi giorni consecutivi. Considerando i dodici mesi conclusi ad agosto, il totale complessivo arriva a 214,4 milioni di passeggeri, con una crescita del 5% sui 203,6 milioni dell’anno precedente, come confermato anche da Aviation Week.
Le ragioni dietro il taglio dei collegamenti invernali
Al centro della questione c’è il costo del carburante per aviazione, che secondo la compagnia si attesta attualmente attorno ai 140 dollari al barile. Ryanair ha già bloccato circa l’80% del proprio approvvigionamento di carburante per l’anno fiscale 2027 a un prezzo fissato di circa 67 dollari al barile, garantendosi così una posizione più vantaggiosa rispetto a numerosi competitor. Tuttavia, la quota restante, pari al 20%, non coperta da alcun contratto, incide pesantemente proprio nella stagione fredda, periodo in cui la domanda diminuisce e gli incassi non riescono a compensare spese energetiche così elevate. Per questo motivo la compagnia ha deciso di contenere la crescita del traffico nel periodo compreso tra novembre e marzo, che dovrebbe rimanere pressoché invariato rispetto all’anno precedente, invece dell’aumento del 2% previsto inizialmente. Le stime aziendali indicano che questa riduzione “straordinaria” del programma invernale dovrebbe contenere le perdite stagionali in una fascia compresa tra 70 e 100 milioni di euro. La compagnia non ha rivelato quali rotte specifiche o quali aeroporti saranno interessati dai tagli: come sottolineato anche da The Local/AFP, Ryanair “non ha fornito indicazioni precise su quali collegamenti verranno eliminati”. Risulta quindi ancora prematuro stabilire con esattezza quali scali italiani, tra cui figurano Roma, Bergamo e Venezia come punti strategici per il gruppo, subiranno maggiormente le conseguenze di questa riduzione.
Cosa succederà ai prezzi dei biglietti
L’aspetto più delicato della comunicazione riguarda l’andamento delle tariffe future. Secondo Ryanair, qualora i prezzi del petrolio dovessero mantenersi elevati fino alla primavera del 2027, i costi dei voli a corto raggio in Europa potrebbero registrare aumenti significativi. Il ragionamento della compagnia, riportato anche da Sharecast/Hargreaves Lansdown, si basa sul fatto che i concorrenti meno tutelati dal punto di vista delle coperture sul carburante potrebbero incontrare difficoltà nel mantenere l’attuale capacità operativa, o addirittura non riuscire a superare la prossima stagione invernale.
Nonostante le incognite legate ai mesi più freddi, per la stagione estiva Ryanair mantiene invariate le proiezioni di crescita: tra aprile e ottobre 2026 l’obiettivo è di raggiungere 145 milioni di passeggeri, con un incremento superiore al 5% rispetto ai 138 milioni dello stesso periodo dell’anno scorso, anche se le tariffe relative al secondo trimestre mostrano un leggero calo su base annua. A luglio la compagnia aveva già annunciato una flessione del 34% nell’utile netto del primo trimestre dell’anno fiscale, sceso a 538 milioni di euro, nonostante un traffico passeggeri in aumento del 6% a quota 61,3 milioni: le tariffe medie erano diminuite del 6%, mentre i costi operativi erano cresciuti dell’11%. Ryanair continua comunque a prevedere una chiusura dell’esercizio in utile, seppure inferiore al record di 2,17 miliardi di euro registrato nell’anno precedente.