Approvata in Veneto la normativa sul fine vita: la regione diventa la quarta in Italia e la prima targata centrodestra a legiferare.
Una giornata destinata a restare negli annali della politica e della società civile italiana. Il Consiglio regionale del Veneto ha dato il proprio assenso definitivo alla proposta di legge di iniziativa popolare sul fine vita, portando il territorio veneto a diventare la quarta regione italiana dotata di una disciplina in materia e, dato ancora più rilevante, la prima governata da una maggioranza di centrodestra a compiere questo passo.
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Come si è arrivati al voto
Il testo normativo definisce con chiarezza modalità e tempistiche per l’accompagnamento sanitario regionale al suicidio assistito dal punto di vista medico. La votazione ha visto 32 sì, 5 astensioni e 14 no, mettendo fine a una discussione intensa durata due giornate. Con questa decisione il Veneto si unisce a Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, dando seguito alle richieste avanzate dal comitato promotore Liberi subito.
Il cammino che ha portato al risultato odierno non è stato lineare. Nella precedente legislatura, in occasione della seduta del 16 gennaio 2024, il testo era finito nuovamente all’esame della Quinta commissione consiliare, guidata da Manuela Lanzarin, in seguito al mancato accordo sui primi punti dell’articolato. Riproposto nell’attuale mandato, il documento è stato modificato per rispondere alle osservazioni della Consulta e per recepire i contributi della Giunta.
Cosa prevede la legge: tutele mediche e ricadute a livello nazionale
Il testo definitivo pone al centro la centralità dell’accesso alle cure palliative, rendendo obbligatorio informare in modo completo chi presenta richiesta su queste possibilità terapeutiche. Per l’esame di ogni singola situazione viene istituita la figura del palliativista con potere consultivo rafforzato nell’ambito della commissione medica, insieme alla creazione di un Comitato Bioetico Regionale, nominato dalla Giunta, incaricato di definire gli indirizzi operativi sul territorio. La legge salvaguarda anche il diritto pieno all’obiezione di coscienza per i sanitari coinvolti, collocando il modello veneto nel percorso già delineato dalle pronunce della Corte Costituzionale.
Il commento di Luca Zaia
Al termine della votazione, Luca Zaia ha voluto rimarcare il valore del lavoro legislativo svolto a garanzia dei pazienti:
Con questa legge si approva sostanzialmente, nell’alveo della legittimità giuridica, una procedura che sia rispondente alla gestione, per quanto possibile, dell’eventuale paziente che ha l’ok da parte del comitato etico. È stato doveroso dare questa risposta a quei pochissimi pazienti che si presentano.
Durante il suo intervento, il presidente ha messo in luce il significato nazionale del provvedimento, citando anche i dati relativi al fenomeno nella regione:
Spero che non sia un messaggio di sfida, ma un per dire ‘evitiamo che ci siano 50 leggi diverse d’Italia e che il Parlamento abbia un ulteriore livello di legittimazione per affrontare una legge nazionale’, che è quello che serve.
Il numero uno del Consiglio regionale del Veneto ha specificato che dal 2019 a oggi sono pervenute 31 richieste, di cui solamente tre hanno ottenuto il via libera del comitato etico. Il testo finale è stato integrato con diversi emendamenti pensati per bilanciare la tutela della vita con la possibilità di accedere ai percorsi di assistenza previsti.
Fonte: Regione del Veneto