Boxe come terapia: a San Paolo le anziane ritrovano salute, energia e autostima grazie al progetto Knockout Generation.
Nel cuore vibrante di San Paolo, il suono dei guantoni che colpiscono i sacchi da allenamento racconta una storia fatta di riscatto e nuova vitalità. Il progetto Knockout Generation è frutto della collaborazione tra l’Associazione delle Donne Unite Venceremos e il centro culturale Casa Mestre Ananias, con lo scopo di strappare le donne più anziane del quartiere dalla solitudine e dalla vita sedentaria.
A ideare e condurre questo percorso è il professore di educazione fisica Wellinton Souza, che dedica il proprio tempo in maniera del tutto gratuita. Tra le partecipanti spicca Maria Alaíde da Sergipe, conosciuta con affetto come Dona Azul, badante di 73 anni che ogni martedì e giovedì indossa tuta blu e calze a compressione per lanciarsi in intense sedute di pugilato.
Meno dolore, più autonomia: i benefici concreti
I frutti di questo allenamento hanno superato di gran lunga le previsioni degli stessi organizzatori. Dona Azul, che pratica boxe da oltre un anno prima di recarsi al lavoro accanto a una signora di 77 anni, ha notato miglioramenti fisici quasi immediati: i sintomi di artrite e artrosi sono praticamente svaniti, insieme ai dolori intensi che colpivano mani, spalle e ginocchia.
I gesti atletici richiesti sul ring, poco naturali per il corpo, obbligano il cervello a apprendere nuovi schemi motori e a coinvolgere le zone corporee più trascurate, con effetti positivi su equilibrio e coordinazione. La disciplina sportiva potenzia inoltre agilità e tono muscolare, dimostrandosi utile anche per affrontare condizioni fisiche più complesse.
La prova del ring e la sensazione di essere rinate
Il valore psicologico di questa esperienza ha raggiunto il suo apice durante un vero torneo amatoriale organizzato a febbraio. Nonostante i timori di Wellinton Souza per l’emozione di esibirsi davanti a trecento spettatori entusiasti, Dona Azul ha vinto ogni titubanza salendo sul ring contro pugili professioniste, che si sono limitate a difendersi per permetterle di dare il massimo. Quella giornata ha regalato alla 73enne un’energia contagiosa, portandola ad affermare di sentirsi tornata quindicenne. L’iniziativa coinvolge 15 partecipanti per ciclo e conferma come l’attività fisica possa trasformarsi nel rimedio più efficace contro la solitudine tipica della terza età.