Ciclosporiasi negli USA: quasi 3000 sospetti, allarme frutta e verdura

Epidemia di ciclosporiasi negli USA: casi in aumento, focolaio record in Michigan e origine ancora ignota. Sintomi, rischi e prevenzione.

Ottantasei persone ricoverate, nessun decesso registrato e ben trentuno Stati coinvolti: questi i numeri dell’epidemia di ciclosporiasi che sta interessando gli Stati Uniti, un fenomeno che si aggrava settimana dopo settimana senza che, al momento, si riesca a identificare con certezza l’origine del contagio.

I dati aggiornati diffusi dal CDC

Il Centers for Disease Control and Prevention monitora la malattia a partire dal primo maggio, data che segna convenzionalmente l’inizio della stagione della ciclosporiasi negli USA (con chiusura fissata al 31 agosto). Aggiornando i dati al 9 luglio, l’agenzia ha ricevuto notifiche di 843 casi contratti sul suolo americano, diffusi in 31 Stati: 86 ricoveri, zero morti, ma le segnalazioni sospette salgono a circa 3000. Questo numero, tuttavia, rappresenta quasi certamente una sottostima della situazione reale, dato che molte persone guariscono spontaneamente senza consultare un medico e quindi non vengono mai testate per individuare il parassita. Chi si ammala ha un’età compresa tra i 15 e gli 89 anni (il 41% sono uomini, il 59% donne), e la maggior parte dei sintomi compare tra maggio e giugno.

Michigan, un focolaio fuori dal comune

Tra tutti gli Stati coinvolti, il Michigan rappresenta un caso a parte, con numeri che gli esperti di epidemiologia definiscono senza precedenti. Il Michigan Department of Health and Human Services ha comunicato, sempre al 9 luglio, 2.640 casi e 44 ricoveri, un dato che supera di circa cinquanta volte la media annuale registrata solitamente in questo Stato (tra i 40 e i 50 casi l’anno). Gli enti sanitari locali stanno lavorando a stretto contatto con i dipartimenti di sanità pubblica delle varie contee, ma per ora non sono riusciti a individuare né l’alimento né il fornitore all’origine del contagio.

Che cos’è la ciclosporiasi e come ci si contagia

La ciclosporiasi è un disturbo intestinale causato dal Cyclospora cayetanensis, un microrganismo parassitario che si diffonde tramite acqua o alimenti contaminati da feci umane, senza alcuna possibilità di trasmissione diretta tra persone. Tra i sintomi più comuni figurano diarrea (talvolta descritta dai pazienti come particolarmente intensa), dolori addominali, nausea, spossatezza e, in casi meno frequenti, febbre di lieve entità. Il periodo di incubazione varia generalmente da una a due settimane, un fattore che rende complicato il lavoro di ricostruzione degli investigatori, poiché chi si ammala fatica spesso a ricordare con precisione cosa abbia consumato due settimane prima.
Anche la diagnosi non è semplice: i normali esami delle feci spesso non riescono a rilevare il parassita, ed è quindi necessario richiedere test specifici, come la colorazione acido-resistente modificata oppure l’analisi PCR. La terapia standard prevede l’uso della combinazione trimetoprim-sulfametossazolo.

L’origine del contagio resta ancora ignota

Il CDC, in collaborazione con la Food and Drug Administration, sta seguendo diversi focolai distinti sparsi in vari Stati, ma finora non è stato possibile ricondurre i casi a un’unica fonte alimentare. In passato, negli Stati Uniti, altre epidemie di ciclosporiasi sono state ricollegate a lamponi, basilico, coriandolo, taccole e lattuga: prodotti che restano sotto osservazione anche in questa circostanza, sebbene non sia ancora stato disposto alcun richiamo ufficiale.

Le precauzioni da adottare

Le indicazioni fornite dalle autorità sanitarie statunitensi ricalcano quelle valide in generale contro le contaminazioni alimentari da parassiti:

  • Verdure a foglia: preferire i cespi interi piuttosto che le insalate già confezionate e lavate; scartare le foglie più esterne e sciacquare le altre sotto acqua corrente.
  • Erbe aromatiche come basilico e coriandolo: dividere le foglie e lavarle con cura; la cottura rimane comunque la soluzione più sicura.
  • Cipollotti: rimuovere radici e parte esterna, poi procedere a un lavaggio accurato.
  • Cuocere le verdure quando possibile: il calore a 70°C è sufficiente ad eliminare il parassita.
  • Lavare con attenzione anche la frutta con buccia spessa, come i meloni, utilizzando una spazzola apposita.

Chi presenta sintomi compatibili con l’infezione, in particolare episodi di diarrea prolungata senza motivo apparente, dovrebbe chiedere espressamente al proprio medico di sottoporsi al test specifico per Cyclospora, soprattutto se ha soggiornato di recente in una delle zone coinvolte. Al momento, l’unica certezza è che le indagini proseguono.

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