Iqbal Masih: il piccolo eroe che sfidò la schiavitù infantile

Venduto a 4 anni e ucciso a 12: scopri la storia di Iqbal Masih, il bambino che combatté contro lo sfruttamento minorile in Pakistan.

Sembra incredibile, eppure la schiavitù dei minori non appartiene solo al passato. Vorremmo pensare che sia un fenomeno superato, ma la realtà è ben diversa e drammatica: ancora oggi oltre 160 milioni di minori nel mondo sono vittime di questo orrore.

Il 12 giugno si celebra la Giornata mondiale contro lo sfruttamento minorile e in questa occasione desideriamo ricordare Iqbal Masih, ucciso a soli 12 anni mentre rientrava a casa pedalando sulla sua bicicletta. Il suo grido di denuncia contro lo sfruttamento schiavistico di milioni di minori e la sua battaglia per rivendicarne i diritti erano diventati un problema troppo grande per le organizzazioni criminali dell’industria tessile pakistana.

Venduto quando era ancora un bambino

Iqbal aveva appena 4 anni quando suo padre lo vendette a un’azienda produttrice di tappeti nella regione del Punjab. La famiglia aveva bisogno di denaro per finanziare le nozze del fratello più grande. Così, anziché vivere la sua infanzia giocando, fu obbligato a lavorare accanto ad altri minori per oltre dodici ore ogni giorno. Dodici ore. Privato della libertà e frequentemente legato con catene al telaio, subiva violenze costanti e ogni tentativo di opposizione veniva punito duramente.

Quando trovò il coraggio di parlare

A 10 anni, l’esistenza di Iqbal prese una direzione completamente diversa. Insieme ad altri minori riuscì a scappare dall’azienda per prendere parte a una commemorazione del giorno della libertà promossa dal Bonded Labour Liberation Front (BLLF). Fu la prima volta che sentì parlare di diritti umani, libertà e sfruttamento. Con un intervento spontaneo e toccante condivise la sua esperienza e quella di chi come lui viveva in stato di schiavitù. Il suo racconto fece notizia e venne pubblicato dalla stampa locale.

Scelse di non fare più ritorno in quella fabbrica e grazie al supporto di un legale del BLLF, riuscì a ottenere la sua emancipazione. Non solo: il “padrone” di Iqbal, Hussain Khan, venne processato e la sua attività fu chiusa. La prima di molte altre. Da quel momento in poi, libero, si trasformò in un giovane combattente per i diritti dei minori ridotti in schiavitù, contribuendo alla chiusura di numerose imprese dove venivano sfruttati.

Il prezzo della sua battaglia

Si racconta che fosse un eccellente comunicatore e uno studente intelligente e pieno di energia. Il suo sogno era diventare un legale per proseguire la battaglia a favore della libertà dei minori pakistani in condizioni di schiavitù. Il suo impegno e la sua causa varcarono le frontiere nazionali. Ricevette riconoscimenti a livello mondiale che utilizzò per fondare una scuola. Il suo attivismo ha portato miglioramenti concreti nella vita di tanti bambini e bambine a cui, proprio come a lui, era stata rubata l’infanzia.

Purtroppo il suo coraggio gli è costato la vita. Le circostanze della sua morte restano ancora oggi poco chiare: secondo alcuni si sarebbe trattato di un incidente, ma sono pochi a dargli credito. È molto più verosimile che dietro il suo omicidio ci sia lo zampino della “mafia dei tappeti”.

La schiavitù dei minori è ancora una realtà. Questi bambini e bambine esistono davvero, anche se sembrano invisibili ai più. Forse non tessono tappeti, ma svolgono mansioni domestiche o sono nascosti nelle fabbriche o nei campi agricoli. Non possiamo voltare lo sguardo di fronte a questa drammatica realtà che coinvolge milioni di minori in tutto il pianeta. Per questo è fondamentale che ciascuno di noi alzi la voce per denunciare questa situazione. Abbiamo il dovere di ribellarci.

Fonte: Socmedarc / World’s Children Prize

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