Attività estive per bambini: costi in aumento, Milano la più cara con oltre 3.500 euro per due figli in otto settimane di frequenza.
Quando le scuole chiudono i battenti, per milioni di nuclei familiari italiani inizia un periodo di calcoli e preoccupazioni economiche. Per i genitori che devono continuare a lavorare, l’estate non rappresenta più un lungo periodo di riposo, ma piuttosto la necessità di trovare soluzioni per occuparsi dei bambini mentre la scuola resta chiusa. E questa necessità comporta un esborso economico sempre più gravoso per il budget domestico.
Stando al quarto Monitoraggio dell’Osservatorio Eures-Adoc, che ha esaminato quasi 200 strutture ricreative private in otto metropoli italiane, nel 2026 il prezzo medio nazionale per una settimana di attività a giornata intera è salito a 179 euro per ciascun bambino.
Quali sono le conseguenze? Per garantire la copertura delle otto settimane più intense del periodo estivo un nucleo familiare deve mettere in conto circa 1.432 euro per un solo bambino. L’importo diventa ancor più oneroso quando si hanno due figli. In tale scenario la spesa media si avvicina ai 2.800 euro, con picchi che nelle metropoli più costose oltrepassano abbondantemente i 3.000 euro.
Le metropoli con i prezzi più elevati
In cima alla graduatoria dei costi troviamo Milano, dove la tariffa media tocca i 233 euro settimanali per ciascun minore. Un nucleo con due bambini può trovarsi a dover pagare circa 3.500 euro per otto settimane di partecipazione.
A seguire troviamo:
- Firenze (187 euro ogni sette giorni)
- Bologna (181 euro)
- Torino (171 euro)
- Roma (165 euro)

@Eures-Adoc
Nel Sud Italia i prezzi appaiono più accessibili, ma rimangono comunque impegnativi:
- Palermo con una media di 153 euro settimanali
- Napoli 142 euro
- Bari 137 euro
A destare allarme non sono solamente gli importi in sé, ma la rapidità con cui stanno lievitando. L’analisi evidenzia infatti che i costi delle strutture ricreative estive sono aumentati del 3,5% nell’ultimo anno, mentre l’inflazione si è fermata al 2,7%. Ampliando l’orizzonte temporale agli ultimi tre anni, l’incremento arriva al 27%.
In concreto, ogni famiglia oggi paga circa 38 euro in più ogni settimana per ciascun figlio rispetto al 2023. E a complicare ulteriormente la situazione è la mancanza di agevolazioni per chi ha più figli: quasi una struttura su due non offre alcuna riduzione per fratelli. E quando esiste uno sconto, questo difficilmente supera il 10%, fermandosi mediamente intorno al 7%.

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Neppure l’opzione part-time costituisce un vero risparmio. Limitata di solito alle ore antimeridiane e priva del servizio mensa, implica comunque un esborso medio di 119 euro settimanali, che nelle regioni centrali raggiunge circa 130 euro.
Dietro queste cifre emerge una problematica più vasta che coinvolge il sistema di welfare familiare del nostro Paese. Ogni anno, quando arriva la bella stagione, migliaia di nuclei si confrontano con lo stesso problema: diminuire le ore lavorative, fare affidamento sui nonni, affrontare costi sempre più alti oppure rinunciare completamente ad alcune opportunità formative e ludiche per i propri figli.
E mentre si dibatte di incentivi alla natalità, equilibrio tra vita lavorativa e familiare e occupazione femminile, il costo delle attività estive per bambini rimane una delle questioni più urgenti e meno considerate delle strategie familiari italiane. Perché se l’estate dei più piccoli dovrebbe essere caratterizzata da divertimento, relazioni sociali e nuove esperienze, per numerosi genitori rischia sempre più di diventare una sfida contro il tempo e contro le proprie risorse economiche.
QUI il rapporto completo.