Lago di Piediluco: gioiello umbro dalle origini romane e leggende

Scopri Piediluco, gioiello umbro modellato dai romani 2300 anni fa. Guida completa su come raggiungerlo in bici, dove dormire e i miti che lo avvolgono.

Quando si giunge a Piediluco, la sensazione immediata è quella di uno straniamento inatteso. Si prevede di trovare l’Umbria tipica, fatta di dolci colline e oliveti a perdita d’occhio, e invece ci si imbatte in uno specchio lacustre circondato da montagne boscose, con il profilo del Monte Terminillo che si riflette nell’acqua e un’atmosfera che ricorda più le Alpi che il centro Italia. Eppure la località dista solo pochi chilometri da Terni, si trova a 375 metri di altitudine, e rappresenta il secondo bacino lacustre naturale dell’Umbria dopo il celebre Trasimeno.

lago di piediluco

Un’origine antica di oltre duemila anni

Nel 271 avanti Cristo, il console romano Manio Curio Dentato si trovò ad affrontare una questione concreta: la pianura reatina, situata poco più a oriente, era costantemente sommersa dalle acque. Il Lacus Velinus, vasto bacino alluvionale formatosi durante il periodo Quaternario e di cui oggi Piediluco costituisce uno dei residui principali, inondava ciclicamente i campi coltivabili, rendendoli improduttivi.

La risposta fu drastica: venne scavato nella roccia un canale scoperto lungo circa due chilometri, chiamato Cava Curiana, per convogliare le acque del bacino fino al bordo di Marmore e lasciarle precipitare nel sottostante fiume Nera. Nacque così, come conseguenza indiretta di un intervento di bonifica, la celebre Cascata delle Marmore, con i suoi 165 metri di altezza, la più elevata d’Europa, mentre il Lacus Velinus venne gradualmente rimodellato fino a diventare l’attuale lago di Piediluco.

Con il passare dei secoli il canale si intasò e la pianura tornò paludosa. Nel 1601 fu realizzato un nuovo emissario, la Cava Clementina, tuttora funzionante. Successivamente, negli anni Venti e Trenta del secolo scorso, la Società Terni costruì altri due canali artificiali per la generazione di energia idroelettrica, uno lungo 400 metri e uno di 42 chilometri prevalentemente sotterraneo, che portano nel lago le acque del Nera. Quello che appare come un bacino naturale è in realtà il prodotto di duemila anni di modifiche antropiche stratificate, ciascuna con le proprie motivazioni e ripercussioni.

Una meta amata dagli artisti

Piediluco paese

Tra il Settecento e l’Ottocento Piediluco rappresentava una tappa del Grand Tour, quel lungo percorso culturale che aristocratici e intellettuali europei intraprendevano attraverso la penisola italiana. Jean-Baptiste-Camille Corot vi giunse nel 1826 e ne fu talmente affascinato da realizzare diverse opere pittoriche dedicate al luogo. Secondo la tradizione locale, anche Galileo Galilei navigò sulle sue acque nel 1624 per condurre esperimenti scientifici. Durante gli anni Sessanta, nell’epoca della Dolce Vita, Brigitte Bardot si allontanava dai set cinematografici romani per trovare rifugio sulle rive del lago, come testimoniano le fotografie dell’epoca scattate dal ternano Valentini.

Il borgo non è mai diventato una destinazione turistica di massa nel senso contemporaneo, e probabilmente proprio questo ne costituisce il maggior pregio. La riva opposta al centro abitato rimane ancora oggi pressoché incontaminata. Si scorgono solo alcuni tetti in lontananza e il profilo del Terminillo, mentre nei dintorni del lago la vegetazione domina incontrastata.

Esplorare in bicicletta: lago, fiume e dintorni

Piediluco costituisce uno dei punti nevralgici del cicloturismo umbro e rappresenta la base perfetta per chi desidera scoprire il territorio ternano su due ruote. Per chi preferisce restare nei pressi dell’acqua esistono tracciati facili attorno al lago, accessibili a chiunque. Ma l’area offre percorsi ben più impegnativi.

La Greenway del Nera è un tracciato sterrato che accompagna il corso del fiume Nera rendendolo percorribile a piedi o in bicicletta, con un impatto ambientale minimo. Si inserisce in una rete più vasta che collega gli itinerari benedettini, la Via di Francesco e il percorso dell’ex ferrovia Spoleto-Norcia, formando un anello segnalato di circa 180 chilometri attraverso il cuore del territorio ternano.

Per gli appassionati di bici da corsa, Piediluco rappresenta il punto di partenza di tre anelli cicloturistici: il percorso dei laghi, quello dei santuari francescani e l’ascesa al Terminillo. Il borgo è anche uno dei rando point del Grand Tour Rando, il brevetto cicloturistico permanente umbro: 320 chilometri su strade secondarie a traffico limitato che collegano i principali luoghi di interesse regionali, da percorrere con calma e senza fretta.

Chi desidera organizzare le proprie escursioni con un supporto professionale può rivolgersi a Umbria&Bike, il consorzio regionale che gestisce tour guidati e autonomi in tutta la regione, con servizio di noleggio bici ed e-bike, trasferimenti e guide certificate.

Dove alloggiare

Per chi decide di trascorrere almeno una notte, e le ragioni per farlo sono numerose, l’Hotel del Lago rappresenta una delle soluzioni più interessanti del territorio. La struttura si trova su un’altura che domina Piediluco, in posizione ottimale rispetto al lago, alle Cascate delle Marmore e ai principali itinerari ciclopedonali della zona.

La storia dell’edificio merita attenzione: inaugurato nel 1934 come colonia estiva, si trasformò in sanatorio nel dopoguerra grazie alla qualità dell’aria, per diventare poi albergo. Nel 2001 è stato acquisito dall’imprenditrice Susanna Sabatini e recentemente rinnovato con particolare attenzione alle soluzioni ecologiche, tra cui vernici fotocatalitiche che depurano l’aria degli spazi interni. Il concept “Il Bosco nel Bosco” punta su un’immersione completa nella natura, con panorama sul borgo e sul Terminillo. La SPA panoramica con vista lago rappresenta il motivo per cui vale la pena arrivare con un po’ di margine di tempo.

spa hotel piediluco

I miti e le narrazioni del lago

Piediluco

Ogni bacino lacustre che si rispetti possiede le proprie narrazioni, e Piediluco non costituisce un’eccezione. La più suggestiva riguarda la Montagna dell’Eco. La tradizione narra che un druido, per preservare eternamente le parole di un amore proibito, abbia lanciato un sortilegio sulle alture che abbracciano il lago. Da quel momento chiunque si rivolga verso la montagna può udire le proprie parole ripetersi nell’aria, un’eco che il luogo custodisce tuttora, e che i visitatori possono sperimentare personalmente.

Un altro racconto popolare parla di un drago ancestrale che abitava le paludi della zona, contaminandole con il suo respiro velenoso. La creatura rappresenta, in chiave allegorica, la battaglia secolare delle comunità locali per bonificare il territorio, quella stessa battaglia che spinse i romani a scavare la Cava Curiana nel 271 a.C. e a generare, quasi accidentalmente, la cascata più imponente d’Europa.

Il nome stesso della località conserva una reminiscenza pagana. Piediluco deriva dal latino lucus, bosco sacro: un vocabolo che nell’antichità designava le foreste consacrate alle divinità, luoghi di culto e di enigma. Le selve che ancora oggi circondano il lago sembrano rammentarlo.

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