Studio italiano mostra come interferenti endocrini presenti in plastica e cosmetici riducano la mineralizzazione ossea nei primi 12 mesi di vita.
Composti chimici come Pfas, Bisfenolo A, ftalati e parabeni, comunemente presenti in materiali plastici, prodotti cosmetici, sostanze antiparassitarie e articoli di consumo giornaliero, potrebbero compromettere la crescita delle ossa sin dai primi mesi dopo la nascita.
L’avvertimento proviene da una ricerca italiana illustrata durante il 28° Congresso Europeo di Endocrinologia tenutosi a Praga. Il lavoro, condotto da équipe delle Università di Parma, Firenze e Messina in collaborazione con l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma e il Policlinico G. Martino di Messina, ha rilevato un legame tra il contatto precoce con queste sostanze interferenti e una ridotta mineralizzazione ossea nei lattanti entro i dodici mesi di età, periodo fondamentale per lo sviluppo scheletrico e la salute a lungo termine.
Il segnale che riceviamo è inequivocabile: gli eventi dei primi mesi di vita, e probabilmente anche quelli precedenti alla nascita – afferma Maria Elisabeth Street, professoressa associata di Pediatria all’Università di Parma ed endocrinologa pediatra presso l’Ospedale Maggiore, responsabile della ricerca – possono condizionare profondamente lo sviluppo biologico. In quest’ottica, limitare il contatto con sostanze potenzialmente nocive rappresenta un traguardo di sanità pubblica sempre più urgente”.
Indice
Sostanze chimiche interferenti e pericoli per i lattanti
Le sostanze interferenti endocrine (EDCs) sono molecole chimiche in grado di modificare il regolare equilibrio del sistema ormonale. Sono presenti in innumerevoli articoli di uso comune: recipienti plastici, involucri per alimenti, prodotti cosmetici, detergenti, tessuti, antiparassitari e persino alcuni articoli destinati all’infanzia.
Tra i più conosciuti figurano:
- i Pfas, impiegati per conferire proprietà idrorepellenti e antiaderenti ai materiali
- il Bisfenolo A (Bpa), contenuto in determinate plastiche e resine
- gli ftalati, utilizzati per aumentare la flessibilità delle materie plastiche
- i parabeni, conservanti diffusi principalmente nei cosmetici
Queste molecole sono da tempo monitorate per i potenziali effetti su capacità riproduttiva, sviluppo cerebrale, funzioni metaboliche e maturazione sessuale. Tuttavia, la loro influenza sulla formazione ossea nei neonati era rimasta scarsamente esplorata.
La ricerca
Gli studiosi hanno esaminato 52 differenti agenti chimici presenti nelle urine di 88 lattanti in buona salute all’età di appena un mese. Contemporaneamente hanno controllato la mineralizzazione ossea dalla nascita fino al compimento del primo anno.
Rilevare la densità minerale ossea nei neonati presenta notevoli difficoltà dovute a ostacoli tecnici, biologici e pratici, chiarisce la professoressa Street.
Per affrontare queste complessità il gruppo ha adottato la tecnologia REMS (Radiofrequency Echographic Multi Spectrometry), una metodica innovativa basata su ultrasuoni, non invasiva e particolarmente indicata per i bambini. Le rilevazioni sono state eseguite a 48 ore dal parto, successivamente a uno, tre, sei e dodici mesi.
I dati hanno evidenziato che almeno 21 molecole chimiche erano già individuabili nei lattanti di un mese.
Secondo la ricerca, concentrazioni più alte di Bisfenolo A si associavano a una densità ossea inferiore già al momento della nascita. Gli ftalati apparivano invece correlati a una diminuzione della mineralizzazione ossea a sei e dodici mesi.
Questa correlazione risultava più evidente a 12 mesi quando Bpa e diversi ftalati venivano esaminati congiuntamente, precisano i ricercatori.
Anche alcune molecole della famiglia dei Pfas, incluso il PFHxS, e i parabeni hanno mostrato collegamenti con una densità ossea ridotta in vari momenti del primo anno.
Un elemento particolarmente preoccupante considerando che la formazione dello scheletro inizia già durante la gestazione e prosegue velocemente nei mesi seguenti al parto.
I dati indicano che gli Edc possano incidere negativamente sulla formazione scheletrica, che ha inizio nella vita intrauterina e continua durante l’infanzia”, osserva ancora la professoressa Street, “tuttavia pochissime ricerche hanno misurato la densità minerale ossea durante i primi 12 mesi e valutato questi composti chimici in età così precoce come abbiamo fatto nel nostro lavoro.
I primi mesi come periodo critico di vulnerabilità
La ricerca deriva da un progetto sostenuto dal Ministero della Salute con lo scopo di comprendere in che modo abitudini di vita, nutrizione e fattori ambientali possano condizionare la densità minerale ossea di madre e neonato fin dalla gestazione.
E i risultati sembrano confermare che i primi mesi dopo la nascita costituiscono una fase estremamente sensibile.
L’infanzia costituisce un periodo di vulnerabilità per l’esposizione ambientale e la formazione scheletrica – conclude Street – e questo richiede interventi concreti per tutelare la salute ossea delle generazioni future.
Un richiamo che supera i confini del singolo studio e riporta in primo piano il tema della regolamentazione delle molecole chimiche presenti nei prodotti di uso quotidiano, specialmente quelli destinati a gestanti e bambini.