Il gigante verde di Palermo: l’albero esotico più maestoso d’Europa

Scopri il Ficus macrophylla del Giardino Garibaldi: l'albero esotico più grande d'Europa che da 160 anni domina Piazza Marina con la sua chioma monumentale

Con i suoi trenta metri di statura, una circonferenza superiore ai ventuno metri e una chioma che abbraccia un’area di cinquanta metri di diametro, il Ficus macrophylla che domina il Giardino Garibaldi in Piazza Marina, nel cuore della Kalsa, rappresenta secondo l’Accademia dei Georgofili l’esemplare esotico di dimensioni maggiori in tutto il continente europeo. Questo primato non è una conquista recente: l’albero venne messo a dimora nel 1864, appena dodici mesi dopo che l’architetto Giovan Battista Filippo Basile completò la progettazione del giardino, e da quel momento la sua espansione non si è mai arrestata.

Ficus macrophylla del Giardino Garibaldi 2

@wikimedia.org

Nato dalla propagazione dell’esemplare conservato nell’Orto Botanico palermitano — arrivato nel 1845 dalle remote Isole Howe nell’Oceano Pacifico passando per un vivaio francese — questo ficus ha raggiunto proporzioni tali da modificare completamente la configurazione iniziale del giardino. Le sue ramificazioni generano radici aeree che si allungano verso il basso e, una volta ancoratesi al terreno, si trasformano in veri e propri fusti aggiuntivi, colonne viventi che sostengono una massa vegetale in continua espansione. Proprio questa peculiarità gli conferisce quell’aspetto “malinconico” che lo caratterizza — lo stesso fenomeno che in natura porta il Ficus macrophylla a soffocare progressivamente le piante ospiti su cui germoglia, guadagnandosi l’appellativo di “albero strangolatore”. I piccoli palermitani, però, lo hanno sempre chiamato in un altro modo: “l’albero che cammina”.

Una piazza edificata sul dolore

L’albero venne piantato dal sindaco dell’epoca, il Marchese di Rudinì, subito dopo la rivoluzione garibaldina, con un’intenzione ben precisa: coprire con il verde rigoglioso il rosso del sangue versato dai 188 martiri giustiziati durante i teatrali “auto da fé” organizzati dall’Inquisizione spagnola proprio in quel luogo. Gli ultimi roghi furono celebrati davanti a Palazzo Chiaramonte-Steri, l’imponente edificio che si affaccia sul giardino e che ospitò il Tribunale dell’Inquisizione per oltre duecento anni. La tradizione orale tramanda che il suolo imbevuto di sangue abbia favorito lo sviluppo straordinario dell’albero — una narrazione leggendaria, certamente, ma ancorata a eventi storici documentati con precisione.

L’amministrazione comunale di Palermo riconosce il ficus come uno degli esemplari più antichi e imponenti della penisola e ha dedicato il giardino all’eroe nazionale Giuseppe Garibaldi proprio per commemorare la nascita del Regno d’Italia. Nel 2011 l’albero ha ottenuto il riconoscimento di “Albero dei 150 anni dell’Unità d’Italia” e nel 2016 è stato inserito nel registro nazionale degli alberi monumentali in conformità con la Legge n. 10/2013.

L’agente e l’imboscata

La cronaca più recente legata all’albero riporta una data inequivocabile. Alle 20:45 di venerdì 12 marzo 1909, tre detonazioni in sequenza rapida e una quarta immediatamente successiva seminarono il terrore tra la piccola folla che attendeva il tram al capolinea di Piazza Marina. Soltanto il giovane marinaio Alberto Cardella si precipitò verso il Giardino Garibaldi, da dove provenivano gli spari, in tempo per scorgere un uomo che crollava lentamente al suolo, mentre altri due individui si dileguavano nell’oscurità.

L’uomo era Joe Petrosino, tenente della polizia newyorkese, nato a Padula in provincia di Salerno nel 1860 (personaggio a cui è stata dedicata nel 2006 la mini serie televisiva Rai Joe Petrosino, con Beppe Fiorello protagonista). Comandava un’unità di agenti italoamericani impegnati nella lotta contro la “Mano Nera”, l’organizzazione criminale fondata su estorsioni e minacce che colpiva principalmente gli stessi immigrati italiani. Era giunto a Palermo per raccogliere dati sui precedenti penali di alcuni delinquenti italiani trasferitisi negli Stati Uniti, in modo da facilitarne l’espulsione dal territorio americano. Una missione riservata, divenuta di dominio pubblico a causa di una fuga di informazioni.

joe petrosino

@vittimemafia.it

Il console americano a Palermo comunicò al suo governo tramite telegramma: «Petrosino ucciso a revolverate nel centro della città questa sera. Gli assassini sconosciuti. Muore un martire». Il mandante, secondo gli inquirenti dell’epoca e le successive indagini, fu con ogni probabilità il boss Vito Cascio Ferro. Il Comune di Palermo ha installato nel 2003 una targa commemorativa nel giardino di Villa Garibaldi per segnalare il luogo dell’omicidio. Ai funerali di Petrosino a New York, il 12 aprile 1909, parteciparono circa 250.000 persone.

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin