Identificazione della celiachia senza biopsia: analisi del sangue affidabili, indicatori innovativi e programmi di screening per scovare i casi nascosti.
L’identificazione della celiachia si prepara a un cambiamento epocale. Durante il recente congresso della Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva, gli specialisti hanno discusso dell’approccio diagnostico senza prelievo tissutale, una metodologia che potrebbe rendere superflua la biopsia intestinale anche per i pazienti adulti. Gli esperti intervenuti al FISMAD Congresso Nazionale Malattie Digestive 2026 di Roma hanno evidenziato come test sierologici di nuova generazione possano garantire risultati attendibili, modificando procedure diagnostiche consolidate da tempo.
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Anticorpi specifici come strumento diagnostico
La dottoressa Fabiana Zingone dell’ateneo patavino chiarisce che quando gli anticorpi anti-transglutaminasi IgA raggiungono valori dieci volte superiori al limite standard, dimostrano un’accuratezza diagnostica molto elevata. In circostanze specifiche, il prelievo bioptico potrebbe diventare superfluo, abbreviando i percorsi diagnostici e riducendo l’invasività degli esami. Le direttive europee aggiornate nel 2025 legittimano questa modalità per soggetti con età inferiore ai 45 anni, privi di sintomatologia preoccupante e assistiti presso strutture qualificate, a condizione che la positività venga validata mediante un secondo controllo ematico.
Indicatori biologici innovativi e approccio su misura
Gli studi scientifici stanno ampliando le frontiere oltre i metodi convenzionali. Tra le scoperte più interessanti emerge il potenziale dell’interleuchina-2 (IL-2), un indicatore biologico capace di rilevare la reazione immunologica alla proteina del frumento fin dalle prime manifestazioni. Questa molecola potrebbe ottimizzare sia l’identificazione della patologia senza ricorso alla biopsia sia il monitoraggio di chi segue già un regime alimentare privo di glutine, contribuendo a determinare anche la quantità minima necessaria per scatenare la risposta patologica.
Programmi di rilevamento e casi non identificati
Nel nostro Paese i casi accertati si attestano intorno a 280 mila unità, tuttavia più della metà delle persone affette rimane senza diagnosi. Per contrastare questa situazione prende avvio uno screening su scala nazionale integrato con quello per il diabete di tipo 1, regolamentato dalla normativa 130, sperimentato inizialmente in alcune aree del territorio e ora in fase di estensione generale. Il proposito è portare alla luce il cosiddetto “sommerso celiaco“, tuttora ampiamente non diagnosticato.
Prospettive terapeutiche e controllo della patologia
L’alimentazione priva di glutine rappresenta tuttora l’unica soluzione terapeutica, ma circa il 20% dei pazienti manifesta persistenza dei disturbi. Per questa ragione gli studi stanno mettendo a punto trattamenti farmacologici capaci di regolare la risposta del sistema immunitario, intervenendo su enzimi e mediatori dell’infiammazione. Secondo i ricercatori, questi medicinali non elimineranno la necessità della dieta ma potrebbero rappresentare un aiuto prezioso nelle situazioni più difficili da gestire.
Dal punto di vista organizzativo, l’Italia sta lavorando anche alla razionalizzazione: voucher elettronici per prodotti privi di glutine e risorse destinate all’informazione sono già operativi. L’intento è garantire uniformità nell’accesso agli accertamenti e alle terapie, abbattendo le differenze regionali e migliorando il benessere quotidiano di chi convive con questa condizione.
Fonte: Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva