Scopri la storia delle Terme di Acireale, gioiello neoclassico siciliano frequentato da Wagner e sovrani europei, abbandonato dal 2015 e in attesa di rilancio.
Esiste un luogo in terra siciliana dove le acque sulfuree raccontano secoli di storia, dove un grande musicista tedesco cercava la sua musa ispiratrice, dove una sovrana si concedeva bagni in vasche di candido marmo e dove i vapori bollenti emergevano dal sottosuolo come il respiro lento dell’Etna. Questo luogo si chiama Terme di Acireale e da più di quindici anni giace nell’abbandono, avvolto in un silenzio che contrasta drammaticamente con lo splendore del suo passato.
Indice
Le origini nell’antica Grecia
Prima che sorgesse qualsiasi edificio, c’erano le sorgenti: acque sulfuree, bollenti, ricche di sostanze minerali estratte dalle profondità del vulcano più imponente d’Europa. I Greci dell’antichità furono i primi a scoprirle e compresero immediatamente il loro valore straordinario, tanto da costruire le Xiphonie nella zona di Reitana, uno dei primi stabilimenti termali della Sicilia orientale, di cui oggi rimangono solo labili tracce quasi cancellate dal tempo. Di quella fase storica parlano, sebbene brevemente, il De Aetna di Cornelio Severo e il Giardino di Esculapio di Filippo da Tessalonica, documenti preziosi che attestano come la cultura termale di questa porzione di Sicilia affondasse le radici in epoche remotissime.
Successivamente arrivarono i Romani, più organizzati e visionari, che potenziarono e svilupparono quanto i Greci avevano iniziato; lo sfruttamento proseguì con i Bizantini, si protrasse fino all’arrivo degli Arabi e si arrestò improvvisamente solo con il catastrofico sisma del 1169, che probabilmente determinò l’abbandono definitivo delle antiche strutture. I resti di quel complesso sono tuttora visitabili nell’area archeologica di Santa Venera al Pozzo, nel territorio comunale di Acicatena, come testimonianza muta di una civiltà termale che aveva resistito quasi mille anni.
Il barone che rivoluzionò il sito
Fu necessario attendere la metà dell’Ottocento perché qualcuno possedesse la visione e le disponibilità economiche per riportare in vita quella tradizione millenaria. Fu il Barone Agostino Pennisi di Floristella a destinare il proprio capitale a un’impresa ambiziosa, dando vita nel 1873 a un centro termale all’avanguardia nella periferia meridionale di Acireale, in una posizione privilegiata a breve distanza dalla stazione ferroviaria sulla linea Messina-Catania-Siracusa, che assicurava già allora un’ottima raggiungibilità alla struttura. Il nuovo stabilimento fu progettato dall’architetto fiorentino Mariano Falcini secondo i canoni neoclassici, con un raffinato giardino all’inglese che arricchiva una composizione scenografica di notevole impatto, resa ancora più affascinante dalla presenza dell’Etna e del Mediterraneo come fondale naturale; nello stesso anno venne inaugurato il contiguo Grand Hotel des Bains, mentre poco dopo sarebbe stato edificato nelle vicinanze anche il castello neogotico di proprietà dello stesso nobile.
La struttura che nacque rappresentava un’assoluta novità per la Sicilia: circa sessanta vasche in marmo bianco distribuite in ambienti riccamente decorati, dove fluiva acqua calda e fredda, dolce e minerale, profumata, aromatica o trasformata in vapore russo mediante apposite “cannelle metalliche”; dal soffitto scendevano getti d’acqua fredda che fungevano da doccia, mentre particolari apparecchi di idroterapia e soluzioni tecniche speciali consentivano anche ai malati di fruire dei trattamenti.
L’acqua impiegata era la medesima delle antiche terme romane, convogliata attraverso un elaborato sistema di captazioni: di natura sulfurea, salsobromoiodica e radioattiva, si rivelava efficace nel trattamento di patologie osteoarticolari, reumatiche e dermatologiche, attirando una clientela sempre più numerosa e di prestigio.
Quando Acireale accoglieva i protagonisti d’Europa
I personaggi illustri non tardarono ad arrivare. Richard Wagner, che nel 1882 viveva uno dei momenti più creativi della sua esistenza, scelse Acireale come meta di villeggiatura con la sua famiglia; Ernesto Renan, il filologo e storico francese che aveva sconvolto l’Europa con la sua Vita di Gesù, visitò anch’egli le terme siciliane. Nel 1881 giunsero il Re Umberto I con la Regina Margherita, mentre Menotti Garibaldi aveva già fatto tappa alla struttura nel luglio del 1873, pochi mesi dopo l’apertura; arrivarono poi il Granduca ereditario di Baden e l’illustre medico Antonio Cardarelli, a dimostrazione di una fama che superava largamente i confini dell’isola. Dal 1915 al 1934 la tranvia Catania-Acireale, con fermata presso le terme, facilitò ulteriormente l’arrivo di visitatori dalla vicina città etnea, contribuendo a rendere Acireale una delle mete termali più apprezzate del Sud Italia.
Il Novecento, il declino, Nanni Moretti
Il ventesimo secolo portò trasformazioni, espansioni e inevitabili difficoltà: le terme attraversarono la loro prima crisi grave durante il conflitto mondiale e nel secondo dopoguerra, al punto che nel 1951 la proprietà passò dalla famiglia Pennisi alla Regione Siciliana. La gestione regionale non impedì tuttavia una ripresa, e nel 1987 venne aperto nella vicina frazione di Santa Caterina un secondo stabilimento termale, denominato Terme di Santa Caterina, a testimonianza di una vitalità che sembrava ancora robusta. Due anni più tardi, nel 1989, arrivò persino Nanni Moretti, che utilizzò la piscina all’interno del parco come location per Palombella Rossa, uno dei suoi lavori più celebri e dibattuti: era un riconoscimento inaspettato da parte del cinema italiano, un segnale che quel luogo conservava ancora un fascino capace di superare i decenni. Ma qualcosa stava già cedendo nelle fondamenta.
Il silenzio dal 2015
Nel 2015 le Terme di Acireale vengono messe ufficialmente in liquidazione per difficoltà finanziarie e interrompono definitivamente la loro attività, chiudendo una vicenda lunga quasi centocinquant’anni in modo improvviso e per molti aspetti incompleto. Le infiltrazioni d’acqua cominciano a penetrare tra le mura della struttura neoclassica, il giardino all’inglese disegnato da Falcini si trasforma progressivamente in giungla, mentre il dibattito sul destino del complesso si impantana in un eterno rimpallo di responsabilità tra la Regione Siciliana e i privati, complicato da un debito maturato che oltrepassa i nove milioni di euro. Soltanto nel marzo del 2022, grazie alle Giornate FAI, il parco ha riaperto i cancelli per un weekend, offrendo un barlume di speranza ma lasciando ancora sbarrata, e in attesa di scelte, la struttura principale.
Cosa accadrà in futuro
Il destino delle Terme di Acireale resta ancora tutto da definire: si ipotizza un piano industriale, ma prima occorrerà estinguere il debito; si ipotizza un restauro, ma i costi sono elevati e le volontà politiche incerte. Quel che è sicuro è che sotto quella costruzione scorre ancora l’acqua dell’Etna, la stessa che i Greci scoprirono tremila anni fa e nella quale Wagner cercava, tra un bagno caldo e l’altro, le note di qualcosa di immortale. L’acqua attende, paziente come un vulcano; la domanda è se qualcuno avrà la visione, e le risorse, per farla tornare a fluire.