Alla scoperta di Spoleto sulle tracce della celebre fiction Rai

Esploriamo Spoleto attraverso i set della famosa serie: dalla piazza del Duomo al Ponte delle Torri, un itinerario tra televisione e patrimonio storico.

Esplorare Spoleto vuol dire immergersi in un centro urbano che parla da sé: basta passeggiare tra le sue vie per rimanere affascinati. Stradine che salgono, architetture in pietra chiara, vedute inaspettate sulla vallata umbra. Numerosi di questi angoli risultano noti agli appassionati delle serie televisive italiane. Da diversi anni, infatti, la città ospita le riprese di Don Matteo, il celebre programma di Rai 1 che continua a conquistare il pubblico con la sua quindicesima edizione. Visitare questa località significa anche riconoscere luoghi, edifici religiosi e percorsi apparsi sullo schermo, scoprendo come la narrazione televisiva si fonda con l’eredità storica del territorio.

La piazza del duomo, fulcro urbano e televisivo

Il percorso inizia inevitabilmente da Piazza Duomo, tra gli spazi più spettacolari dell’intera regione. La Cattedrale di Santa Maria Assunta, caratterizzata dalla sua imponente gradinata, rappresenta l’elemento dominante ed è tra le ambientazioni principali della fiction. Nelle riprese televisive, questo punto concentra gli ambienti più emblematici: la residenza del parroco e la stazione dell’Arma.

@Rebecca Manzi/GreenMe

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Nella realtà concreta, la situazione presenta qualche differenza ma lo slargo offre un osservatorio ideale per comprendere l’anima della città: visitatori che sostano sugli scalini, quiete rotta solo dal rumore dei passi e quella percezione di armonia tra grandiosità architettonica e vita di tutti i giorni. A breve distanza si individua Palazzo Bufalini, sfruttato per le inquadrature esterne della caserma. Dal vero appare sobrio, quasi integrato nel tessuto cittadino.

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L’edificio sacro del protagonista e la residenza episcopale

Continuando a piedi si giunge a uno degli spazi più identificabili per gli estimatori della serie: la Basilica di Sant’Eufemia, l’autentica chiesa dove celebra il protagonista. Si trova celata dentro il Palazzo Arcivescovile, edificato sopra antiche fondamenta longobarde. La produzione televisiva ha individuato qui un contesto genuino, distante da scenografie artificiali. Varcare il cortile equivale a compiere un tuffo nel passato. L’edificio religioso, essenziale e romanico, testimonia una Spoleto meno evidente ma profondamente in sintonia con l’essenza della narrazione: sobria, umana, ordinaria.

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Stradine, dimore e giri in bicicletta

Tra gli elementi più coinvolgenti dell’esperienza figura il vagare nel nucleo antico, ripercorrendo gli stessi tragitti compiuti dal parroco investigatore e dal maresciallo Cecchini. In Via Fontesecca si individuano le facciate delle loro residenze televisive, mentre Corso Garibaldi, Via dell’Arringo, Via delle Mura e Via di Visiale ospitano frequentemente le note passeggiate e le sequenze ciclistiche quando il protagonista era ancora impersonato da Terence Hill. Muovendosi in questi luoghi, emerge chiaramente come Spoleto non costituisca soltanto uno sfondo, ma un elemento narrativo autentico della produzione.

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Dalla prigione televisiva ai simboli cittadini

Spostandosi leggermente dal cuore urbano si raggiunge il sito probabilmente più evocativo dell’itinerario: il Ponte delle Torri. Sebbene attualmente l’attraversamento sia limitato, il panorama rimane straordinario. Proprio qui la bicicletta del protagonista ha attraversato una delle vedute più emblematiche della serie, con la Rocca Albornoziana che fa da sfondo. Nella fiction, la fortificazione riprende la sua originaria funzione carceraria. Nella realtà storica, sovrasta Spoleto dall’alto e racconta secoli di vicende, tra autorità, sorveglianza e rinnovamento culturale.

@Rebecca Manzi/GreenMe

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Spoleto, al di là della narrazione televisiva

L’esperienza spoletina lascia l’impressione di una città che non dipende da riferimenti esterni. La serie costituisce un elemento attrattivo, non l’unica prospettiva interpretativa. Il programma televisivo orienta il visitatore, lo conduce tra dettagli e panorami, ma poi concede libertà all’esplorazione individuale. Che si arrivi motivati dalla fiction, dall’interesse artistico o semplicemente dal desiderio di camminare con calma, Spoleto riesce in qualcosa di insolito: conservare la propria identità. Un suggerimento pratico per chi, come me, soffre di claustrofobia o preferisce evitare ambienti ristretti: è opportuno visitare Spoleto utilizzando inizialmente le scale mobili e successivamente gli ascensori gratuiti forniti dall’amministrazione comunale. In alternativa, con adeguata preparazione fisica, si può salire a piedi ma attenzione: il percorso presenta pendenze notevoli!

@Rebecca Manzi/GreenMe

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