Dal 2026 analisi cliniche e screening tumorali nelle farmacie italiane: una rivoluzione per facilitare prevenzione e ridurre le attese.
A partire dal 2026, le farmacie del territorio nazionale diventeranno veri e propri presidi sanitari di prossimità, offrendo la possibilità di eseguire analisi cliniche che tradizionalmente richiedevano la visita a strutture ospedaliere o laboratori specializzati. Questa evoluzione deriva dalla nuova normativa sui servizi farmaceutici, pensata per facilitare l’accesso a controlli diagnostici essenziali e ad alcuni test di screening avanzati per l’intera popolazione.
La gamma di analisi disponibili
Fino all’anno scorso, presso le farmacie era consentito eseguire prevalentemente autotest semplici, come la misurazione della glicemia o del colesterolo. Grazie al recente provvedimento normativo, le oltre 19mila farmacie presenti in Italia potranno proporre un ventaglio ben più articolato di analisi diagnostiche, includendo valutazioni della funzione renale ed epatica, dosaggi ormonali, marcatori cardiaci e test rapidi per lo screening di neoplasie come quelle alla prostata o al colon-retto. I risultati ottenuti avranno valore ufficiale e saranno integrati nel fascicolo sanitario elettronico, assicurando così una perfetta integrazione con il percorso assistenziale tradizionale.
Stando ai dati di Federfarma, nel nostro Paese vengono eseguite annualmente circa 500 milioni di analisi di laboratorio. L’obiettivo della riforma è quello di convogliare verso le farmacie almeno il 15% di queste prestazioni, alleggerendo le liste d’attesa e i tempi di risposta. Il cambiamento sarà particolarmente significativo per chi soffre di malattie croniche, come il diabete, permettendo controlli più ravvicinati e risultati immediati senza doversi allontanare dal proprio quartiere.
Partenza delle sperimentazioni regionali
Spetterà alle amministrazioni regionali stabilire quali tipologie di esami potranno essere svolti nelle farmacie e come verrà organizzato il sistema di rimborso delle spese. Le farmacie dovranno predisporre aree dedicate e acquisire strumentazioni che rispettino i requisiti di sicurezza e qualità, scongiurando il pericolo di diagnostica approssimativa o inaffidabile. Le prime sperimentazioni prenderanno il via nei prossimi mesi in Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio, per verificare l’efficacia organizzativa e gestionale dei nuovi servizi.
Grazie a questa innovazione, le farmacie non rappresenteranno più esclusivamente luoghi di distribuzione di farmaci, ma diventeranno autentici centri sanitari di quartiere, in grado di semplificare l’accesso alla prevenzione e assicurare un monitoraggio regolare dello stato di salute. La presenza capillare sul territorio potrebbe rivoluzionare il modo in cui i cittadini affrontano le analisi periodiche, migliorando la rapidità delle diagnosi e il benessere complessivo dei pazienti.
Fonte: Camera dei Deputati / Federfarma