Le località italiane da evitare per un trasferimento nel 2026

Graduatoria benessere abitativo 2025: i 5 territori italiani meno raccomandabili per trasferirsi. Sud in crisi, Nord ai vertici della classifica.

Hai in programma un cambio di residenza per il 2026? Prima di prendere decisioni definitive, è fondamentale analizzare i dati concreti sul benessere abitativo nelle diverse aree del Paese. L’ultimo studio condotto da ItaliaOggi, Ital Communications insieme all’Università Sapienza di Roma fornisce indicazioni precise: esistono notevoli differenze tra le varie località, e alcune andrebbero decisamente scartate.

Lo studio prende in esame nove indicatori cruciali che influenzano direttamente il quotidiano: possibilità occupazionali, situazione ambientale, standard educativi, struttura della popolazione, livello di sicurezza, potere d’acquisto, welfare, sistema sanitario e patrimonio culturale.

Il meridione in grave difficoltà

I risultati più preoccupanti riguardano il Mezzogiorno, dove le criticità appaiono radicate nel tessuto territoriale. Gli ultimi cinque posti della graduatoria appartengono esclusivamente ad aree del Sud, segnale di problematiche che superano le contingenze momentanee.

Caltanissetta si posiziona all’ultimo posto assoluto come territorio meno vivibile d’Italia, preceduta da Crotone e Reggio Calabria. Il quadro negativo include anche Foggia e Agrigento, che chiudono il quintetto delle peggiori. Ma l’elenco si allunga: persino grandi città come Napoli, Palermo e Catania si collocano nelle posizioni più basse, dimostrando che le difficoltà investono anche i principali poli urbani meridionali.

La distanza dal resto della nazione è evidente: reti infrastrutturali carenti, assistenza sanitaria limitata, scarse possibilità di impiego e un’economia debole contraddistinguono questi territori. Tra tutte le località del Sud e delle isole, soltanto L’Aquila si distingue dal gruppo più critico, raggiungendo il 56° posto su un totale di 107 province.

Alcune eccezioni positive al meridione

Non tutte le realtà del Sud sono uniformemente negative. Si distinguono due “isole felici” che provano come sia realizzabile un’inversione di tendenza: Lecce e Cagliari superano la media meridionale grazie a politiche mirate su patrimonio culturale, settore turistico e qualità urbana. Rappresentano la prova che il miglioramento è alla portata, pur rimanendo casi eccezionali in un contesto complessivamente problematico.

Una nazione divisa nettamente

Gli analisti evidenziano come nel 2025 appena 60 province su 107 raggiungano livelli di benessere ritenuti soddisfacenti o accettabili. Questo significa che circa metà del territorio nazionale presenta condizioni critiche o insufficienti.

Il miglioramento complessivo rilevato in alcuni settori, come quello sanitario, non basta a ridurre il divario formatosi nel tempo. Numerose province registrano progressi graduali, ma partono da situazioni così arretrate che i miglioramenti non si traducono in una vera trasformazione.

I territori da evitare assolutamente

Se state considerando un cambio di residenza, ecco le 5 province da eliminare senza esitazione dalla vostra selezione:

  1. Caltanissetta (fanalino di coda)
  2. Crotone (106esima posizione)
  3. Reggio Calabria (103esimo posto)
  4. Foggia (104esima piazza)
  5. Agrigento (105esimo gradino)

A queste vanno aggiunti i maggiori centri urbani meridionali che, nonostante rilevanza e tradizione storica, non garantiscono standard abitativi adeguati: Napoli, Palermo e Catania rimangono confinate nelle fasce inferiori della classifica.

Le destinazioni consigliate

Per contro, chi ricerca possibilità concrete e benessere abitativo dovrebbe orientarsi verso settentrione e centro Italia: Milano guida la graduatoria, seguita da Bolzano e Bologna. Le province dell’Emilia-Romagna, del Veneto e della Lombardia occupano costantemente le prime posizioni, garantendo servizi efficienti, concrete opportunità professionali e infrastrutture all’avanguardia.

  • Milano
  • Bolzano
  • Bologna
  • Firenze
  • Monza
  • Trento
  • Padova
  • Verona
  • Parma
  • Reggio Emilia

La conclusione è inequivocabile: l’Italia del 2026 rimarrà una nazione caratterizzata da forti squilibri territoriali, dove il benessere dipende significativamente dalla collocazione geografica. Prima di cambiare residenza, è opportuno esaminare attentamente le statistiche disponibili.

Fonte: Italia Oggi

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