La Comencini porta al cinema il dramma di una maternità logorante

Fonte Foto: Cinema10.itCristina Comencini, che pone spesso figure femminili al centro dei propri lavori, ha presentato alla Mostra del Cinema di Venezia "Quando la notte", film tratto dall'omonimo romanzo, di cui lei stessa è autrice.

Pare che il film sia stato applaudito e apprezzato dal pubblico, ma denigrato dalla critica, in particolare dagli uomini presenti in sala, posti improvvisamente faccia a faccia dinnanzi ad un tabù che riguarda le donne: il dramma di non riuscire ad essere madre, o meglio, di non riuscire ad essere la mamma perfetta che tutti si aspettano. Perché l'istinto materno in una donna dovrebbe essere innato.

 

Noi di WellMe sappiamo bene quanto possa essere complicato essere mamme sempre felici e sorridenti, soddisfatte dei compiti portati a termine e piene di energia da dedicare ai figli in ogni momento della giornata. Sappiamo anche che essere mamme è un vero e proprio lavoro aggiuntivo, oltre la professione che si deve svolgere per mantenere la famiglia, e che se ogni donna fosse pagata in base al peso delle proprie responsabilità nei confronti dei figli e della famiglia, ora sarebbe ricca.

 

Dunque non ci stupiamo della scelta da parte della Comencini di voler incentrare il proprio ultimo lavoro sulla figura di una madre in presa ad una crisi esistenziale sopraggiunta dopo la nascita del proprio bambino. La scrittrice e regista ha voluto porre in primo piano una verità scomoda, che intimorisce gli uomini e lascia in bilico tutte le donne: a volte, la maternità può essere logorante.

I momenti di crisi per una madre possono sopraggiungere da un momento all'altro. Il film lo dimostra puntando le telecamere sulla protagonista, Marina, interpretata da Claudia Pandolfi, che a tratti riesce a dimostrare al proprio bambino tutto l'amore del mondo, mentre in altri momenti quasi vorrebbe non fosse mai nato.

Il rapporto tra madre e figlio può essere ambivalente. Spesso le donne lo nascondono, poiché comunemente si ritiene che, per inalienabile merito dell'istinto materno, il legame di una madre con il proprio bambino sia sempre idilliaco. E allora brucia e sconvolge che una verità così scomoda venga mostrata senza filtri, con un incipit da vero e proprio thriller.

Marta Albè