Steve McQueen a Venezia con un film scandalo

altLa critica ha reagito in maniera contrastante di fronte all'ultimo lavoro del regista Steve McQueen, presentato ieri alla Mostra del cinema di Venezia. "Shame" (Vergogna) è stato infatti sia applaudito che fischiato da coloro che hanno assistito alla sua anteprima.

 

Il regista ha voluto di certo stupire gli spettatori decidendo di rappresentare i disagi legati alla vita moderna attraverso il filtro del sesso, che si trova al centro di gran parte delle scene del film, in cui i primi piani la fanno da padrone sui dialoghi, piuttosto ridotti.

 

McQueen porta in scena le ossessioni maniacali del protagonista Brandon, impersonato da Michael Fassbender, che non riesce a costruire rapporti sentimentali solidi con le donne e mostra di avere un legame morboso con la propria sorella, depressa ed incline al suicidio.

 

Fratello e sorella sono uniti dallo stesso passato, ricco di ombre. Provengono da una famiglia irlandese non facile, di cui non sappiamo molto. Brandon è dipinto come un uomo senza legami, che può fare tutto ciò che vuole, godendo di un'eccessiva libertà, ma che, in fondo, è alla ricerca di una possibilità di redenzione, che conferisce al film un significato più profondo di quello che ci si aspetterebbe.

 

Nel corso della conferenza stampa dedicata al film, il regista ha tenuto a precisare che nel suo nuovo lavoro ha voluto parlare di Irlanda e di politica, già temi centrali in "Hunger" (2008). McQueen ha infatti dichiarato: ''In quel film parlavo di politica e di Irlanda. In questo c'è ancora la politica ovvero quello che accade oggi, il web e tutto il resto. Li c'era un uomo prigioniero e qui invece un uomo troppo libero. Uno che può fare tutto. E la troppa libertà di oggi è in fondo la nostra prigione''.

Marta Albè