Ogni giorno la vita si allunga di sei ore

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L’Italia, insieme al Giappone, la Svezia e la Spagna, fa parte dei paesi più longevi al mondo e in cui ci sono tantissimi centenari.

Però, se oggi è comunque una eccezione, diventare ultracentenari tra qualche anno diventerà la norma. Ma non sarà il risultato di un estremo esperimento scientifico ma sarà dovuto alla naturale dilatazione della vita dell’uomo. Sicuramente parte di questo allungamento della vita è dovuto alle scoperte in campo medico che hanno permesso di curare molte malattie e che hanno portato, di conseguenza, ad un miglioramento generale delle condizioni fisiche.

Quello che oggi emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Nature è che negli ultimi 170 anni, l’aspettativa di vita nei paesi industrializzati è aumentata di 2 anni e mezzo ogni 10 anni, ciò significa che aumenta di circa 6 ore al giorno. Questa progressione porterà più della metà dei bambini nati dal 2000 in poi a vivere oltre i 100 anni.

Il demografo James Vaupel della Duke University di Durham (Nord Carolina) spiega che La vita si è allungata non perché la velocità cui invecchiamo è diminuita, tutt’altro: il motivo è che, grazie agli avanzamenti della medicina e alle migliori condizioni di vita, l’esordio di molte malattie è stato posticipato, quindi rimaniamo più a lungo sani e i guai arrivano più in là nel tempo.

Secondo Vaupel, siccome quasi tutti arriveranno ai 100 anni, bisogna riprogettare l’idea di vita e di distribuzione dei tempi di lavoro e riposo: "Se il XX secolo ha segnato il tempo delle ridistribuzione della ricchezza il XXI potrebbe essere il momento della ridistribuzione del lavoro". Siccome si vivrà bene, sani e attivi fino ai 90 anni bisognerà ripensare il sistema pensionistico e di welfare. E su questo punto, il demografo propone un interessante proposta: "Piuttosto che destinare i primi due decenni esclusivamente all’istruzione, i successivi 3-4 decenni alla carriera e all’educazione dei figli e solo gli ultimi al tempo libero, si potrebbe, ad esempio, consentire alle persone di lavorare meno ore al giorno, in cambio di una permanenza più lunga sul mercato del lavoro e più tempo libero spalmato sugli anni migliori".

Quindi l’impegno maggiore è nelle mani della politica, del mondo del sociale e della sanità. Si dovrà rivedere e riformulare tutto per garantire una maggiore coerenza tra impegni di vita e lunghezza della vita al fine di permettere di vivere una vita attiva dal punto di vista lavorativo ma anche piacevole per un tempo maggiore.

Peccato che nessuno di noi potrà verificare di persona la fondatezza di questa teoria e giudicare le misure adottate dalle istituzioni per ridisegnare il ciclo di vita dell’uomo. Ora più che mai vale la manzoniana citazione "Ai posteri l’ardua sentenza".

Lazzaro Langellotti