Il vostro bimbo non parla? Consigli ed atteggiamenti da evitare

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Avevamo detto che avere figli contribuisce alla salute del cuore: ma nessuno può negare che il mestiere per cui non esiste nessuna scuola, cioè quello di genitore, è anche fonte di pensieri continui.

Tutti i papà e le mamme desiderano per i propri piccoli uno sviluppo armonico, una crescita sana ed oggi più che in passato vivono con ansia e disagio ogni comportamento dei figli che non corrisponda ai canoni più comuni e che possa essere indice di un’anomalia, di una diversità rispetto ai coetanei.

Questa forma di preoccupazione è particolarmente evidente per quanto riguarda lo sviluppo del linguaggio: quale genitore non ricorda con gioia il momento in cui per la prima volta è riuscito a distinguere tra i balbettii del proprio bimbo le parole “mamma” o “papà”? Dopo quelle prime espressioni, la soddisfazione accompagna ogni altra parolina pronunciata dal bambino: ma se il piccolo manifesta un ritardo nell’espressione? Se cioè fa fatica ad esprimersi a parole? Un problema piuttosto diffuso in Inghilterra, dove una ricerca svolta da YouGov per BBC, ha evidenziato che un bambino su sei (uno su quattro se si considerano solo i maschietti, che notoriamente hanno uno sviluppo rallentato delle capacità espressive rispetto alle coetanee) a 18 mesi non è ancora in grado di pronunciare quelle venti parole diverse che vengono convenzionalmente considerate come la soglia minima, al di sotto della quale si riconosce un ritardo nel linguaggio.

I motivi? Sono vari. “Prima di tutto è necessario ricordare sempre – chiarisce Stefano Vicari, direttore di Neuropsicologia infantile all’ospedale Bambino Gesù di Roma – che ogni bambino ha ritmi di crescita propri, che differiscono da quelli degli altri, per questo è opportuno tener conto delle differenze individuali, senza fare troppi confronti, che possono risultare dannosi. È vero, però – prosegue- che all’età di due anni un bambino deve essere in grado di pronunciare alcune parole e se non riesce è opportuno indagare sulle ragioni di questa difficoltà”.

Un’influenza negativa sullo sviluppo del linguaggio infantile è esercitata dalla televisione, questa baby sitter priva di affetto, che non è in grado di stimolare l’apprendimento di nuove parole, in quanto, spiega sempre Vicari, “invita ad una fruizione passiva, priva di partecipazione, mentre è molto più efficace instaurare un dialogo tra genitore e bambino, stimolare l’immaginazione del piccolo, raccontandogli delle storie con l’ausilio di un libro illustrato, o cantando con lui una canzone ”.

I genitori, però, oggi hanno purtroppo sempre meno tempo da trascorrere con i propri figli, per cui alle fiabe raccontate da papà e mamma si sostituisce il cartone animato in dvd, che spesso i bambini guardano anche senza compagnia, visto che sono in aumento i figli unici. Più soli, dunque, ma anche più controllati i piccoli di oggi, da genitori che si attendono da loro, come spiega Tilde Giani Gallino, psicologa dell’età evolutiva “che sappiano fare tutto e subito, preoccupandosi se invece non ne sono capaci”.

Il ritardo nello sviluppo del linguaggio può anche avere delle cause fisiologiche ed essere legato, ad esempio, deficit uditivi, che possono essere indagati e conosciuti fin dalla nascita. “Vi sono in Italia alcune città pilota, tra cui Lecce, nelle quali - afferma Giuseppe Mele, segretario della Federazione italiana medici pediatri - è possibile effettuare uno screening audiologico già alla nascita”. Dove ciò non avviene, può comunque venir eseguito, su bambini di sette, otto mesi il Boel-Test, consistente in una serie di stimoli acustici e di parametri grazie ai quali si verifica se il piccolo riesca a sentire bene. “Le difficoltà uditive sono in aumento – chiarisce Mele – poiché sempre più frequenti sono i parti prematuri o i bambini che alla nascita hanno un peso inferiore alla media”.

Nel caso in cui non vi siano dei problemi fisici particolari, cosa fare per stimolare nel bambino uno sviluppo corretto del linguaggio? Il consiglio è principalmente uno, del resto sempre valido quando si parla di rapporto con un figlio: dedicategli tempo, parlate con lui e ascoltate ciò che prova a dirvi, anche se le parole sono sbagliate e vi sembrano solo un farfugliare confuso. Mostrategli attenzione ed evitate di ridere dei suoi errori, non interrompetelo per fare correzioni, ma aspettate che abbia finito e pronunciate in maniera corretta la parola che avete sentito deformata. Non vi aspettate però, che la ripeta subito dopo di voi.

La pazienza si sa, è il presupposto di ogni processo educativo!

Francesca Di Giorgio