Influenza A: conosciamola meglio

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Cos’è e come si manifesta e, soprattutto, perché fa ancora tanta paura. WellMe.it tenta di fare il punto sull’influenza A. Per conoscerla una volta per tutte.

Molti hanno dimenticato, o forse non sanno, che l’influenza A H1N1 ha una aggressività simile alla classica epidemia di stagione, anche se si diffonde con maggiore rapidità.

Mano davanti alla bocca quando si starnutisce e lavata di mani appena si mette piede in casa. Ma non ce l’avevano già insegnato le nostre mamme? Eppure, norme di comportamento e di igiene generale sbucano da ogni dove a ricordarci che stare un po’ più attenti in fatto di semplici regole da seguire in realtà vale per qualsiasi malattia che si trasmette di persona in persona con le goccioline di saliva.

E allora, posto che dobbiamo continuare, magari con più attenzione, a strofinare le mani con acqua calda e sapone, coprirci il naso e la bocca con un fazzoletto quando si starnutisce, non toccarci gli occhi, il naso e la bocca con le mani non lavate, non stare vicino a chi ha sintomi e sfoderare orgogliosi l’ultimo liquido disinfettante “a secco” messo in commercio, vediamo un po’ come si presenta questa influenza A.

I sintomi principali sono tre: febbre sopra i 38° per più di tre giorni, dolori muscolari (o affaticamento, nausea o vomito) e un sintomo respiratorio, tipo raffreddore, mal di gola o tosse. Stesse avvisaglie della stagionale, dunque, con la differenza che la H1N1 ha un inizio più brusco e si manifesta con difficoltà respiratorie più serie. Ma non è detto.

Ora, se i sintomi sono forti, bisogna chiamare il medico di famiglia. Nella maggior parte dei casi, l’influenza A si manifesta in forma blanda e si cura con farmaci sintomatici. Il più delle volte, bastano farmaci come il paracetamolo per la febbre o l’ibuprofene per i dolori articolari e il mal di gola, mentre l’arma migliore per prevenirla rimane la vaccinazione.

Il vaccino, che impiega 10/15 giorni per essere efficace, viene distribuito alle Regioni e alla Province entro novembre, secondo quanto prevede l’ordinanza firmata dal viceministro del Welfare Ferruccio Fazio lo scorso 11 settembre. I primi ad essere vaccinati sono coloro che svolgono lavori di pubblica utilità.
Per cui, puntura pronta per i medici e il personale sanitario e socio-sanitario, il personale delle forze di pubblica sicurezza e della Protezione civile e il personale delle amministrazioni, di enti e società che assicurano servizi pubblici essenziali. Oltre a queste categorie, poi, il vaccino va somministrato ai donatori di sangue periodici e alle donne al secondo e terzo trimestre di gravidanza.

Resta fermo il fatto che ci sono alcune malattie che possono ampliare il rischio di complicazioni da influenza. Tra queste rientrano quelle croniche dell’apparato respiratorio, il diabete mellito e le malattie metaboliche, i tumori, le malattie renali, quelle del sangue e del fegato, le malattie congenite (che portano a una ridotta produzione di anticorpi), le malattie immunosoppressorie indotte da farmaci o Hiv.

Infine, come possiamo avere assistenza nella malaugurata ipotesi ci dovessimo ammalare all’estero?

Bene, nei Paesi dell’Unione europea (Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria), in Islanda, Liechtenstein, Norvegia e in Svizzera, le spese sanitarie sono coperte per tutti gli iscritti al Servizio Sanitario Nazionale in possesso di Tessera Europea di Assicurazione Malattia (la TEAM). Cioè, presentando la nostra tessera sanitaria a un ospedale pubblico o a una struttura convenzionata, abbiamo diritto a tutte le cure necessarie gratuitamente (tranne il pagamento dell’eventuale ticket o di altra partecipazione alla spesa).

Se la tessera non viene accettata o non l’abbiamo portata con noi, e fosse perciò necessario pagare le prestazioni, possiamo richiedere il rimborso delle spese una volta rientrati in Italia e presentando la documentazione alla Asl di appartenenza.

Quanto al resto del mondo, con alcuni Paesi come Argentina, Australia, Bosnia-Erzegovina, Brasile, Capo Verde, Città del Vaticano e Santa Sede, Croazia, Macedonia, Principato di Monaco, San Marino, Serbia, Montenegro, Tunisia, esistono accordi che prevedono una copertura di spese sanitarie dietro presentazione di appositi modelli rilasciati dalle Asl di appartenenza. Se, invece, ci troviamo ad andare in Paesi con i quali non ci sono convenzioni, come gli Stati Uniti d’America, è bene stipulare una polizza sanitaria prima del viaggio.

Germana Carillo