Artrite reumatoide: 9 pazienti su 10 vedono la propria vita compromessa

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Resi noti i dati di un’indagine svolta da Ipsos Mori in 11 Paesi europei sugli effetti dell’artrite reumatoide.

Dal campione di 100 pazienti italiani è emerso che il 76% ritiene che il dolore e la rigidità articolare dovuti a quella che è una delle malattie autoimmuni più comuni condizionano l’esistenza intera e il 47% afferma che quei sintomi abbiano effetti sulle relazioni personali. Nel complesso, il 94% dei pazienti italiani, rispetto all'82% di quelli europei, ammette che la ridotta funzionalità mattutina impatti negativamente sulla qualità di vita. Un quadro che completa quello diffuso qualche mese fa dal Rapporto Sociale sull’Artrite Reumatoide del Censis.

Tutto ciò si traduce anche in una grave ricaduta psicologica: il 53% di coloro che, nonostante i sintomi, svolge le proprie attività si sentono emotivamente frustrati, perché trovano più difficile fare qualsiasi cosa.

L’artrite reumatoide è una patologia che colpisce circa 350 mila pazienti in Italia, soprattutto donne, con un rapporto rispetto agli uomini di 5:2”, puntualizza il professor Maurizio Cutolo, Direttore della Clinica Reumatologica del Dipartimento di Medicina Interna dell'Università di Genova. “La rigidità e il dolore articolare mattutini, di cui soffrono questi pazienti – prosegue – risultano avere un impatto negativo diretto sulla loro qualità di vita. La terapia cortisonica ha rappresentato e rappresenta uno dei migliori sistemi di trattamento dell'infiammazione nell'artrite reumatoide. La disponibilità di cortisonici in grado di ottimizzare l'effetto anti-infiammatorio e, quindi, di migliorare il problema della rigidità articolare mattutina è diventata una realtà, grazie alla tecnica farmaceutica che oggi ci permette una somministrazione programmata notturna del farmaco”.

Si tratta di un nuovo trattamento a base di prednisone a rilascio programmato, approvato per i pazienti affetti da artrite reumatoide con rigidità mattutina. Assumendo il farmaco alle 22.00, un meccanismo originale di rilascio programmato consente di erogare basse dosi di prednisone da 4 a 6 ore dopo l’ingestione, proprio quando, nelle prime ore della notte, si sviluppa l’infiammazione.

Germana Carillo