AIDAA lancia l'allarme: 700 mila gli animali lasciati al sole

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Agosto è il mese dei grandi esodi verso le località turistiche, alla ricerca delle sospirate vacanze. Ed è anche quello che fa registrare il maggior numero di abbandoni.

Non molto tempo fa vi abbiamo parlato della campagna promossa dalla LAV e vi rinnoviamo il nostro invito a non abbandonare gli animali.

Secondo uno studio condotto dal Tribunale degli Animali dell’associazione AIDAA, attraverso le segnalazioni raccolte (sono circa 50 mila quelle di maltrattamenti pervenute in un solo mese), si stima che possano essere 700 mila i cani di proprietà (su una popolazione di dieci milioni di esemplari) abbandonati in balia di loro stessi, legati a catena o reclusi in spazi angusti, sotto il sole cocente di questi giorni.

Dai dati emerge una realtà terribile: più di un milione e mezzo di animali vive perennemente con la catena o è rinchiuso in piccoli recinti e almeno la metà di loro può considerarsi prigioniera di veri e propri “lager domestici”. La maggior parte delle segnalazioni riguardanti i maltrattamenti arriva dal sud Italia, mentre quelle relative a cani confinati in balcone è prerogativa delle grandi città come Milano, Torino, Roma, Napoli e Palermo.

"Sono davvero ancora tanti che non solo abbandonano i propri animali - avverte Lorenzo Croce, presidente nazionale di AIDAA - ma che li fanno vivere davvero male costretti in spazi angusti ed in condizioni igieniche vergognose. E anche se molto spesso è difficile intervenire anche questi sono reati perseguibili penalmente che rientrano nella categoria dei maltrattamenti".

Ma il fenomeno “abbandono” negli ultimi anni è mutato espandendosi a macchia d’olio e interessando anche altri animali. I cosiddetti "esotici" per esempio. Infatti, dopo cani e gatti si sono aggiunti al triste elenco anche pesci, rettili e uccelli. 200 mila quelli abbandonati nella stagione estiva che diventano 500 mila durante tutto l’arco dell’anno.

In questi mesi vengono liberati in fiumi, laghi e canali migliaia di pesci d’acquario che, se scampati a morte certa, rischiano di diventare un serio problema per la fauna autoctona, alterando il già delicato ecosistema delle nostre acque.

Tale fenomeno è particolarmente diffuso nelle regioni del nord Italia dove si stima che siano 50 mila gli esemplari di pesci tropicali “liberati”.

Non accenna a diminuire invece quello noto ormai da anni che ha come protagoniste le tartarughe d'acqua dolce delle specie Trachemys scripta scripta, Graptemys kohni e Pseudemys concinna. Da trent’anni infatti imperversa il loro commercio dagli Stati Uniti: migliaia di tartarughe che, sopravvissute al viaggio fino in Europa, sono destinate ad essere abbandonate in fiumi, laghi o semplicemente nelle fontane. Negli ultimi quattro anni ne sono state abbandonate circa 160 mila che in alcune zone d’Italia hanno completamente colonizzato interi specchi d’acqua alterando gravemente l’ecosistema.

Convivere con un animale è un impegno serio, fatto d’amore e di responsabilità, che non conosce né razza né specie.

Lorenzo De Ritis