Aborto spontaneo, scoperto il meccanismo che provoca il rigetto del feto

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È stato individuato da alcuni studiosi di Genova il meccanismo alla base dell'aborto spontaneo, soprattutto nei primi mesi di gravidanza.

Grazie allo studio svolto da un'equipe formata dai ricercatori dell'Istituto Gaslini, dell'Ist e dell'Università di Genova, ha scoperto cosa provoca l'aborto. Era già noto il fato che i linfociti Treg, cellule natural killer presenti nel sangue e deputate di uccidere tumori e altre cellule infette, avessero un ruolo durante la gravidanza.

Solitamente il loro è un compito: nella placenta cambiano completamente il loro comportamento distruttivo e si occupano di produrre sostanze che inducono la crescita dei tessuti e la formazione di nuovi vasi, di primaria importanza per la nutrizione del feto durante l'accrescimento. Gli studiosi hanno notato che all'interno della placenta, tali cellule accumulano e scambiano informazioni con un particolare tipo di macrofagi specializzati, inducendo l'organismo a produrre moltissime Treg, che bloccano un eventuale tentativo del sistema immunitario della madre di eliminare il feto, riconosciuto come "corpo estraneo".

È qui la chiave di tutto. Quando tale processo viene alterato, per esempio a causa di un deficit di cellule natural killer o per uno scambio inefficace di informazioni tra macrofagi eTreg, queste ultime non vengono più prodotte e il feto, non avendo più alcuna difesa, viene aggredito dalle cellule killer e dagli anticorpi materni, provocando l'aborto.

Spiega il prof. Moretta, irettore scientifico del Gaslini: "Noi studiamo da molti anni le cellule natural killer (NK). Si trovano nel sangue ma sono particolarmente abbondanti anche a livello della placenta. In genere, le NK uccidono tumori e cellule infettate da virus. Nella placenta invece cambiano completamente il loro comportamento e producono varie sostanze (citochine, chemochine, fattori di crescita) che inducono la crescita dei tessuti e la formazione di nuovi vasi (fondamentali per nutrire la placenta e il feto in accrescimento). Ma abbiamo scoperto anche dell'altro: nella placenta, le cellule NK si scambiano informazioni con un particolare tipo di macrofagi specializzati. In seguito a questa 'conversazione', viene impartito il comando (attraverso 'messaggeri solubili' quali citochine) di formare moltissime Treg. Le Treg a questo punto bloccano ogni tentativo del sistema immunitario della madre di eliminare il feto".

Tra i fattori di rischio vi è principalmente l'età avanzata della donna. Giorgio Bentivoglio, direttore dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia del Gaslini, conclude: "Dopo i 40 anni l'aborto spontaneo ha un'incidenza sulla gravidanza del 20%, quando la madre ha un'età intorno ai 30 anni i casi di aborto si riducono statisticamente a meno del 10%. Sicuramente una delle cause di aborto è un difetto dell'ovocita dovuto a imperfezioni subentrate nella meiosi e collegate all'età materna".

La scoperta è stata pubblicata sulla rivista scientifica Proceedings of the National Accademy of Science.

Francesca Mancuso