Metodo Zamboni, Fazio: protocollo diagnostico non parte ancora

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Il metodo Zamboni, tra le varie vicissitudini, è arrivato anche in Parlamento, dove la deputata dell'Udc Paola Binetti durante il Question Time in Aula ha posto alcune domande al Ministro della Salute, Ferruccio Fazio, riguardo alle motivazioni per cui il protocollo diagnostico sulla sclerosi multipla non è stato ancora attivato in maniera capillare in tutti i grandi ospedali, e policlinici universitari e i centri di ricerca avanzata.

Secondo l'esponente centrista ogni malato di sclerosi dovrebbe conoscere la propria idoneità al trattamento di angioplastica venosa, diffuso dal dottor Zamboni: "Anche nel dubbio che esso possa essere efficace - continua la deputata - i pazienti hanno comunque diritto a una risposta e a una proposta. Ogni giorno perso è percepito come un aggravamento della malattia".

Tuttavia, secondo Fazio l'attivazione del protocollo diagnostico sulla Ccsvi vagliato dall'ISS è stato ritenuto "una procedura con efficacia non dimostrata". Fazio, d'altro canto, conferma che "il governo ha incaricato un gruppo di esperti per ordinare i dati disponibili e individuare un percorso valutativo razionale sul tema dell'associazione tra la Ccsvi e la sclerosi multipla".

Ma la Binetti ha ribattuto: ''Un numero altissimo di malati di sclerosi multipla ha le vene giugulari e altre vene cerebrali e del torace malformate. Liberandole, tutti i malati di Sla che si sono sottoposti a questo intervento riferiscono di aver ricevuto indubbi benefici, tra cui il blocco della malattia, il recupero immediato della stanchezza cronica e il recupero di alcune funzioni fisiche''.

In merito, si è espressa anche l'Associazione Ccsvi nella Scelrosi Multipla, secondo cui "l'indicazione all'intervento nei portatori di Ccsvi, in particolare quando a questa si associ altra patologia di natura cronico evolutiva a carico del sistema nervoso ventrale, è un atto medico dovuto".

Francesca Mancuso