Giornata mondiale della poesia. Si usa nella psicoterapia

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Oggi è la Giornata Mondiale della Poesia. Istituita dalla XXX Sessione della Conferenza Generale Unesco nel 1999, da allora viene celebrata ogni anno il 21 marzo, proprio in occasione della data che segna anche il primo giorno di primavera, per riconoscere all'espressione poetica un ruolo privilegiato nella promozione del dialogo e della comprensione interculturale, della diversità linguistica e culturale, della comunicazione e della pace.

L'Unesco negli anni ha voluto dedicare la giornata all'incontro tra le diverse forme della creatività, affrontando le sfide che la comunicazione e la cultura attraversano in questi anni. "Tra le diverse forme di espressione, infatti, ogni società umana guarda all'antichissimo statuto dell'arte poetica come ad un luogo fondante della memoria, base di tutte le altre forme della creatività letteraria ed artistica", spiega il professor Giovanni Puglisi, Presidente della Commissione Nazionale Italiana per l'Unesco.

Ma la poesia ci può dare un aiuto concreto anche per superare i problemi che ci affliggono quotidianamente. Giovanni Porta, psicoterapeuta, specialista in arteterapia, la usa da anni come terapia per i suoi pazienti. "La poesia – spiega – ci fa vedere le cose sotto un aspetto diverso, più profondo, e spesso lontano da quello che noi pensiamo. È una forma di pensiero laterale, che ci permette di cambiare prospettiva, di vedere le cose in modo diverso e quindi aiuta a sbloccarsi. Molte persone si sentono infelici perché non riescono a ottenere ciò che vogliono. Quando arrivano dallo psicoterapeuta, sperano di trovare un modo magico per ottenere risultati diversi non cambiando assolutamente nulla del loro modo di fare, e anzi cercano nello psicoterapeuta una "spalla su cui piangere", qualcuno con cui condividere il proprio profondo senso di frustrazione. Diceva Einstein: la follia sta nel fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi".

È in questo senso che la poesia può aiutare: "la creazione poetica è una forma vera di pensiero laterale, e tramite lei anche i problemi di cui soffro quotidianamente mi sembreranno diversi, perché è diverso lo strumento con cui li rappresento: non li descrivo ma esprimo emozioni e idee ad essi associati. Nelle parole che uso per esprimere la mia vita sono nascoste moltissime risorse da utilizzare", conclude lo psicoterapeuta.

Roberta Ragni

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