Italia, benvenuti nel Paese delle (pari?) opportunità

immagine

Donne e diritti: poteva sembrare un capitolo chiuso, superato dalle conquiste che, secondo molti, hanno portato o porteranno a breve all’agognato sorpasso del gentil sesso (come avevamo annunciato nell'articolo Sesso debole a chi?) ma, purtroppo, in Italia questa sembra essere ancora solo un’utopia.

Proprio in questi giorni si fa un gran parlare. Il premier, Ruby, i gay.

E le donne.

Scivoloni, battute inopportune, scontri al Palazzo.

Ma le donne?

Il diritto al lavoro e alla parità salariale, il diritto all’istruzione e alla rappresentanza politica è solo un miraggio nel nostro Paese… E se siete fra le fortunate che non lo hanno ancora provato sulla propria pelle, potete sempre fidarvi e affidarvi alla classifica sul Gender Gap del World Economic Forum.

Lo studio, che misura il divario di genere in termini di opportunità, boccia le politiche di pari opportunità italiane: l'Italia delle discriminazioni è al 74esimo posto su 134 Paesi. Risultato sconfortante in una classifica che ci vede dopo il Malawi e il Ghana, a un passo dall'Angola e dal Bangladesh.

Nella classifica 2010 guidata dai paesi nordici, Islanda, Norvegia, Finlandia e Svezia, l'Italia è superata anche da numerosi Paesi in via di sviluppo come il Mozambico (22) o il Botswana (62), mentre tra i Paesi ad alto reddito in pochi fanno peggio dell'Italia, tra questi Malta (83), Giappone (94) e Arabia Saudita (129).

Osserva il Wef nel rapporto"L'Italia continua a risultare uno dei Paesi dell'Ue con il punteggio più basso ed è peggiorata ulteriormente rispetto all'anno scorso" che, ricordiamo, passa dal 72esimo posto al 74esimo di quest'anno. Sembra, insomma, che al peggio non ci sia mai fine.

Nel nostro paese istruzione, lavoro, salario, aspettativa di vita e influenza politica per le donne sono fattori tutt’altro che garantiti e a questo si deve aggiungere la mercificazione che il corpo dell'altra metà del cielo subisce ogni giorno attraverso i mezzi di comunicazione di massa, per non dimenticare la “sempreverde” piaga della violenza domestica.

Mi piacerebbe pensare che da questa desolante condizione si possa passare al riscatto. perché in un Paese dove esistono discriminazioni non esistono libertà.

E per arrivare alla libertà bisogna passare dall'auto-consapevolezza alla ribellione. E questa “fiamma” sembra veramente non esistere nel nostro Bel paese delle veline.

Manuela Marino