Il bimbo di due anni non si è risvegliato dopo il trapianto fallito. Avviate cure palliative. La madre chiede donazioni all'AIDO.
La storia del piccolo Domenico, appena due anni, ricoverato presso l’ospedale Monaldi di Napoli in seguito a un intervento di trapianto cardiaco non andato a buon fine, ha preso una piega drammatica. Quando i medici hanno interrotto la sedazione, speravano in un risveglio che non è mai arrivato. Nessuna reazione. Nessun movimento. Il bambino non ha ripreso conoscenza. Questa situazione ha portato a una scelta straziante ma necessaria: l’attivazione del protocollo di Pianificazione Condivisa delle Cure, un percorso legale che mira a impedire l’accanimento terapeutico di fronte a una prognosi ormai considerata senza speranze.
L’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, ha reso nota la decisione, precisando che la richiesta presentata ha ottenuto il via libera dalla struttura ospedaliera. Non si tratta di eutanasia, ha sottolineato, ma di una scelta che sposta il focus dalla ricerca di una guarigione impossibile verso il controllo del dolore e della sofferenza. Questo passaggio rappresenta un cambio radicale di prospettiva: non più terapie aggressive, ma un accompagnamento rispettoso della dignità del piccolo paziente.
Una madre straziata e l’invito a sostenere l’AIDO
Al capezzale del figlio rimane costantemente Patrizia Mercolino, la madre del bambino. Le sue parole, cariche di sofferenza ma prive di retorica, raccontano un dramma che non cerca riflettori. “Finché il suo cuore batte, io resto qui”, ha dichiarato in un’intervista televisiva, aggrappandosi a un filo sottilissimo di speranza. Ma ormai la realtà ha preso il sopravvento, e anche i due fratellini più grandi – di cinque e undici anni – hanno compreso che Domenico non farà più ritorno a casa.
Nelle ultime settimane, migliaia di persone hanno manifestato vicinanza alla famiglia, proponendo anche sostegno finanziario. Patrizia, tuttavia, ha preso una decisione netta: nessun contributo economico diretto alla famiglia. Il suo appello è chiaro: chi desidera essere vicino a lei e ai suoi bambini può farlo contribuendo all’AIDO, l’associazione italiana per la donazione di organi. Un gesto che trasforma la tragedia personale in un messaggio di solidarietà verso chi quotidianamente opera per salvare vite umane, come si sperava accadesse per il piccolo Domenico.
“Le sue condizioni peggiorano sempre di più. – racconta la mamma – Sono grata per tutto l’affetto ricevuto. Mio figlio adesso appartiene a tutti”.
L’indagine giudiziaria e i dubbi sul trasferimento dell’organo
Nel frattempo, sul fronte giudiziario la situazione si complica. A Napoli sei professionisti tra medici e personale sanitario sono finiti nel registro degli indagati con l’accusa di lesioni colpose gravissime. Al centro delle indagini c’è la fase più critica dell’operazione: il trasferimento del cuore prelevato da un piccolo donatore a Bolzano.
Dalle prime verifiche emerge che il danno all’organo potrebbe essere riconducibile all’impiego di ghiaccio secco al posto del ghiaccio normale durante la fase di conservazione nel trasporto. Un errore che, qualora venisse confermato, avrebbe danneggiato irreparabilmente il cuore ancora prima dell’operazione chirurgica. Anche la Procura di Bolzano ha avviato un’indagine autonoma per fare luce su ogni dettaglio della vicenda.
Nel frattempo, tutta la documentazione sanitaria è stata consegnata ai familiari e verrà analizzata da un esperto medico-legale. Mentre la giustizia fa il suo corso, nell’ospedale napoletano scorre un tempo dilatato e doloroso. Quello di una madre che veglia sul figlio, conta ogni suo respiro e si prepara a un distacco disumano da un bambino di appena ventiquattro mesi.