Stitichezza, la segale ci viene in aiuto

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Ah, grazie al cielo io non ho problemi, sono come un orologio svizzero!” “Beata te, io mi sento gonfia, stamattina non mi si allacciava la gonna”.

Sono discorsi da bar, da caffè mattutino con gli amici e i colleghi, da pausa sigaretta, da sala d’attesa del dottore. Quante volte avete sentito qualcuno lamentarsi della propria stitichezza, o ascoltarvi mentre vi lamentavate voi, della vostra?

Forse non sapete, però (e questa premessa è doverosa, nel rispetto di chi soffre sul serio!) che secondo gli studiosi ci si può definire affetti da stipsi solo quando le visite spontanee al cosiddetto “Trono” hanno una frequenza minore di 2 o 3 volte a settimana. Perciò se siete tra i fanatici della Stanza d’Oro che riescono a innervosirsi per una sola seduta saltata (può capitare!) smettetela di lamentarvi e cercate piuttosto di non trascurare il vostro stile di vita, il vostro umore e la vostra alimentazione: sono i 3 capisaldi per un rapporto sereno e duraturo col wc.

Ma ci sono soggetti, ahimè, per i quali fare attività fisica, bere tanta acqua, non ingozzarsi e cercare di stare tranquilli non è sufficiente. Sono persone che le hanno provate tutte: fumatori per disperazione, “analcolisti anonimi” dei frullati di kiwi, collezionisti di libri e riviste ammucchiati in bagno. C’è chi addirittura sta per farsi montare la parabola e un LCD nuovo per ingannare meglio l’attesa. Sono quelli a cui una volta a settimana scappa la lacrimuccia, un po’ di gioia, un po’ di dolore (con le sue relative conseguenze, ma ci sono rimedi naturali anche per questo). Per non parlare di mal di testa, insonnia, alitosi e flatulenze che inevitabilmente li colpiscono quando il loro corpo diventa un resort a cinque stelle per batteri di ogni genere.

Se vi siete riconosciuti in questo triste e sconsolante ritratto, siamo qui a darvi un’ultima speranza: un barlume di luce che viene dalla Finlandia e che riguarda la segale, uno dei cereali più sottovalutati della storia. Uno studio condotto a Helsinki e pubblicato sul Journal of Nutrition ha confermato infatti la validità di questo alimento nella lotta alla stipsi, al punto tale da renderlo efficace al pari, se non addirittura di più, dei lassativi comunemente in commercio.

I ricercatori hanno reclutato 51 adulti e li hanno divisi in 5 gruppi, a cui rispettivamente hanno somministrato, giornalmente, 240 grammi di pane di segale, una bevanda a base di latte, pane di segale e latte, pane bianco e i lassativi classici. Alla fine dello studio, l’unico gruppo a riscontrare benefici intestinali è stato il primo, quello che aveva assunto esclusivamente pane di segale, che ha fatto registrare un aumento del transito intestinale dal 23% al 41%.

Non male, vero? Significherebbe sedersi sul Trono quasi il doppio rispetto al solito. Questo perché la segale contiene (oltre a carboidrati, sali minerali, vitamine e proteine) anche molte fibre, e detiene l’esclusiva sulla lisina, un amminoacido assente negli altri cereali. Grazie inoltre ai suoi polisaccaridi arabinoxilani, le fibre della segale vengono fatte fermentare dai batteri presenti nel colon, inducendo le tanto sospirate contrazioni che accelereranno il transito di tutto il materiale in eccesso che, volenti o nolenti, dobbiamo eliminare.

La segale, poi, non è solo efficace contro la stipsi: è anche depurativa, ricostituente ed energetica, e in più stimola la circolazione, contrasta l’invecchiamento, protegge il fegato. E per finire, è anche il meno calorico tra i cereali (perfetta nelle diete!).

Quanto fosse utile la segale lo dovevano sapere bene già i Celti e i Germani, che ne facevano largo uso migliaia di anni fa, trasmettendo questa buona abitudine fino ad oggi: nei paesi di cultura tedesca, infatti, la segale è ancora molto utilizzata (in Italia ne troviamo prova facendo una gita in SudTirol). Gli antichi Romani, invece, non ne apprezzavano il retrogusto amarognolo: e in effetti tanto leggiadri non ci sono mai sembrati, ma ora sappiamo che, oltre che carpe diem, tempus fugit, sarebbe stato utile tramandarci anche il motto carpe segalem, tronus fugit.

Marina Piconese