Agricoltura biologica: sono davvero meglio i cibi biologici?

immagine

I prodotti biologici non sono migliori di quelli tradizionali dal punto di vista nutritivo, né presentano vantaggi sul piano della salute. Questi i risultati di un clamoroso studio effettuato da un gruppo di ricercatori dell'americana Stanford University, guidato da Dena Bravata, e pubblicato sulla rivista Annals of Internal Medecine.

"Non esistono quasi differenze tra prodotti alimentari coltivati biologicamente e quelli tradizionali", spiega qui la studiosa che rivoluziona il mito dell'agricoltura biologica. Questa la conclusione a cui è giunto il team dopo aver esaminato 17 studi sugli esseri umani e 223 sui livelli di nutrienti e di contaminanti negli alimenti. Nessuna differenza significativa è stata riscontrata nella popolazione in base alla tipologia di alimento per quanto riguarda affezioni allergiche, eczema, respiro sibilante, sensibilizzazione atopica, infezioni da Campylobacter o da eschericha coli.

"Due studi hanno riportato significativi livelli inferiori di pesticidi nelle urine dei bambini che consumano cibo biologico rispetto a quelli che consumano cibi tradizionali, ma l'analisi dei livelli di biomarcatori e di nutrienti in urine, latte materno e sperma negli adulti non ha identificato differenze clinicamente significative", si legge nell'abstract.

Ma nel 7% dei campioni di prodotti bio sono state riscontrate tracce di pesticidi, presenti invece nel 38% dei campioni di prodotti coltivati in maniera tradizionale.

Così, anche se gli studiosi di Stanford sottolineano che questi dati non costituiscono un pericolo per la salute, con il livello dei residui al di sotto della soglia minima consentita dalla legge, sarebbe bene ricordare che i cibi biologici offrono molti benefici: sono prodotti senza inquinare o contaminare la natura con additivi chimici o di sintesi, non sfruttano intensivamente il bestiame, rispettano il ritmo delle stagioni e della rotazione dei terreni, vengono rigidamente sottoposti al controllo di appositi enti certificatori. Non basta forse tutto questo per continuare a sceglierli?

Roberta Ragni