Zucchero vs dolcificanti: tutti i pro e i contro

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Se siete convinte che per perdere peso la strada migliore sia la lotta allo zucchero, eccovi svelati tutti i segreti dei dolcificanti, sostituti e antagonisti dei candidi granelli o delle “sfrontate” zollette.

Per migliorare il gusto di molti alimenti, l’uomo utilizza d a molti secoli dolcificanti sia naturali che sintetici. Il saccarosio, comunemente chiamato zucchero, è il dolcificante più usato. Il suo utilizzo può rientrare in qualsiasi dieta bilanciata in quanto è una fonte importante di energia, è facilmente metabolizzato e depositato nei tessuti. Il saccarosio è immune da rischi nutrizionali e tossicologici. Nella dieta, il saccarosio, deve essere introdotto in quantità tali da non provocare scompensi nutrizionali. Nel diabete mellito, se non correttamente dosato, può interferire nel mantenimento dei corretti valori glicemici ed è chiaramente sconsigliato in dosi eccessive nelle diete ipocaloriche volte alla lotta dell’obesità.

I dolcificanti possono essere di due tipi: sintetici o naturali. Alla famiglia dei dolcificanti naturali appartengono il sorbitolo, lo xilitolo e il mannitolo, forniscono 2/4 calorie per ogni grammo di prodotto utilizzato, contro le 4 calorie per grammo del saccarosio: non causano carie per questo, soprattutto lo xilitolo, e viene utilizzato per la produzione di gomme da masticare.

Un’altra interessante alternativa è il fruttosio che possiede un alto potere dolcificante, superiore al saccarosio ma con le stesse calorie per grammo. Tutti gli edulcoranti naturali possono avere effetto lassativo, quindi occhio alle etichette in quanto (per ovvi motivi) è utile non eccedere le dosi consigliate.

I dolcificanti sintetici possiedono un elevato potere dolcificante, proprio per questa caratteristica sono utilizzabili in quantità modestissima. I più utilizzati sono: aspartame, ciclamato, acesulfame saccarina. Sostituire il saccarosio con i dolcificanti sintetici può essere utile per i diabetici, le persone in sovrappeso e per prevenire la carie. Alcuni studi ritengono che il loro utilizzo sia dannoso: l’EFSA , l’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare, tiene a sottolineare che se il consumatore non assume più di 40 mg/Kg di edulcoranti sintetici al giorno non sussiste alcun pericolo per la salute.

Gli esperti dell’INRAN, Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione, raccomandano di non somministrare dolcificanti sintetici ai bambini sotto i 3 anni e alle donne in gravidanza questo perché contengono una fonte di fenilalanina (aminoacido aromatico, contenuto in molte proteine animali e vegetali, che nell’organismo viene utilizzato per la sintesi della tiroxina e delle catecolamine) che non dovrebbe essere assunto da chi è affetto da fenilchetonuria (malattia congenita dovuta a una deficienza di un enzima deputato alla metabolizzazione della fenilalanina).Un accumulo di fenilalanina può causare: ritardo mentale con varie manifestazioni neurologiche (ipercinesia, epilessia, microcefalia, eczema, pigmentazione chiara e un sudorazione abbondante). La fenilchetonuria è una patologia, che può essere trasmessa per via genetica, si presenta in due forme: una leggera (in cui il paziente tollera modeste quantità di fenilalanina), una grave (in cui la tolleranza alla fenilalnina diminuisce all’aumento dell’età).

Ma cerchiamo di conoscere meglio alcuni dei dolcificanti sintetici più diffusi in commercio.

L’aspartame presenta delle qualità organolettiche simili allo zucchero, ed è 200 volte più dolce. Si tratta di una proteina che fornisce un modesto apporto calorico (4 Kcal/g). sottoposto a cotture con elevate temperature (forno e fritture). L’aspartame, a dosi superiori 30mg/Kg, può causare un aumento dei casi di cefalea. La metabolizzazione dell’aspartame può portare alla formazione di metanolo ma in quantità tali da non causare preoccupazioni. Altri effetti collaterali conosciuti sono: angioderma, orticaria, panniculite nodulare. Contiene fenilalanina.

Il ciclamato è impiegato da oltre 30 anni nella preparazione di cibi dietetici e soft drinks, ha un potere calorico 50 volte superiore al saccarosio, ed è spesso associato alla saccarina per aumentarne il gusto. I ciclamati sono eliminati principalmente dal rene e in misura minore dall’intestino; una parte, circa il 30%, viene metabolizzata in cicloesamina, tale metabolita ha dimostrato di provocare cancro nella vescica dei ratti. Per tale motivo la FDA americana lo ha proibito, dal 1987 in tutto il territorio degli Stati Uniti. Numerosi studi, effettuati successivamente, tendono a dimostrare che questa carcinogeneità è specifica per il ratto, poiché questa specie animale metabolizza il ciclamato differentemente dall’uomo. La FAO/WHO, dopo aver preso visione di tutti gli studi effettuati, ha raccomandato di non superarne una dose giornaliera, espressa come acido ciclamico, pari a 0-11 mg/kg. I ciclamati possono inoltre causare: dermatite, prurito, eczema e fotosensibilizzazione.

La saccarina ha un potere dolcificante 500 volte superiore al saccarosio. La saccarina, messa in commercio già dai primi del ‘900, è una sostanza chimicamente stabile, quindi può essere impiegata in bevande e in cibi sottoposti a cottura. La saccarina non viene metabolizzata dall’organismo e viene eliminata principalmente con le urine. L’uso della saccarina è approvato dalla FDA degli Stati Uniti ma non dalla Canadian Healath Protection Agency. Nei bambini, nutriti con latte dolcificato con saccarina, sono stati segnalati alcuni casi di ipersensibilità, le manifestazioni riscontrate sono: ipersensibilità generalizzata, insonnia e altri sintomi neurologici (ipertonia, strabismo); i sintomi diminuiscono quasi completamente sospendendone l’uso. L’American Medical Association raccomanda di limitarne l’uso nei bambini e nelle donne in gravidanza. Recenti studi hanno evidenziato che la saccarina nel ratto, somministrata in dosi superiori all’ 1% in peso, può provocare cancro alla vescica. Altri studi hanno dimostrato che i meccanismi che provocano la comparsa del tumore nel ratto non possono essere applicati alla nostra fisiologia, evidenziando che non vi sono, nell’uomo, correlazioni dirette di comparsa del tumore e assunzione di saccarina. È possibile che la saccarina possa promuovere tumori in presenza di altre sostanza carcinogene. La saccarina in alcuni rari casi può determinare: manifestazioni allergiche, orticaria, prurito, dispnea, diarrea, tachicardia ed eruzioni cutanee con papule. È consigliabile non superare la dose di 0-2,5 mg/kg.

L’utilizzo degli edulcoranti sintetici deve essere considerato solo in particolari stati patologici o per determinate diete, facendo attenzione a non superare, per ogni sostanza, la dose giornaliera accettabile (DGA). L’utilizzo saltuario o in modeste quantità, di dolcificanti sintetici, è considerato generalmente sicuro. Una corretta informazione ci rende comunque liberi di scegliere consapevolmente… dunque, a ciascuno l’ardua sentenza.

Manuela Marino