Cibo-spazzatura: è allarme dipendenza

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Che caramelle, merendine, hamburger e patatine fossero cibo-spazzatura era palese, ma che questi creassero vera e propria dipendenza non così scontato.

A lanciare l’allarme è David Kessler, ex commissario della Food and drug administration e professore di Harvad. Lo studioso, nel suo scritto “The end of Overeating” – tradotto “La fine dell’abbuffata” – accusa l’industria alimentare di utilizzare, in maniera eccessiva, sale, zuccheri, grassi, additivi e aromi, tutti ingredienti che rendono gli alimenti più gustosi e appetibili al palato del consumatore, tanto appetibili da non poterne più fare a meno.

Ecco così che nelle crocchette di pollo dei fast food americani (e in Italia?) finisce una quantità considerevole di sale, idrolizzati della proteina di soia e sodio fosfato per fare aumentare la carne di volume e renderla più morbida. Ed ancora, cristalli di sciroppo di granturco per renderla più dolce, lievito per aggiungere sapore e olio di semi di soia per renderla più croccante in fase di frittura. Secondo Kessler tutti questi accorgimenti stimolerebbero il nostro cervello fino a creare una vera e propria dipendenza, come quella da alcol e droga.

A dimostralo anche una ricerca dell’Istituto Scripps di Jupiter, in Florida, pubblicata a marzo scorso sulla rivista Nature Neuroscience, che ha provato come i cibi supercalorici ricchi di zuccheri e additivi possano scatenare nel cervello meccanismi simili a quelli attivati da altre forme di dipendenza. I ricercatori Paul Johnson e Paul Kenny hanno trasformato topi di laboratorio in consumatori compulsivi di cibo-spazzatura, constatando che, come in altre forme di addiction, anche in questo caso si indebolisce l’attivazione dei circuiti cerebrali della ricompensa, che normalmente scattano immediatamente quando si vive un’esperienza piacevole.

Nello specifico, i topi sono stati nutriti, oltre che con la loro dieta usuale, con spuntini a base di dolci, cioccolato, salsicce e bacon. In poco tempo i ratti hanno cominciato ad ingrassare e la loro sensibilità alla ricompensa si è ridotta notevolmente, rivelando una forte forma di dipendenza dai cibi offerti, tanto forte che neanche una scossa elettrica riusciva a tenerli lontano dal pasto. Ci sono volute ben due settimane dal ripristino della dieta usuale affinché si riattivasse nel cervello il meccanismo della gratificazione.

Tutto questo avviene perché il cibo, stimolando il meccanismo della gratificazione, diventa una fonte importante di piacere: consumando in maniera continuata il junk food infatti i circuiti del cervello si adattano e la soglia del piacere si alza sempre più. Ciò spiega perché si entra in fasi di totale dipendenza con, in casi di privazione, vere e proprie crisi di astinenza.

Fabrizio Giona